Il caso Autostrade ancora in alto mare; ma da due anni il governo dice in contrario
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Il caso Autostrade ancora in alto mare; ma da due anni il governo dice in contrario
Politica

Il caso Autostrade ancora in alto mare; ma da due anni il governo dice in contrario

Soluzioni annunciate e mai realizzate, ultimatum per la revoca ad Atlantia che ormai sono così numerosi che non spaventano nessuno

"Oggi il governo ha formalmente inoltrato ad Autostrade per l'Italia la lettera di contestazione che avvia la procedura di caducazione della concessione". È il 17 agosto 2018. Sono passati appena tre giorni dal crollo del Ponte Morandi di Genova e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte mostra i muscoli davanti la famiglia Benetton che, attraverso Atlantia, controlla Autostrade per l'Italia. E forse, fosse stata fatta allora, sull'emozione della morte di ben 43 persone, la revoca della concessione sarebbe stata accettata perfino dagli azionisti di Autostrade, alla luce anche delle notizie sulla scarsa manutenzione dell'intera rete. Invece il governo ha scelto una strada formalmente più corretta ma più impervia: ha preso tempo cercando una soluzione che avrebbe dovuto accontentare un po' tutti, rispettando le regole del mercato e senza scaricare sui contribuenti i costi di un eventuale contenzioso con i Benetton. Così il caso Autostrade si è ingarbugliato. Il governo ha continuato a minacciare la revoca (vedi video del 20 febbraio scorso) ma di fatto ha accettato di avviare una trattativa con Atlantia. E intanto ha lasciato trascorrere più di due anni dalla tragedia senza arrivare a una conclusione della vicenda.

Le ultime tappe ruotano intorno a una manciata di date.

Il 14 luglio Atlantia accetta una serie di richieste del governo: la principale è la cessione di Autostrade alla Cassa depositi e prestiti "a condizioni di mercato".

Nella seconda parte di luglio Cdp presenta ulteriori richieste, tra cui quali la manleva: prevede che Atlantia mantenga la responsabilità anche per i danni indiretti relativi al crollo del ponte di Genova e non solo quelli diretti.

Il governo impone un ulteriore ultimatum ad Atlantia per il 30 settembre.

Il 29 settembre si svolge il consiglio di amministrazione di Atlantia e al termine della riunione la società invia una lettera al governo in cui si respingono le richieste avanzate dalla Cdp: nella missiva Atlantia conferma la volontà di cedere Autostrade a Cdp attraverso un'operazione di mercato, ma definisce "inaccettabile" la manleva come parte dell'accordo. Per la società dei Benetton bastano i 3,4 miliardi di risarcimenti che sono stati già stabiliti. Ma, replicano alla Cdp, questi sono i danni diretti, non quelli indiretti. E la Cdp non può fare un'operazione con i soldi del risparmio postale degli italiani con il rischio di subire la richiesta di risarcimenti miliardari.

Il 30 settembre il governo risponde con un nuovo ultimatum: un consiglio dei ministri verrà convocato entro 10 giorni e se Atlantia non torna sui suoi passi sarà revoca.

Insomma, una situazione estremamente confusa dove non si capisce più chi ha ragione e chi no. C'è chi sostiene che il governo si è infilato in una trappola e che Atlantia sta prendendo in giro gli italiani usando ogni mezzo giuridico a sua disposizione. I difensori del mercato, come l'Istituto Bruno Leoni, accusano invece il governo di violare le regole del gioco: "Il governo sta giocando due parti in commedia. O, meglio, sta recitando un terzo ruolo, che normalmente non ci si aspetta da parte di chi è tenuto a garantire il rispetto dei diritti civili ed economici anziché calpestarli. Il governo si sta comportando come chi ritiene che una parola gentile e una pistola sono meglio di una parola gentile soltanto".

Certamente l'Italia si è infilata in un ginepraio, dovendo da un lato rispettare l'impegno di "punire" i Benetton facendoli uscire dall'azionariato di Autostrade, vista la fine del rapporto fiduciario alla base della concessione, e dall'altro tutelare gli azionisti della società e rispettare le regole internazionali del mercato. E mentre il governo sembra ormai deciso a intraprendere la strada della revoca più annunciata della storia, Atlantia insiste su un punto, che la cessione di Autostrade avvenga con "un'operazione di mercato, a garanzia di tutti gli stakeholder di Atlantia e di Autostrade, inclusi gli investitori retail e istituzionali, nazionali e internazionali". Un bel dilemma giuridico per l'avvocato Conte.

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