crisi di governo
(Ansa)
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Politica

Si tratta su programmi, nomi e veti. E il tempo passa

Il tavolo della trattativa prosegue domani ma la soluzione sembra tutt'altro che a portata di mano

Per raccontare la puntata di oggi di questa assurda crisi di Governo bisogna per forza partire dall'unica cosa certa: la soluzione del caso è ancora lontana e difficilmente domani Roberto Fico potrà salire al Quirinale e dare sicurezze al Presidente della Repubblica.

Il tavolo tecnico tra i rappresentanti dei partiti della (vecchia e nuova) maggioranza infatti fa segnare qualche passo in avanti ma di certo siamo lontani dall'accordo totale. Tutti a riposare alle 21, domani alle 9 si torna al tavolo.

Verrebbe da dire che oggi magari si sono limitati ciascuno ad elencare i temi di cui, come ha detto Crimi, «non si deve parlare, perché troppo divisivi». Inutile dire che i grillini oltre al Mes tra i dogmi intoccabili avrebbero inserito la presidenza per Giuseppe Conte e il Reddito di Cittadinanza. Immaginiamo allora che Italia Viva, con Renzi a coordinare tutto via telefono, abbia detto no a Bonafede ed alla visione della giustizia dei grillini proponendo sul tema una apposita Bicamerale. Come no alla revoca per Autostrade (inutile dire che malgrado gli annunci trionfali di luglio sia tutto assolutamente come prima), come no ai banchi a rotelle (facendo vedere come in alcune scuole del Veneto siano stati messi in magazzino perché fanno venire il mal di schiena agli studenti) ed alla scuola by Azzolina e no ad Arcuri, il super commissario dei super fallimenti.

Gli altri, Leu, Costruttori vari e Pd a tacere, ad osservare i due litiganti, in silenzio, passivi, come dall'inizio di questa partita. Tanto per loro l'importante è partecipare (e non andare a votare). Ovviamente come ogni crisi che si rispetti, anche se «non si dovrebbe parlare di nomi» e «non è una questione di poltrone» impazza il toto-ministri.

Rumors di ogni tipo: Di Maio al Viminale (terzo ministero in due anni e mezzo, complimenti), Zingaretti al Lavoro (e per lui sarebbe la terza occupazione dopo quella di Governatore del Lazio e Segretario del Pd), Maria Elena Boschi ai Trasporti (per la gioia di Di Battista, Lezzi, Morra e gli altri grillini duri e puri. Ormai dei panda in via d'estinzione), Sileri alla Salute mentre per l'Economia tra mille voci c'è chi sogna Draghi (il nome giusto per ogni incarico in questi giorni).

La realtà è che dal giorno delle dimissioni delle ministre di Italia Viva, era il 13 gennaio, sono passati 20 giorni, tre settimane buttate via come se avessimo tempo a disposizione.Invece siamo in ritardo sui vaccini, oggi ad esempio nulla si sa di come organizzare la vaccinazione agli under 55, gli unici per cui l'Aifa ha approvato quello di AstraZeneca mentre il sito della Regione Lazio è andato subito in tilt non appena c'è stata la possibilità per gli over 80 di prenotarsi.

Dicono tutti che bisogna fare in fretta. Lo dicono da giorni prima di rinviare tutto al domani.

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