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Musica

Il Piper festeggia i suoi primi 50 anni

Lo storico locale romano, che ha lanciato Patty Pravo e Renato Zero, ha aperto il 17 febbraio del 1965. Stasera una grande festa per celebrare la ricorrenza

Sono passati 50 anni dal 17 febbraio del 1965, data di inaugurazione del Piper, ma l’energia e il fascino di questo locale, che più di tutti ha caratterizzato l’epoca del beat a cavallo tra gli anni Sessanta e  Settanta,  non si sono ancora esauriti.

Chissà se allora i tre soci fondatori, Giancarlo Bornigia, Alberigo Crocetta e Pucci Tornielli, erano consapevoli di quello che avrebbe rappresentato da lì a poco quello scantinato ancora spoglio di via Tagliamento,  incastonato tra il Quartiere Trieste e il Coppedè,  per la musica e per il costume italiano.

 Prima di diventare il Piper, quel grande spazio era un cinema che non aveva ottenuto i permessi di agibilità.  Con una felice intuizione Crocetta e Bornigia, avvocato il primo, imprenditore il secondo,  lo decorarono con opere d’artisti d’avanguardia come Andy Warhol, Piero Manzoni, Mario Schifano e Mario Cintoli, trasformandolo in un punto di riferimento della vita mondana, ma soprattutto in un luogo che avrebbe cambiato il modo di ballare e di vivere le ore notturne, assaporando ogni attimo di vita e di divertimento senza preoccuparsi troppo della mattina dopo.

Bornigia, chiamato affettuosamente Zio Born dai "piperini", ha raccontato che il nome del locale doveva essere originariamente Peppermint, ma che fu cambiato in Piper perché scoprirono sul Messaggero che un locale con quel nome aveva appena aperto a New York.

L’intuizione felice dei due soci fu quella di trasferire il modello delle balere estive in una grande città, senza avere l’esclusività ingessata dei night club romani di quel periodo, aggiungendo un tocco di glamour e un pizzico di tragressione, cavalcando l’onda musicale del beat che stava facendo furore in Inghilterra.

Il Piper è stato il simbolo di un passaggio d'epoca, un punto di aggregazione, un brand particolarmente riuscito da associare a tutto quanto poteva significare "giovane", "nuovo", "divertente", una pista di lancio per nuovi talenti nell'Italia dinamica dei secondi anni Sessanta, oltre che un volano per l'affermazione della nuova musica, non solo commerciale.

Tra le centinaia di ragazzi e ragazze che affollavano il locale era frequente incontrare personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura, tra cui Vittorio Gassman, Franco Zeffirelli, Anna Magnani, Alberto Bevilacqua e  Rudolf Nureyev.

Qui hanno suonato i Pink Floyd, i Procol Harum, i Genesis, Jimi Hendrix, David Bowie, i Byrds, Sly and the Family Stone e i Nirvana, fino a leggende del jazz come Duke Ellington e Lionel Hampton.

Al Piper erano di casa gruppi come i Rokes, l'Equipe 84, Mal e i Primitives, Mike Liddel e gli Atomi, i Jaguars, gli Uragani, Riki Maiocchi e i Generali, i Satelliti, Le Orme, i Delfini, i Rokketti, Rocky Roberts con i suoi Airedales, il gruppo di casa, The Pipers, The Others e Pataxo, i Four Kents, Thane Russal con i suoi Three.

Lo storico locale di Via Tagliamento è stato inoltre il  trampolino di lancio per le carriere di Renato Zero, che allora era un filiforme ballerino nello show serale di Rita Pavone, e di Patty Pravo, soprannominata “la ragazza del Piper”. La sua storia merita un piccolo approfondimento.

Una sera del 1965, mentre una giovane e bellissima Nicoletta Strambelli stava ballando nel club di Via Tagliamento di cui era un’assidua frequentatrice, venne notata da Alberto Crocetta, proprietario del locale, che le chiese se sapeva  cantare bene come ballava. Il suo vero nome era poco adatto a catturare l’attenzione del pubblico e così nacque Patty Pravo. Patty era il nome più diffuso nella Londra della beat-generation, Pravo derivava dalle anime prave descritte da Dante. Poche settimane dopo esce il suo primo disco, Ragazza triste, versione italiana della hit But you’re mine tradotta da Gianni Boncompagni. Patty diventò immediatamente un personaggio che tutte le ragazzine volevano imitare, sia nel look che nella voce inconfondibile.

Ritornando alla storia del locale, negli anni Ottanta, con l’avvento della house e del rap che non richiedevano band dal vivo, il Piper si è trasformato in una vera  e propria discoteca, continuando a dettare legge per quanto riguarda gli stili e le tendenze della  musica da ballo, grazie a dj d’eccezione come  Peter e Paul Micioni, Corrado Rizza, Stefano De Nicola, Marco Trani, Jovanotti , Coccoluto, Fragetta, Linus e Albertino.

Nel 2006, un periodo di grandi cambiamenti per le discoteche,  il club di Via Tagliamento è tornato un punto di riferimento per la musica dal vivo e per le nuove tendenze musicali, sia italiane che internazionali.

Per festeggiare il mezzo secolo di vita, stasera il Piper ospiterà nelle sue sale, a partire dalle 22,  un grande party a ingresso gratuito, il cui piatto forte sarà lo spettacolo live C’era una volta il Piper.

La musica di Rocky Roberts, Mia Martini, Loredana Bertè, Renato Zero, Nada, Caterina Caselli e Patti Pravo, le tendenze che li hanno lanciati e di cui si sono fatti portavoce rivivranno così in uno spettacolo di suoni, costumi d’epoca, parole e immagini, sotto la guida di un direttore d’orchestra d’eccezione, Alberto Laurenti, con Angelo Anastasio e Memè Zumbo alle chitarre, Enrico Lotterini alle tastiere e violino, Simone Ceracchi al basso, Chicco Careddu alla batteria, Paulo La Rosa alle percussioni, Renato Vecchio al Sax e Antonino Vitali alla tromba.

Un appassionante viaggio all’insegna della musica, che si alternerà alle immagini dei fatti di cronaca e di costume che hanno caratterizzato gli ultimi 50 anni.

Dopo mezzanotte spazio al dj-set Twist and Shout, per ballare sulle note dei grandi must degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta.

La RAI sarà partner ufficiale del Compleanno dei 50 anni del Piper Club. “Siamo onorati di aver avuto l’adesione della Rai “ -hanno dichiarato i fratelli Bornigia, figli del fondatore Giancarlo Bornigia e attuali gestori del locale- “La strada percorsa insieme è stata lunga e la Radio Televisione Italiana l’ha testimoniata fin dall’inizio condividendo artisti e raccontando agli italiani che cosa succedeva in quelle quattro mura sotterranee dove sono passati da David Bowie ai Pink Floyd, da Patty Pravo a Renato Zero”.

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