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Paralimpiadi, festa e boicottaggi Bebe Vio l’ultima tedofora

Paralimpiadi, festa e boicottaggi Bebe Vio l’ultima tedofora

La cerimonia inaugurale a Verona sotto gli occhi di Mattarella e Giorgia Meloni. Solo 29 nazioni su 55 hanno sfilato

Il cielo stellato di Verona nel meraviglioso palcoscenico dell’Arena ha accolto le Paralimpiadi Milano Cortina 2026 aperte dal presidente Sergio Mattarella presente all’evento a fianco della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Numeri ridotti e polemiche diplomatiche, ma anche magnifiche scenografie. Delle 55 nazioni partecipanti, solo 29 hanno sfilato con i propri atleti sul red carpet dell’Arena, con volontari al posto dei portabandiera. Il comitato organizzatore ha voluto giustificare le molte assenze con gli impegni degli atleti su campi di gara lontano da Verona ma alla base del boicottaggio ci sono motivi politici. Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia e Ucraina hanno scelto di non partecipare alla parata per protestare contro la decisione di ammettere atleti russi e bielorussi con inni e bandiere. A queste si è aggiunta l’assenza forzata dell’unico atleta dell’Iran, Aboulfazl Khatibi Mianaei, impossibilitato a raggiungere l’Italia a causa delle tensioni in Medio Oriente.

Il pubblico

Il pubblico dell’Arena ha assistito allo spettacolo senza farsi trascinare nelle questioni politiche. nessun fischio di disapprovazione si è levato quando sono state chiamate le rappresentanze di Bielorussia, Russia, Israele e Stati Uniti. Applausi calorosi hanno invece accompagnato molte delegazioni, con un’ovazione per l’Italia e applausi particolarmente intensi per l’Ucraina. Lo spettacolo è stato entusiasmante: momenti di altissimo valore artistico sotto il tema “Life in Motion”. Il monumento Unesco ha vibrato grazie al duetto di batterie tra Stewart Copeland e Cornell Hrisca Munn e alle proiezioni dell’opera ‘Apparato circolatorio’ dell’artista Jago. La parata, accompagnata dai ritmi dei Meduza, ha visto i volontari portare le bandiere delle nazioni assenti, mentre sul maxischermo scorrevano i cortometraggi registrati dagli atleti rimasti nei villaggi. Musiche, giochi di luce, coreografie che hanno avuto un significato ben preciso: far riflettere sul concetto di limite. I limiti esistono per essere abbattuti ed è per questo che il movimento paralimpico è in costante crescita. 

La fiamma olimpica

Il omento più atteso è stato l’ingresso nell’Arena della fiamma olimpica. È stata Bebe Vio, icona globale del movimento, l’ultima tedofora che ha portato il sacro fuoco nell’Arena per il via ufficiale a una competizione che da domani vedrà impegnati gli atleti in sei discipline tra Milano, Cortina e le valli alpine di Tesero. “Il movimento è energia che unisce”, è stato il messaggio lanciato dal palco, e che abbatte le barriere.

Il messaggio

“Mi chiamo Michaela Benthaus. Sono un’ingegnera spaziale e lo scorso dicembre ho avuto l’opportunità di volare nello spazio come prima persona utilizzatrice di sedia a rotelle nella storia. Una parte di quella missione riguardava, naturalmente, l’ingegneria: trovare soluzioni per aprire il volo spaziale umano a tutti noi. Ma rendere il volo spaziale umano accessibile non significa solo affrontare sfide tecniche. Riguarda il nostro modo di pensare. Riguarda chi riteniamo possa appartenere allo spazio. Sapevo che se fossi andata nello spazio le persone non avrebbero visto solo un veicolo spaziale o l’emblema della missione. Avrebbero visto una persona in sedia a rotelle in un luogo dove persone come noi non erano mai state prima. E quella visibilità per me contava moltissimo. Come ingegnera spaziale so che le leggi della fisica spiegano perché cadiamo e come voliamo. Ma non possono spiegare la forza che ci spinge ad andare avanti. Tutti noi qui oggi abbiamo un sogno. Il mio è tornare a volare nello spazio e continuare il lavoro che ho iniziato. Per molti di voi essere qui questa sera è già un sogno che si realizza. E credo che tutti voi sogniate di portare a casa una medaglia. Questi sogni sono diversi, ma nella loro essenza sono gli stessi. Tutti vogliamo essere visti per i nostri risultati e per il nostro potenziale, non per le nostre disabilità. Sono orgogliosa di essere qui con voi questa sera e non vedo l’ora di scoprire fin dove vi porteranno i vostri sogni. Buona fortuna!”

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