Giuseppe Conte
(Ansa)
Giuseppe Conte
Politica

Conte ha il mano i 5 Stelle ma ha paura di Grillo. E tutto resta come prima

Un partito a brandelli ha vissuto il giorno più lungo con il rischio dell'addio dell'ex premier. Ma non cambia nulla

L'immagine che il Movimento 5 Stelle regala di se a fine giornata è quella solita, con tutta la famiglia al completo; c'è Conte, c'è Grillo, c'è ancora un Movimento o partito. Ma non bisogna farsi ingannare da quello che vedono gli occhi. Quella che si vede è la classica quiete prima della tempesta, il classico tappeto sotto cui nascondere la polvere. In questo caso poi è polvere da sparo.

La situazione in casa grillina infatti è stata esplosiva forse come non mai e davvero il Movimento è stato ad un passo dalla sua fine.

Gli schiaffoni pubblici di Grillo a Conte di ieri davanti a senatori e deputati non potevano infatti passare come acqua fresca. L'ex premier sarebbe stato vicino infatti a lasciare tutto e tutti. Troppa la distanza con l'ultimo dei padri fondatori, troppo dure e pubbliche le accuse a lui rivolte per pensare di poterle sanare, troppo rischioso gestire un partito in una diarchia con Grillo. E così tutti questi pensieri stavano portando l'avvocato del popolo all'addio. Un pensiero che ha gettato nel panico quello che resta della truppa parlamentare pentastellata.

Da ieri sera le chat interne e quelle con amici e giornalisti ribollono di frasi, audio che non lasciano dubbi e spazio ad interpretazioni. In molti sono riconoscenti ancora a Grillo («politicamente è stato lui ad aprirmi gli occhi - dice un senatore - ma oggi è instabile, cambia idea troppo repentinamente… è pericoloso»), altri sono molto più pesanti e diretti (si arriva persino agli insulti).

La sostanza è che la stragrande maggioranza dei parlamentari abbia di fatto abbandonato il comico ligure per salire sul carro dell'ex premier per una semplice questione di sopravvivenza politica. Non fatevi ingannare, lo Statuto non c'entra nulla. Lo spartitraffico tra grillini e contiani è uno solo: Grillo è per la conferma del limite dei due mandati, che porterebbe alla mancata futura riconferma del 70% degli attuali parlamentari; Conte questo limite vorrebbe eliminarlo dando così la possibilità di rimanere in politica a vita…

La preoccupazione sul tema è così elevata che nel giorno della possibile esplosione finale dal territorio penta stellato sono partiti messaggi, appelli, richieste di aiuto ed offerte verso ogni altro schieramento politico; qualcuno ha guardato alla Lega, altri al Pd, pochi persino a Renzi; c'è stato persino qualcuno che ha inviato ramoscelli d'ulivo a Fratelli d'Italia. Va bene tutto, pur di restare in Parlamento.

Resta solo da capire come mai oggi Conte non abbia fatto il grande passo: mollare Grillo e rubargli il partito.

Nel momento della fine del suo governo bis erano in molti a parlare di un suo partito, dove convogliare il preziosi consenso personale di cui, stando ai sondaggi, godeva nel paese. Non se ne fece nulla. Oggi con un Grillo mai così in difficoltà ed isolato avrebbe avuto gioco facile a prendersi il M5S ed eliminare l'unico ed ultimo avversario interno. Invece ha esitato ancora, si dice per riconoscenza verso colui che alla fine ha creato tutto questo. Ma anche la riconoscenza ha un limite.

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