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Politica

Dpcm anti-Covid: 135mila famiglie numerose sono discriminate e già in lockdown

Succede a chi ha 4 figli e quindi, con un totale di 6 persone in casa non può incontrare nessuno

Il nuovo Dpcm presentato domenica sera in diretta televisiva da Conte - ma in realtà anche molti dettagli e "raccomandazioni" di quello precedente di qualche giorno prima - non tiene conto e anzi pone le basi per una vera e propria discriminazione delle famiglie numerose, costrette de facto ad un nuovo lockdown.

In Italia, infatti, secondo l'ultimo censimento risalente a quasi dieci anni fa, ci sono ben 133.281 famiglie con quattro o più figli. Secondo dati più recenti, riportati dal Rapporto "Popolazione e Famiglie" dell'Istat e pubblicato nel 2018 – riferiti al biennio 2016/2017 – su un totale di quasi 25 milioni e 500mila famiglie in tutta Italia, il 5,3% di esse sono formate da cinque o più componenti, ovvero più di 135mila famiglie.

Già il penultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, in vigore dallo scorso 14 ottobre, pur con la precisazione dello stesso Conte di "non inviare la polizia a casa", raccomandava a tutta la popolazione italiana di non creare assembramenti all'interno delle abitazioni con più di 6 persone non conviventi. Quel "non conviventi" voleva forse essere uno specchietto per le allodole e rassicurare così le famiglie numerose sulla possibilità – ovviamente! – di stare tutti insieme a pranzo e cena, ma in realtà già rappresentava un'imposizione morale per oltre 135mila famiglie.

È vero, infatti, che le Forze dell'Ordine non hanno e non avranno alcun compito né diritto di controllare o impedire riunioni familiari o con persone anche estranee al nucleo familiare, ma è indubbio che il panico da contagio e la caccia all'untore che si è già scatenata negli scorsi mesi porta le persone – e in questo caso le famiglie numerose – a sentirsi gli occhi puntati addosso se si dovessero permettere di invitare anche solo uno o due parenti a casa o, viceversa, a sentirsi costretti a rifiutare un invito del genere per paura di essere considerati dei "criminali" irrispettosi delle regole o anche solo dei "suggerimenti" imposti dal Governo. Non vige alcuni divieto de jure, infatti, di recarsi – per una famiglia numerosa – a casa di qualche parente o amico, ma già i soli sguardi accusatori dei vicini di casa rappresenterebbero una vera e propria discriminazione e un motivo per starsene a casa, in un vero e proprio lockdown cucito sulle spalle delle famiglie con molti figli.

Un lockdown de facto abbiamo detto, ma la discriminazione corre anche sui binari della legge , perché il nuovo Dpcm, infatti, prevede il divieto, nei ristoranti, di avere tavoli con più di sei clienti. Il testo varato il 18 ottobre e in vigore dal giorno seguente, al punto numero 8 integra il precedente Decreto del 13 ottobre (e in vigore dal 14) con i seguenti dettagli: "le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentire dalle ore 5.00 sino alle ore 24.00 con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo". Una vera e propria dittatura legale contro le famiglie con molti figli, dunque, che potranno quindi dimenticarsi di andare a pranzo o a cena fuori o di festeggiare tutti insieme un compleanno o una ricorrenza in qualsiasi posto che non siano le quattro mura domestiche dove proprio le famiglie numerose sembrano destinate a rinchiudersi in un secondo lockdown che, almeno per loro, è già iniziato.

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Jacopo Coghe