La 'simpatia' di Monti (cane compreso)
La 'simpatia' di Monti (cane compreso)
News

La 'simpatia' di Monti (cane compreso)

L'ultima del Professore? Dopo il video coi nipotini e twitter ecco Empatia, il cagnolino - lo Speciale Elezioni 2013 -

Il cagnolino che gli ha affibbiato Daria Bignardi lo ha adottato davvero, almeno per la campagna elettorale, e lo ha chiamato “Empatia, Empy per gli amici”. Mario Monti cerca di fare il simpatico, di apparire umano. Cibo razionato ma ampio risalto mediatico per il povero Empy.

Certo, quel che colpisce nella magistrale intervista di Daria Bignardi a Monti ieri alle “Invasioni barbariche” è l’effetto comico di un professore timido, ingessato, chiaramente privo di sentimenti e empatia indotto, anzi disperatamente impegnato, ad apparire umano: bere birra, coccolare un cagnolino, rispondere a domande sull’editoria porno-soft, digitare un tweet sullo smartphone (cosa che con tutta evidenza non ha mai fatto, anche se lui dice di sì) e tentare pateticamente di replicare battuta su battuta, persino con malizia, a una Bignardi scatenata, divertita, intelligente, alla quale si può solo rimproverare di giocar facile nel mettere in imbarazzo il premier.

Monti a un tratto le chiede pure se non lo stia “prendendo in giro”. Noooo, ma che dice? Del resto l’intervista era preceduta da altri melensi tentativi del professore di accattivarsi gli elettori, inclusa la diffusione di uno spot patinato assai berlusconiano (senza essere Monti un Berlusconi): il nonno gioca sul pavimento del salotto coi nipotini vestiti teutonicamente uguali, senza però riuscire a andare oltre il mezzo sorriso “tecnico”.

E dire che comincia bene, Mario Monti. La Bignardi gli chiede se si aiuti con vitamine e integratori per poter essere dappertutto, tra conferenze e tv. “No, è anche il vantaggio della gioventù”, si smarca lui. Ma lì si esaurisce tutta la verve. Il resto è uno spettacolo al quale avremmo tanto voluto non assistere (per carità di patria).

Prima c’è il test del cagnolino, un simpatico (empatico?) sgorbietto bianco che pare spostato da sopra un mobile, sedato per stare in braccio al premier senza stropicciargli la cravatta. “Lo adotterebbe?”, chiede Daria. “Un vile ricatto”, sfugge all’intervistato. “Come si sente?”. “Magnificamente bene”. Ma la freddezza è nello sguardo e nel modo meccanico di passare la mano sulla testolina di “Trozzy” (il Prof aggrotta la fronte guardando il vuoto, in cerca di un significato), quanto di più distante da una carezza. Poi, cupo, spiega di essere rimasto algido perché non ha ancora del tutto superato il trauma “della terza dipartita” di un cane, “per ragioni naturali, sottolineo” (chissà perché lo precisa: che succede di solito in casa Monti?), aggiunge che in un appartamentino (“appartamentino”, proprio così dice) qualche problema c’è a tenere un cane. Pian piano si scalda, deve “empatizzare”. E azzarda una battuta: “Sento che ha un cuore, perché batte”. Risate in studio (di sorpresa). Giocando sul leit motiv della puntata, “l’empatia”, butta lì che Trozzy “è empatico”. Dopo la pubblicità fa forza su se stesso, piega la testa e, “stella”, dice, schioccando un bacio, ma attento a non toccarlo.

Poi Daria passa al test del tweet sullo smartphone. Trascorrono i minuti e il Prof, che ha dichiarato di averli scritti lui personalmente, non soltanto non riesce a posizionarsi sull’icona di Twitter e a digitarne uno, ma la Bignardi è costretta e porgergli il suo e aprirgli la schermata di composizione. Non gli resta che cinguettare un tweet originalissimo: “Evviva l’empatia”. Si vanta però dei suoi 200mila follower in un mese. Daria lo infilza quando lui dice “le confido una cosa”. “Ne ha comprati 50mila?”.

Siccome Monti non la smette più si sottolineare il numero dei follower, la Bignardi ride: “Ma è proprio un bullo!”. Un bullo che torna agnellino quando crolla sulle domande di cultura popolare. Perfino le più semplici. Tipo “quali sono le squadre di calcio prime in classifica” oppure “quante sono le sfumature di grigio”. Il bello è che ogni volta la sua prima risposta è “sì, lo so”. Poi però non sa nulla, e non sa come venirne fuori. A volte lo soccorre la Bignardi, altre s’arrampica goffamente, altre ancora fa gaffe. Come sulle “sfumature di grigio”. Pensa che ti ripensa, gli viene in mente che Daria intendeva il “fumo di Londra”. Per associazione d’idee: la City, grigiore, l’alta finanza, l’austerità dei banchieri nel vestire. Peggio che mai. Il Prof ignora calcio, editoria, spettacoli. Non ha mai sentito parlare di “50 sfumature di grigio”. Non sa quando comincia il Festival di San Remo, e non sa citare il nome di un solo cantante in gara.

Eppure ci prova, disperatamente, a essere “empatico”. Sino alla fine. Il de profundis arriva con Geppi Cucciari, che gli suggerisce vistosamente come rispondere a domande tra il serio e il canzonatorio. Tra un sorso amaro di birra e un sorrisetto da adolescente timido a Daria, il Prof esce dallo studio annichilito, non ha neppure la forza di reagire all’ultima, crudele battuta di Geppi. “Sa che lei è il presidente del Consiglio più amato… dai tedeschi?”.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti