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Politica

Arrivano pignoramenti e cartelle esattoriali in un paese in ginocchio per il Covid

Nessun rinvio da parte del governo, che vuole trascinare a fondo milioni di italiani in difficoltà

Il Coronavirus sarà pure resistente, ma mai come l'Agenzia delle Entrate: quella è invulnerabile. Infischiandosene dell'allarme sanitario, da domani il Fisco italiano torna a batter cassa. Una pioggia di quasi 9 milioni di cartelle arretrate, e poi ne arriveranno di nuove. A colpire imprese e famiglie già in ginocchio. Non solo: ripartono anche le azioni esecutive che erano state bloccate dal Covid: ipoteche, fermi amministrativi e pignoramenti. Come nulla fosse. Inutilmente è stata chiesta una proroga, ma niente: l'Esattore di Stato non conosce lockdown.

Evidentemente l'emergenza vale per tutti, tranne che per le famiglie. Quando occorre prorogare all'infinito i pieni poteri del governo, sorvolando il Parlamento, è l'epidemia che lo impone. Quando c'è da riscuotere, invece, il Covid magicamente scompare. Al Fisco non interessa che le attività produttive siano in ginocchio; poco importa delle limitazioni che probabilmente torneranno ad intralciare il mercato del lavoro; poco importa della cassa integrazione incagliata: persino sulle macerie, lo spettacolo dei pignoramenti deve continuare.

Il Ministro dell'Economia Gualtieri prova a rassicurarci: «Tutto riparte con gradualità». Come a dire che non sarà una morte immediata, ma lenta e dolorosa. Il colpo di grazia sferrato sulle imprese, in questa crisi sono state le grandi dimenticate: dei 100 miliardi stanziati da marzo in poi, solo 6 sono stati assegnati alle aziende. E allora: come si può pensare di tornare ad aggredire la ricchezza degli italiani, quando le imprese, che quella ricchezza la producono, sono ferme al palo? Dove pensano che le famiglie possano andare a raccattare i denari per saldare i conti con lo Stato, in una situazione ancora così instabile?

Possibile, insomma, che Governo e Paese viaggino a due velocità? Ci avevano promesso tamponi rapidi per tutti. Ci avevano promesso fondi europei altrettanto rapidi ad arrivare. Risultato? L'unico rapido della situazione è il postino che ti consegna la cartella esattoriale. Quella sì, velocissima.

Insomma, prendiamo atto con una certa rassegnazione che si grida all'emergenza solo quando torna comodo. Peggio: l'emergenza è stata sublimata a sistema di governo, strumento di potere e di consenso da attivare a seconda delle convenienze. Il risultato della valanga di cartelle è uno soltanto. Si allargherà ancora di più la forbice tra le due Italie: quella del posto garantito e del sussidio assicurato, e quella degli autonomi che fanno i salti mortali per arrivare a fine mese. Con tanti saluti alla ripartenza economica. Insomma, è difficile sopravvivere con l'acqua alla gola, se lo Stato si impegna a trascinarti a fondo.

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