Omicidio Meredith: perché per Rudy Guede il caso è chiuso
ANSA/PIETRO CROCCHIONI
Omicidio Meredith: perché per Rudy Guede il caso è chiuso
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Omicidio Meredith: perché per Rudy Guede il caso è chiuso

Le richieste di revisione del processo dell'ivoriano non hanno futuro: era presente sul luogo del delitto e i magistrati non gli daranno margini di manovra

Parliamoci chiaro. Rudy Guede non ha nessuna possibilità che la giustizia italiana rimetta mano al processo che lo ha condannato a 16 anni di carcere per l'omicidio di Meredith Kercher.

Primo perché l'ivoriano sa bene che se c'è una certezza sui fatti di quella sera in cui la studentessa inglese è stata ammazzata, questa è la sua presenza all'interno della villetta di via della Pergola.

Secondo perché i suoi avvocati non sono degli sprovveduti, quindi consapevoli che per chiedere la revisione di un processo ci vuole ben altro che la motivazione di un procedimento collegato.

Terzo perchè i giudici della corte di Cassazione non sono gli ultimi arrivati e c'è da scommetere che nel redigere i motivi per i quali hanno assolto Raffaele Sollecito e Amanda Knox staranno ben attenti a non lasciare spiragli a nessuno e soprattutto a salvare comunque la faccia della giustizia italiana in una vicenda che è da chiudere al più presto e bene prima che ci si faccia tutti del male.

Parole inopportune

A questo punto ci si domanda. Che senso hanno le dichiarazioni di Rudy Guede riportate oggi da Repubblica? "Se Amanda e Raffaele sono innocenti, allora sono innocente anche io" avrebbe detto l'ivoriano in carcere, aggiungendo: "sono l'unico condannato di un omicidio senza colpevoli, aspettiamo le motivazioni, io e i miei legali troveremo elementi utili per ribaltare il verdetto".

Parole inopportune, come minimo, che rischiano di fargli soltanto del male. Tanto è vero che i suoi avvocati Nicodemo Gentile e Walter Biscotti sono saltati sulla sedia questa mattina. Erano stati da lui in carcere sabato scorso, la vigilia di Pasqua, e la linea concordata era la solita: il caso è chiuso, voglio soltanto essere dimenticato.

Il tramite

Che è successo a distanza di 48 ore? Qualcosa si può intuire dalla lettura del comunicato diramato dai legali. Annunciano di aver mandato una lettera urgente al presidente del Senato Piero Grasso con la quale denunciano il "comportamento grave" e non corretto del senatore Andrea Augello, che è stato dentro il carcere di Viterbo e che, secondo i due legali, sarebbe il tramite dell'articolo di Repubblica. Biscotti e Gentile chiedono una censura formale e pubblica contro il parlmentare che ha fatto uso "indebito di una prerogativa parlamentare" per "fini di sola pubblicità" e per riportare il contenuto di un colloquio con Rudi Guede che "non ha mai avuto nessuna intenzione di rendere pubbliche eventuali sue presunte dichiarazioni".

La sostanza è presto detta. Rudy Guede non è il povero nero rimasto unico colpevole mentre gli altri due più ricchi e famosi l'hanno fatta franca. A Guede è andata letteralmente di lusso: è riuscito a prendere in giro la giustizia italiana, ha ottenuto una improbabile condanna a 16 anni per omicidio in concorso, e tra poco inizierà a mettere la testa fuori dal carcere, con i permessi premio e poi con la possiblità di lavoro all'esterno. In tutto questo, va detto, si è sempre comportato bene, ha studiato e dentro il carcere di Viterbo lo definiscono un detenuto modello. Uno che a questo punto deve soltanto star zitto e seguire il consiglio dei suoi avvocati: il caso è chiuso, dimenticatemi.

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