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Omicidio Yara, la bambina ammazzata tra le mura di casa

Aveva 8 anni, viveva in Svezia, stesso nome e stesso destino della tredicenne di Brembate di Sopra


Si chiamava Yara, aveva 8 anni, un po’ più piccola della sua omonima di Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo, con la quale ha condiviso non soltanto il nome ma anche la fine: morta ammazzata.

Yara è una bambina palestinese, vive a Gaza. Infanzia felice con i genitori che a un certo punto decidono di salvarla, di garantirle una opportunità, di offrire un futuro migliore, e la mandano in Svezia, dal fratello della mamma, che vive lì, è sposato, da due figlie piccole di uno e quattro anni. È il giugno 2013, Yara lascia Gaza e arriva a Karlskrona, una piccola città situata nel sud della Svezia. La bambina viene iscritta a scuola e inizia la sua nuova vita lontana dai genitori.

Passano sei mesi, Yara ogni tanto si assenta dalle lezioni, gli insegnanti colgono segnali di malessere. Insospettito, il maestro della piccola fa una visita a casa. Trova un ambiente sporco, disadorno, con pochi mobili. La bambina ha dei segni di percosse sul volto. Il maestro parla con il direttore della scuola, che denuncia la situazione agli assistenti sociali. Gli viene risposto che il caso è sotto la loro attenzione e che è tutto sotto controllo.

Durante il periodo di pasqua negli uffici della polizia della città arrivano diverse segnalazioni, che vengono girate agli assistenti sociali. Un mese dopo, i vicini sentono dei rumori sospetti provenire dalla casa di Yara, chiamano la polizia, che arriva e trova la bambina in fin di vita. Ha dei segni di violenza su tutto il corpo, sul collo i segni di un cavo elettrico, è stata colpita alla testa con un mattarello. Yara viene caricata su una ambulanza ma arriva morta in ospedale. Aveva 8 anni.

Lo zio e la zia si difendono: è stato un estraneo, è entrato, l’ha colpita, è scappato. La polizia non gli crede, l’indagine dura diversi mesi, tra lo sgomento dell’opinione pubblica di tutta la Svezia, che segue con il fiato sospeso gli sviluppi. Gli inquirenti cercano di ricostruire il diverso ruolo dell’uomo e della donna nelle violenze che hanno portato alla morte della bambina. A maggio i due finiscono in prigione, sono accusati di omicidio con aggravante della crudeltà, secondo l’accusa hanno ammazzato la nipote sotto gli occhi dei loro due figli piccoli. Il processo si chiude con la sentenza di condanna.

 

 

 

 

 

 

 

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