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Pedofilia, quando l'orco è un sacerdote

A Catania l'ultimo caso: un religioso avrebbe abusato di un ragazzo minacciandolo con un coltello

Un coltello alla gola per subire violenza

Corteggiamenti sul web, ricatti psicologici, regali e finti set cine-pornografici. La "fantasia malata" dei pedofili emersa negli ultimi quattro mesi, dalle indagini condotte dalle forze dell’ordine, sembrava aver toccato il fondo. Ed invece questa mattina arriva dalla Sicilia l’ultima sconvolgete notizia: un sacerdote avrebbe puntato un coltello contro un ragazzino di 15 anni per costringerlo ad avere rapporti sessuali.

Il ragazzino, poco più che adolescente, frequentava la parrocchia in una zona marinara alla periferia di Catania e durante uno di questi momenti il prete lo avrebbe avvicinato, condotto in un luogo appartato e, puntandogli il coltello al collo lo avrebbe costretto a subire, ad assecondare, le sue fantasie sessuali.

Ma il ragazzino non era il solo a subire le attenzioni del sacerdote che amava amoreggiare nei social network con le sue giovani vittime che, intratteneva in lunghissime chat.

Questa mattina, finalmente, i carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria della Procura di Siracusa hanno notificato al prete un obbligo di dimora emesso dal Gip Andrea Migneco.

Il sacerdote è indagato per violenza sessuale aggravata su un minorenne e, secondo l'accusa, "pur risultando sospeso dalle proprie funzioni di parroco, potenzialmente era in condizione di frequentare una vasta platea di parrocchiani con il concreto rischio di reiterazione del reato".

L'inchiesta era stata avviata dopo la denuncia della vittima e dei suoi genitori alla Procura di Siracusa e le accuse avrebbero trovato riscontri in intercettazioni telefoniche.

Alle indagini ha partecipato anche il Nucleo investigativo telematico della Procura di Siracusa perché il parroco indagato, infatti, era molto attivo in chat e social network.

Ecco tutti i casi e le "scuse" usate, negli ultimi quattro mesi, dai sacerdoti pedofili per abusare di bambini e adolescenti.

"Se dici qualcosa vai all'inferno"

Solo poche settimane fa, a giugno, le manette sono scattate anche ai polsi di Don Angelo Blanchetti, 55 anni, sacerdote della parrocchia di Corna di Darfo, in Vallecamonica, nel Bresciano, con l’accusa di aver abusato di un 14enne straniero che voleva battezzarsi.

"Se dici qualcosa vai all'inferno" avrebbe ripetuto alla sua giovane vittima dopo ogni rapporto sessuale. L'ultima volta a fine maggio, la prima due anni fa.

Ma il segreto ora è stato rivelato proprio dalla sua vittima che ha raccontato di essere stato violentato ripetutamente dal suo parroco.

Voleva fare il chierichetto

Sempre a giugno, ma questa volta a Brindisi, un prete viene arrestato per abusi sessuali su un bimbo di 10 anni.
L’ordinanza di custodia cautelare per don Francesco Caramia è scattata dopo la denuncia di un pediatra al quale si rivolse la madre di un minore.

Il ragazzino voleva fare il chierichetto, nella chiesa San Giustino de’ Jacobis del rione Bozzano, a Brindisi ma il sacerdote lo costringeva ad avere rapporti sessuali con lui nella sacrestia. Don Francesco Caramia è stata arrestato poco più di un mese fa.

"Abbiamo appena cominciato"

A febbraio 2016 un sacerdote via sms scriva ad un ragazzo: "Abbiamo appena cominciato". Il prete è don Diego Rota, che prestava servizio nella parrocchia di Solza, scriveva così ai ragazzi nelle chat dove si presentava come il nome di "Marco".

E ne aveva molte di giovani “vittime”.

Il primo incontro con loro è avvenuto presso il cimitero di Seriate, nella Bergamasca. Il sacerdote a due di loro il 10 settembre aveva regalato dei telefoni cellulari che costavano complessivamente 399 euro. Gli servivano per comunicare “privatamente” con le sue vittime.

Film porno con i minori

Era il 20 maggio scorso quando un sacerdote viene arrestato per pedofilia: "Erano provini per film a luci rosse. E c'era anche la Bibbia in chiave erotica"

Già, il prete fotografava adolescenti senza veli per avviarli al cinema hard.

Si era improvvisato agente cinematografico a luci rosse, don Dino, al secolo Placido Greco, il prete di Fiumicino finito in carcere per pedopornografia e prostituzione minorile, nell'inchiesta su un giro di baby gigolò con base a Termini che ha portato all'esecuzione di una decina di misure cautelari.

"Si era sparsa la voce che ero bravo a scattare foto di nudi - avrebbe ammesso il sacerdote durante l'interrogatorio di garanzia - Così diversi ragazzini mi hanno chiesto di realizzare dei book per sfondare nel cinema erotico. Mi sono prestato, credendo di aiutarli. Ma non mi sono mai spinto oltre, non ho mai sfiorato un bambino. Mai pagato nessuno, neanche per le foto".

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