Ecco chi ha perso le primarie
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Ecco chi ha perso le primarie

L'identità comunista, Bersani, D'Alema, la nomenclatura. E Renzi è pronto a cambiare tutto - Risultati, commenti, analisi. Tutto sulle primarie Pd

Il Pd, ex Pci-Pds-Ds, cambia pelle. E’ la caduta degli dei. Rossi. Tutti ex comunisti, tutti cresciuti al mito di «Gramsci—Togliatti-Longo-Berlinguer».

Questa è stata finora la matrice (con la breve eccezione di Dario Franceschini e dell’ex socialista Gugliemo Epifani, però mai eletto perché solo un traghettatore) dei segretari del Pd. Da Walter Veltroni a Pier Luigi Bersani.  Preceduti nei Ds e nel Pds, da Massimo D’Alema e Achille Occhetto.

Ed è anche un po’ la caduta degli dei ex democristiani: Franco Marini e Beppe Fioroni  che si erano schierati con Gianni Cuperlo.

Massimo D’Alema ultimo vero erede della storia del Pci-Pds-Pd perde. Con onore. E’ stato l’unico dei “vecchi” big rossi a mettere la faccia contro “il fiorentino”. Ma perde.  E male.

Pier Luigi Bersani e il suo ex “tortello magico” (diretto da Vasco Errani, governatore dell’Emilia Romagna) non pervenuti. 

Il Pd volta pagina. E chissà se si chiamerà ancora  a lungo così. Renzi nominerà a breve la sua nuova segreteria. E a gennaio ci saranno i congressi regionali, dove è previsto lo spoils sistem dei segretari regionali, attualmente quasi tutti di matrice bersanian-dalemiana. Nelle prossime ore è invece  prevista la riunione dei capigruppo di Camera e Senato. Resisterà il giovane Roberto Speranza, di nomina bersaniana? A differenza di Luigi Zanda,  capogruppo al Senato, uomo ritenuto del cosiddetto partito di “Repubblica”, il giornale-partito principale sponsor del nuovo segretario del Pd, Speranza sarebbe quello che rischia di più.

E così già in molti vedono come “depotenziata” la finora potente, Anna Finocchiaro, di rito dalemiano e presidente della commissione Affari costitruzionali del Senato. La signora in rosso, ritenuta personaggio chiave della riforma della legge elettorale. ha lottato perché la riforma non venisse portata alla Camera, dove invece Renzi vorrebbe che approdasse. Il perché è chiaro: il Pd a Montecitorio gode di una schiacciante maggioranza. Ma c’è già chi pensa che “Matteo” potrebbe non solo confermare Speranza, ma addirittura nominare il sindaco di Torino Piero Fassino, schieratosi con lui, presidente del Pd.

Renzi ha vinto e in larga misura alle primarie, ma in ogni caso visto che al voto vero e proprio non si andrà ancora per un anno, secondo le previsioni,  con l’apparato rosso avrà a a che fare.  Ma nel Pd è la rivoluzione.  Ammette il leader dei Moderati alleati del Pd Giacomo Portas: «Ha vinto Renzi, ma ha vinto a suo modo anche Pippo Civati. Ma in ogni caso ha vinto la straordinaria partecipazione  con la quale il Pd dimostra  che gli italiani sono tutt’altro che distanti dalla politica».

Cade in “Padania” Umberto Bossi, schiacciato da Matteo Salvini,  cade D’Alema, ( “L’uomo però ha sette vite”, avverte Portas). Gli stessi dalemiani  ora gli rimproverano di aver candidato il troppo mite e troppo intellettuale  Cuperlo.

Paradossalmente seppur decaduto, come senatore, nell’8 dicembre della caduta degli dei, non cade anzi riparte Silvio Berlusconi. Il Cav di lotta e di governo attacca a testa bassa i “quattro colpi di Stato” consumati in vent’anni ai suoi danni ma propone anche un governo di scopo “dentri anche Sel e Grillo” per cambiare legge elettorale e andare a votare.  Lo fa di fronte a migliaia  di esponenti dei clubs “Forza Silvio” all’Auditorium di Roma, Non solo le primarie del Pd, ma anche la convention azzurra è segno della partecipazione.  Renzi contro Berlusconi.  Contro il Cav, l’unico big che non esce rottamato da questo 8 dicembre.

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