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Fabri Fibra contro Fedez: il ritorno del dissing

Fabri Fibra contro Fedez: il ritorno del dissing
Ufficio stampa

Il rapper di Senigallia attacca il giovane collega nel brano “Il rap nel mio paese”

Il dissing, per chi non avesse troppa dimestichezza con l’hip hop americano, è l’abbreviazione slang della parola disrespecting, ovvero mancare di rispetto.

Negli anni Novanta, periodo d’oro del gangsta rap, l’esempio più celebre di dissing è stato fornito da 2Pac e The Notorious B.I.G. Reciproci insulti sotto forma di rap che si sono trasformati in vere e proprie faide tra i rispettivi clan, culminati con la morte di entrambi gli artisti in due sparatorie. 

Emblematico di questa pratica è il video di Hit ‘em up di 2Pac(che trovate qui sotto), nel quale il rapper californiano ricopriva di insulti i rivali newyorkesi Biggie e Puff Daddy della Bad Boy Records, rappresentati nel video da due attori che ne facevano la parodia.

Nel rap italiano, soprattutto quello mainstream, la situazione è assai meno tesa, anche perché la rassicurante patina pop di molti brani ha prosciugato ogni residuo di asprezza. A riaccendere la miccia ci ha pensato ancora una volta Fabri Fibra, rapper tra i più originali e spiazzanti della nostra scena, che ieri ha pubblicato a sorpresa il nuovo album Squallor.

Nel brano Il rap nel mio paese Fabrizio Tarducci(questo il suo vero nome) denuncia la deriva pop e televisiva che ha preso negli ultimi anni questo genere. “Vende il disco chi è in tele/ sotto stress l’ho capito a mie spese/ nessuno esiste se le telecamere non sono accese”, sottolinea Fibra. Difficile dargli torto, se pensate che rapper brillanti e profondi come Dargen D’Amico, Ghemon, Kiave e Mecna vendono assai meno di colleghi che hanno maggiore visibilità mediatica.

La frase incriminata è la seguente: “Odio i rapper banali chi li produce e chi li segue/ 10 in comunicazione non uso mai l’inglese/ ora faccio un’eccezione: fuck Fedez”.

Il destinatario non è casuale, in quanto Fedez, durante una conversazione con Mika a X Factor, aveva redarguito il collega anglo-libanese, che aveva espresso il suo apprezzamento per Fibra, dicendogli: “Ascolti del rap un po’ di merda”.

Pochi giorni fa Fedez si era inserito nella polemica a distanza tra Matteo Salvini e Jovanotti. Il leader della Lega aveva scritto su Twitter: “Mi piacciono tante canzoni di Jovanotti. Non mi piace il suo progetto di Minestrone Unico Mondiale, senza gusto”. Lorenzo, che non ha certo bisogno di polemiche per mettersi in luce e che ha sempre mostrato un’indole pacifica, ha risposto: “ E’ bello avere idee e orizzonti diversi, ti rispetto e ti trovo forte nell’esposizione delle tue. Che le idee danzino è bene”. A questo punto nella discussione si è introdotto Fedez, che non ha mai fatto mistero delle sue simpatie grilline: “Quando dici ’forte nell’esposizione’ cosa intendi? Gli insulti razzisti e la xenofobia? Forti sono forti eh, danzarci anche no”.

Insomma, il rap italiano corre sempre più sulle autostrade dei social, si alimenta di visibilità e di collaborazioni illustri, è ormai un habitué delle classifiche pop.

Fabri Fibra, che cavalca da ventuno anni la scena hip hop quando era ancora un fenomeno sotterraneo e quasi carbonaro, è tornato per ribadire, con un album come Squallor denso e privo di ammiccamenti alle sonorità radiofoniche, che il rap è soprattutto messaggio, flow e ritmica.

Ingredienti che funzionano sempre, sia davanti a una telecamera che sopra a un piccolo palco di periferia.

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