Becchetti: «Serve un paese con una visione per i giovani»
Becchetti: «Serve un paese con una visione per i giovani»
Politica

Becchetti: «Serve un paese con una visione per i giovani»

A pochi giorni dal voto il candidato della Lega parla delle sue idee rivolte soprattutto ai giovani, al mondo di domani. Per i figli nostri (e anche per i suoi)

«Siamo in una bella campagna elettorale, complicata ma interessante perché c'è poco tempo e bisogna concentrare in poche settimane le energie per dare informazioni di sostanza di programma, di cose che devono essere fatte, di cose che vogliono essere fatte agli elettori, soprattutto un programma credibile, che dica cose che si possono veramente fare, perché dire cose che non si possono fare mi sembra un comportamento poco serio»

Mancano 10 giorni al voto e per molti candidati alla fine di una estate di lavoro e non di vacanze. Malgrado tutto Alfredo becchetti, candidato per la Lega, notaio romano molto conosciuto nella capitale, non pare troppo dispiaciuto di aver «sacrificato» luglio, agosto e settembre per una battaglia politica.

La gente che ha incontrato e sta incontrando a cosa è interessata maggiormente?

«In questi momento due temi: il costo delle bollette e dell'energia. fanno anche tutti un po' confusione fra l'attività che può svolgere il governo, che è la tenuta economica e ridurre il più possibile il costo delle bollette, e il costo generale dell'energia; sono due competenze diverse: la prima spetta allo Stato e una ce l'ha l'Europa, quindi noi stiamo denunciando la lentezza dell'Europa e di una parte del governo. L'altro argomento è la tassazione, la pressione fiscale perché per quanto oggi ci sia il tentativo di ricorrere alle emergenze (sull'energia, sulla sicurezza, sulla lentezza della burocrazia...) il tema del fisco troppo pesante, unita alla paura che arriveranno altre cartelle da parte dell'agenzia dell'entrate, è una preoccupazione molto forte per tutte le famiglie. La paura, dopo questo periodo difficile di pandemia e di economia di guerra, porta i cittadini a chiedere di fare un intervento forte sulla tassazione soprattutto sul costo del lavoro per favorire imprese e dipendenti».

Cosa bisogna fare per i giovani, cosa serve secondo lei?

«Serve innanzitutto non trattarli come merce di scambio politico elettorale, ma ricordare che sono il presente di questo paese. Pensare che i giovani siano il futuro è un errore: i giovani rappresentano il presente perché sono la mente che vive in questo tempo. E a loro bisogna dare risposte, ma non solo. Bisogna dare una visione. La mia certezza è che molte delle scelte propinate ai ragazzi siano scelte di medio o breve periodo, mentre loro hanno una visione del mondo di lungo periodo perché pensano al loro futuro, e quindi dobbiamo dargli la possibilità di pensare che l'Italia crescerà economicamente, per farlo diventare un paese di alto livello internazionale, dove ci saranno possibilità di investimento e di lavorare. Quindi ci vuole mobilità e capacità di produrre posti di lavoro, bisogna fare programmazione di che tipo di lavoratori servono. I lavoratori che servono sono quelli che si formano oggi, quindi se domani avremo necessità di tecnici o infermieri o medici dobbiamo operare per rispondere alla ricerca di queste professionalità».

Sta parlando dei test di ammissione a medicina, facoltà a numero chiuso?

«Esatto. Ora per esempio c'è la proposta della Lega di togliere il numero chiuso alla facoltà di medicina perché se il problema è che c'è carenza di dottori oggi, dobbiamo fare in modo di creare dei medici del futuro. Nei test di ammissione ci sono delle domande che non hanno nulla a che vedere con il lavoro che un ragazzo vuole fare o con il tipo di studi che vuole intraprendere. Sono domande finalizzate a fare una selezione. Io non discuto sul sistema di quiz, io discuto sull'esistenza del quiz, il diritto allo studio deve consentire a tutti di iniziare quel tipo di studi per cui si sente portato. Ciò vale per quelle facoltà che preparano i ragazzi al lavoro di domani, se sappiamo noi che tipo di lavoro ci serve».

Che Italia si immagina il 27 settembre?

«Immagino un'Italia in grande difficoltà perché c'è una situazione economica molto pesante, c'è un'inflazione galoppante; compito del centrodestra è quello di dare immediate risposte a queste esigenze, emergenziali (il caro bollette, il costo del gas, la protezione dei costi delle materie prime). Poi cominciare a pensare al paese fra qualche anno: rimettere in moto le grandi opere, pensare a approvvigionamento energetico fatto di energia pulita compreso il nucleare, che richiede un tempo lungo ma è un'affermazione di visione lunga del paese. Ci vuole il nucleare per iniziare a pensare a fornirci da soli l'energia che ci serve. La risposta di chi dice "ma ci vogliono 20 anni" è di chi non riesce ad avere una visione tra 20 anni. Io dico che ce ne vogliono 10 per mettere in moto un sistema energetico che ci rende autosufficienti, e che bisogna partire oggi, domani è già tardi».

Come sta la Lega?

«La Lega sta molto bene in questo momento; siamo molto contenti di come sta andando la campagna elettorale e molto compatti nelle valutazioni del programma. Siamo convinti che ciò che diciamo è delle soluzioni che proponiamo. Questo ci dà molta sicurezza e speranza, perché poi il paese ha bisogno di qualità e di competenze, la qualità la dai dai contenuti del programma e le competenze le dai con le persone che partecipano alla vita politica. Generalmente i nostri candidati sono persone di elevata competenza su temi specifici o persone che vengono da un tipo di vita che ha dimostrato di avere competenze, quindi siamo molto soddisfatti e vediamo anche una grande risposta sul territorio alle cose che raccontiamo. Certo, dentro al partito come in tutti i partiti c'è sempre discussione: le questioni vengono affrontate per raggiungere risultati e risposte migliori».

Stando ai sondaggi il centrodestra potrebbe avere una grande maggioranza...

«Si, finalmente. Questo però a dispetto della legge elettorale. Sono anni che noi combattiamo per capire se desideriamo una legge elettorale che garantisca la rappresentatività o la governabilità. Questa legge non garantisce bene la governabilità, però i cittadini si sono resi conto che nonostante i problemi del Rosatellum l'unica strada è il centrodestra, unica coalizione compatta. Vinceremo le elezioni con un ampio margine, questo ci consentirà di fare le riforme di cui il paese ha bisogno. In nessun caso nessun politico può portare a termine il proprio programma se non ha 5 anni di tempo per poterlo iniziare, sviluppare e realizzare. Ci vuole tempo per idearlo, per la burocrazia amministrativa e alla fine ci vuole la realizzazione, per questo 5 ganni sono il minimo indispensabile. Stabilità è una parola d'ordine; stabilità è il centrodestra»

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