(Andrea Colombo)
Politica

Il Decreto Rilancio non fa nulla per l'aviazione civile

Due gli errori clamorosi nelle 400 pagine del decreto che avrebbe dovuto aiutare uno dei settori più penalizzati dall'epidemia. Ed invece nulla di tutto questo

Lasciate ogni speranza aviatori italiani, anche in questo Decreto rilancio non c'è alcun provvedimento in grado di aiutare fattivamente la nostra aviazione civile. Due gli errori madornali fatti dal governo e segno che nessuno ha la minima idea di come funzioni il comparto. Il primo: tra pagina 336 e pagina 338, dove si parla di trasporto aereo, non compare una sola misura a favore dell'aviazione generale, cioè la base dell'aviazione, quella dei piccoli aerei, senza la quale non esiste neppure quella commerciale. Nulla per le scuole di volo ferme da tre mesi, nulla per le officine, per i centri di formazione né per i costruttori di velivoli leggeri, categoria nella quale siamo per numeri terzi esportatori al mondo dopo Usa e Repubblica Ceca. Secondo errore: sono stati stanziati 130 milioni di euro soltanto per gli operatori con Certificato di Operatore Aeronautico e flotte con aeromobili oltre i 19 posti, ovvero cinque compagnie aeree, due delle quali decotte e tecnicamente fallite, che con 26 milioni ciascuna non arrivano neppure a chiudere i buchi di bilancio. Un'occasione persa per togliere la tassa sul lusso messa da Monti e mai tolta, fardello che ha portato all'emigrazione delle nostre flotte all'estero senza farci incassare quanto previsto, oppure per rivedere i meccanismi di canoni e concessioni demaniali sugli aeroporti italiani. Ma anche occasione perduta per allineare i programmi di studio degli istituti tecnici con indirizzo Trasporti a quelli europei per il rilascio delle Licenze di manutenzione aeronautiche, in modo che giovani ventenni potessero essere assunti subito, mentre invece continueranno a dover attendere altri tre anni di formazione presso altre scuole, una caratteristica tutta italiana per la quale francesi e tedeschi ci considerano degli idioti. E ci guadagnano.


(Andrea Colombo)


Eppure basterebbe copiare. Da sessantotto anni nel Wisconsin (Usa) si svolge la più grande manifestazione aerea del mondo. Si chiama Airventure, dura una settimana di luglio e attira 10.000 aerei e 600.000 visitatori da tutto il mondo. Ebbene, il primo maggio scorso è stata annunciata la sua cancellazione a causa della pandemia di Coronavirus, segnalando la perdita di circa 170 milioni di dollari di attività economica che colpirà cinque contee. Immediatamente il governo Usa ha esteso anche all'aviazione generale i sostegni che da due mesi già elargisce a quella commerciale, qualcosa come 205 miliardi di dollari, che ora non finiscono soltanto ai grandi costruttori di aeromobili con sedi negli usa come Boeing, Embraer, Bombardier, Honda, Cirrus, Piper e Textron Cessna. Ma aiuteranno a sostenere produttori di motori, eliche, strumenti e servizi. Perché soltanto il pensiero che i piloti privati americani smettano di volare, quindi di pagare l'affitto dell'hangar, l'assicurazione, il carburante, la manutenzione e quant'altro dell'indotto, causando a catena una perdita sulla formazione di nuovi piloti per l'aviazione commerciale che si sta risvegliando in questi giorni, ha fatto saltare sulla sedia tre quarti del Senato di una nazione nella quale le spese per l'aereo privato usato per lavoro si scaricano completamente dalle tasse. Chi invece ha dimostrato grande attenzione al comparto della piccola aviazione durante la pandemia è stata Enac. Sollecitata da operatori del settore e dall'associazione italiana piloti e proprietari di aerei (Aopa) ha saputo intervenire con provvedimenti precisi allungando la validità di certificati e abilitazioni, ha emesso comunicazioni precise ed ha presentato alla politica quanto era necessario fare perché da domani scuole di volo e officine potessero rimettere gli aeroplani in linea di volo. Ma fosse stato per il governo giallorosso nulla. Da noi esiste soltanto Alitalia. Anzi, il suo eterno conto in rosso.

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