Cgil-Cisl: perché la Furlan non ha aderito allo sciopero della Camusso
Cgil-Cisl: perché la Furlan non ha aderito allo sciopero della Camusso
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Cgil-Cisl: perché la Furlan non ha aderito allo sciopero della Camusso

Il primo passo di una nuova linea programmatica: marcare le distanze e non finire nel cono d'ombra del leader della Cgil

Esattamente tre anni fa, era il 12 dicembre del 2011, mentre nelle televisioni degli italiani scorrevano le lacrime della ministra Fornero, rintuzzate da Monti, che annunciava la riforma delle pensioni, si registrava l’ultimo sciopero unitario proclamato da Cgil, Cisl e Uil. Prima di quella data bisogna, addirittura, andare indietro di altri sei anni per rivedere una loro foto di gruppo, era il 25 novembre 2005 e, a Palazzo Chigi, c’era Silvio Berlusconi.

A meno di colpi di scena dell’ultima ora, ma nutriamo seri dubbi che qualcosa possa cambiare, la Triplice (come una volta venivano identificati i tre sindacati maggiori), non sfilerà insieme per le strade italiane il prossimo 12 dicembre.

La fotografia delle piazze piene di iscritti con le bandiere sventolanti delle tre sigle che si mescolavano, fa ormai parte delle pagine dei libri di storia della Prima Repubblica. Dal 1994 in poi, piuttosto che percorrere la strada verso l’unità sindacale che in più di un’occasione era stata intrapresa, le strade si sono sempre più divise tra la Cgil, di piazza e di lotta, e la Cisl di governo e di trattativa.

La scelta di Annamaria Furlan
Il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, subentrata a Raffaele Bonanni agli inizi di novembre in un momento particolarmente difficile per la confederazione, ha dichiarato, in un’intervista a Repubblica, che la Cisl non farà lo sciopero generale con Cgil e Uil perché non ci sono motivazioni valide per fermare il paese.

Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, ha replicato quasi avesse ricevuto un’offesa personale trovo scortese che qualche minuto prima di fare un 
incontro unitario si indichi quale è la soluzione.

Musica per le orecchie del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha colto immediatamente l’occasione per attaccare non chi gli scioperi li fa, ma chi li organizza.

Tuttavia, tra gli addetti ai lavori questa scelta è stata interpretata come la conferma di voler mantenere le distanze tra la Furlan e la Camusso, tra la Cisl e la Cgil, tra il sindacato bianco e il sindacato rosso, così come già era avvenuto in passato tra Sergio Cofferati e Bonanni o tra Guglielmo Epifani e sempre Bonanni.

Le ragioni che hanno spinto la Furlan a defilarsi dallo sciopero, però, sono anche altre. Ritrovatasi improvvisamente alla guida di un grosso movimento, era stata nominata segretario aggiunto solo pochi mesi prima, la Furlan, dopo un primo logico momento di esitazione dovuto appunto al nuovo incarico, ha cominciato a delineare la sua linea programmatica e, come primo passo, ha voluto marcare le distanze dalla collega per evitare il pericolo di ritrovarsi in un cono d’ombra.

La leadership della Camusso
La Camusso, infatti, è in piazza già da diversi giorni, ha organizzato lo sciopero che aveva scatenato le polemiche per la concomitanza con la convention della Leopolda di Renzi; sempre la Camusso, aveva già fissato in un primo momento lo sciopero del 5 dicembre, anche questo con una coda di polemiche per il ponte dell’Immacolata e, per finire, la stessa Camusso ha dovuto subire lei stessa il cono d’ombra di Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, ma vero leader del sindacato rosso, in grado di organizzare scioperi, di muovere la protesta, di catturare l’audience in televisione e, soprattutto, di gestire la piazza.

Uno sciopero, soprattutto se già nato tra le polemiche e, in più, proclamato da altri, avrebbe celato molte incognite per chiunque, a maggior ragione nell’eventualità in cui si fosse deciso di accodarsi all’ultimo momento. E poi, un successo la Cisl e la Furlan in fondo lo hanno già ottenuto, la notizia non è che la Uil ha aderito, o che Renzi ha rilasciato un nuovo twitter, ma che la Furlan ha detto no alla Camusso.

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