negozi dpcm covid
(Ansa)
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Politica

Chi apre e chi chiude. Quanto caos per i negozi e le attività nell'ultimo Dpcm

Parrucchieri si, estetisti no, bar chiusi ma aperti se con i tabacchi. L'ultimo provvedimento del governo crea confusione e rabbia tra i commercianti

Pur con tutta la comprensione per le difficoltà di un governo che deve frenare la circolazione di un virus terribile ma allo stesso tempo non vuole strangolare l'economia, bisogna riconoscere che l'elenco di attività commerciali consentite nelle zone rosse, pubblicato nell'ultimo Dpcm, lascia qualche perplessità. A iniziare dalla sua lunghezza, forse eccessiva: va bene tenere aperti negozi alimentari, edicole, cartolerie, farmacie, tabacchi e ferramenta, ma perché anche abbigliamento per bambini, calzature per bambini, ottici, fiorai, librerie, informatica, giocattoli, cosmetici, articoli sportivi, auto e moto? Il risultato è di creare delle disparità con chi deve restare chiuso e favorire una sorta di concorrenza sleale. Chi per esempio ha un negozio di calzature per adulto vedrà i suoi potenziali clienti dirigersi verso una catena di articoli sportivi, dove possono trovare scarpe in quantità. Lo stesso vale per chi vende abbigliamento per uomo o donna: nei negozi di articoli sportivi si trovano infatti maglioni, camicie, pantaloni, giacconi. E chi invece gestisce un negozio che vende sia abbigliamento per adulto sia per bambino? Divide il negozio in due zone e ne tiene aperta una sola? E il barista che vende sigarette non risulta avvantaggiato rispetto al bar senza tabacchi?

Ancora più stridente il caso dei parrucchieri, che possono restare aperti, e i centri estetici, chiusi. A parte il fatto che molti parrucchieri hanno nei loro locali un'area dedicata ai trattamenti estetici, che dovrà essere chiusa, le due attività sono molto simili per livello di contatto tra lavoratore e cliente e non si capisce bene perché una può continuare a esercitare la sua attività e l'altra no. Secondo la Confartigianato si rischia anche di favorire il lavoro nero di manicure che magari vanno a casa delle clienti violando le norme del Dpcm.

Non si capisce inoltre perché le librerie possono restare aperte e le biblioteche e i musei no. O perché devono chiudere le porte i circoli culturali e sportivi di paese, che tra l'altro non ricevono alcun sostegno da parte dello Stato. Giocare a bocce è così pericoloso?

Certo, la situazione sul fronte sanitario è durissima. E forse non si poteva fare di meglio. Il risultato però sarà che alla fine le catene della grande distribuzione e dello sport subiranno meno colpi, mentre tanti negozi non ce la faranno a riaprire. Svuotando ancora di più i centri cittadini.

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