Perché è così difficile riformare la burocrazia in Italia
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Perché è così difficile riformare la burocrazia in Italia
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Perché è così difficile riformare la burocrazia in Italia

Da Einaudi a Saccomanni: breve storia degli abortiti tentativi di mettere ordine nei conti dello Stato

 

Il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, e il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, per tagliare la spesa pubblica, hanno deciso di chiedere aiuto al direttore del Dipartimento degli Affari di Bilancio del FMI (Fondo Monetario Internazionale), Carlo Cottarelli. Il compito che gli è stato assegnato agli inizi di ottobre del 2013 è, a dir poco, arduo: diminuire una cifra come 800 miliardi di euro; a tanto ammonta il costo della macchina centrale dello Stato, per dirla in breve: la burocrazia.

Subito dopo la nomina, il commissario Cottarelli si è messo subito all’opera con tanta buona volontà e, come prima iniziativa, per far vedere che questa volta si faceva realmente sul serio, ha immediatamente fatto un annuncio choc: “Devo trovare risorse per 32 miliardi entro il 2016 con risultati significativi già nel 2014. Non è facile, ma non avrei accettato se non lo avessi ritenuto fattibile”. La reazione è stata: ecco un altro in Italia che è convinto di riformare la burocrazia.

Dopo un paio di mesi di silenzio che hanno fatto intravedere ad alcuni dei dissapori con il capo del Governo, Cottarelli, il 18 gennaio ha scritto sul suo blog: "Ora si sta lavorando al progetto, 25 gruppi di lavoro si riuniscono periodicamente e formuleranno le loro proposte entro fine febbraio come input per possibili decisioni di politica economica che il governo valutera' nel corso della primavera, quindi non ci sono ritardi rispetto alla tabella di marcia".

Non sappiamo quale sarà la tecnica utilizzata dai 25 gruppi di lavoro e, soprattutto, come riusciranno a scovare questi fantomatici 32 mld; ma, una cosa è certa, e cioè che a sentire gli annunci sembra di rivivere l’ennesimo deja vu che sa di molto antico.

Forse nessuno ricorda più che Mario Monti nominò nell’aprile del 2012 Enrico Bondi (ex commissario Parmalat) con lo stesso incarico di Cottarelli e nell’estate successiva fece anche un decreto legge, entrato in vigore il 7 agosto 2012 (stiamo parlando di poco più di un anno fa) nel quale era previsto che sarebbero stati recuperati 30 miliardi di euro in tre anni. Non solo, ma sul sito del governo si realizzò anche una pagina dove si chiedeva addirittura aiuto agli italiani: "Tutti i cittadini, attraverso il modulo “Esprimi la tua opinione”, hanno la possibilità di dare suggerimenti, segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a completare il lavoro di analisi e ricerca delle spese futili". Che fine abbiano fatto i suggerimenti degli italiani, nessuno lo sa.

Se nessuno si ricorda di Monti, la nostra è la memoria del pesce rosso, siamo certi che nessuno sa che la riforma dello Stato, o della burocrazia che dir si voglia, ha origini che risalgono alla notte dei tempi e che, come avrebbe detto il chimico francese Lavoisier:“nulla si crea e tutto si trasforma”.

Nel marzo del 1964, Luigi Preti, ministro per la Riforma della Pubblica Amministrazione del primo governo Moro ideò, nientepopodimeno che, un concorso a premi per corrispondenza (all’epoca, come sappiamo, non esisteva internet). Luigi XV, era chiamato così negli ambienti romani perché dal dopoguerra era il quindicesimo politico che tentava di studiare ed eseguire la riforma burocratica in Italia, chiese la collaborazione di tutti gli impiegati in servizio e in pensione, ma soprattutto dei cittadini italiani. Bastava inviare una lettera indirizzata al ministro per la Riforma Burocratica (Palazzo Vidoni, corso Vittorio Emanuele II, 116 Roma), nella quale indicare le deficienze funzionali in qualsiasi settore, e suggerire come modificare le leggi, i regolamenti, le circolari e le prassi amministrative in vigore. Nell’arco di sessanta giorni, una commissione creata appositamente per la semplificazione dei procedimenti amministrativi avrebbe pronunciato un giudizio sulle proposte di riforma pervenute e avrebbe chiesto al ministro Preti, di assegnare dei premi in denaro (da un minimo di 50 mila lire ad un massimo di 150 mila lire) a coloro che si fossero resi meritevoli dei suggerimenti più appropriati. Addirittura, nel caso in cui il suggerimento dei cittadini fosse stato eccezionale il premio poteva superare il limite delle 150 mila lire. Il termine fissato per la proclamazione dei vincitori era il mese di luglio. Anche di quel concorso non se ne è saputo più nulla, naturalmente.

Luigi Einaudi (grande economista, senatore del Regno, governatore della Banca d’Italia e poi Presidente della Repubblica), il 29 luglio 1921 scriveva: “Il vero ostacolo per l’attuazione della riforma burocratica in Italia sono i ministri stessi che non sono in grado di compierla da soli. Pur quanto siano bravi, per riformare debbono fidarsi di qualche funzionario, o competente, non interessato, devoto al Paese, il quale dica ad essi cosa devono fare. Quel ministro, il quale abbia sottomano una simile perla, si dica fortunato. Il grande pericolo da sormontare è di evitare che i funzionari non abbiano interesse a volere la riforma”.

Adesso noi non sappiamo se Letta e Saccomanni si possano ritenere così fortunati nell’aver trovato una simile perla in Carlo Cottarelli, ma tutto lascia presagire che il nuovo commissario andrà ad aggiungersi alla lunga lista di tentativi infranti contro il muro secolare della burocrazia italica. Un consiglio però al commissario Cottarelli ci permettiano di dare, e cioè tentare di seguire il metodo che sempre Einaudi suggeriva ai ministri che avrebbero intrapreso la mission impossible, e cioè di fare questo discorso ai funzionari pubblici: “La riduzione degli organici e la semplificazione delle funzioni sono necessarie. Il paese lo vuole, il Parlamento le ha votate. Io debbo attuarle. I capi servizio e i funzionari mi debbono aiutare. Coloro i quali non sapranno escogitare i modi di aiutarmi a compiere la volontà del Paese, dichiarano perciò stesso di essere immeritevoli del posto che occupano. Chi dichiarerà la impossibilità di raggiungere lo scopo, ritenga di avere con ciò stesso consegnato in mie mani la sua domanda di collocamento a riposo”.

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