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Arrestato l'autista dell'Audi gialla che sfidò lo Stato

Oggi si è conclusa la latitanza del bandito che si beffò della Polizia. L'auto più ricercata d'Italia venne trovata bruciata vicino a un torrente nel trevigiano

Catturato l'autista dell'Audi gialla

Oggi è finita anche la sua corsa. E' arrivato al 'capolinea', ovvero in un carcere greco. Vasil Rama, 36 anni di origine albanese, è stato arrestato dai carabinieri di Venezia al confine tra l'Albania e la Grecia. E' lui, l'autista dell'Audi gialla che beffò lo Stato per oltre una settimana, sfrecciando a tutta velocità e contromano per le strade del Nordest.

Rama, alla guida dell'Audi gialla utilizzata da una banda di ladri per compiere razzie tra Veneto e Friuli Venezia Giulia nel gennaio scorso, era sempre riuscito a fuggire agli inseguimenti delle forze dell'ordine procedendo a folle velocità. In un caso, Rama era riuscito ad allontanarsi con i suoi complici procedendo contromano in autostrada e uscendo al casello di Spinea, Venezia, sfondando la barriera di chiusura.  

Insomma, se non fosse tutto vero e documentato da fotografie e dichiarazioni ufficiali degli investigatori, si poteva pensare ad una leggenda di paese. Una di quelle che raccontano i giovani al tavolo del bar per cercare di attirare l'attenzione. Ed invece, è successo davvero e Rama, la sua banda di complici a bordo dell' Audi, si sono beffati di Polizia e carabinieri per sette lunghissimi giorni, fuggendo a posti di blocco e telecamere.

Una settimana di "caccia all'uomo" che terminò con un colpo di scena, in linea con le fughe rocambolesche attuate sulle strade del Veneto, ovvero dando alle fiamme il "giocattolo giallo" che avevano rubato a Milano il 26 dicembre. Probabilmente, considerando il clamore che suscitarono su giornali e tv, dopo l'ultima fuga Rama e la sua banda si saranno seduti al tavolo di qualche bar ridendo degli investigatori e dello Stato Italiano, pensando di averla fatta franca "bruciando" ogni traccia. Ma così non è stato. Ed oggi in Grecia, Rama ha finito di correre.

 Ecco che cosa accadde a gennaio scorso nelle strade del Nordest.

La beffa allo Stato

25 gennaio 2016. La vicenda dell'Audi gialla che ha messo in agitazione un'intera regione d'Italia, il Nord Est, è una propria beffa allo Stato Italiano che per cercare di prendere questi malviventi definiti dagli stessi investigatori "dei probabili sprovveduti", ha mobilitato centinia di militari e alzato in volo anche quattro elicotteri. Fatto è che l'Audi gialla adesso è una carcassa, dove sarà anche molto difficile recuperare tracce biologiche e impronte digitale dei suoi occupanti.

I tre malviventi che la usavano, infatti, sentendosi braccati l'hanno incendiata in aperta campagna, vicino ad un torrente, tra i comuni di Onè di Fonte ed Asolo. Le fiamme hanno allarmato alcuni cittadini che hanno chiamato i vigili del fuoco. 

Venerdì 22: inizia la caccia

Tutto è iniziato formalmente venerdì scorso, 22 gennaio. L'Audi si trovava incolonnata sul passente di Mestre per un incidente che aveva coinvolto un'autocisterna. Effettuava una inversione a 'U' percorrendo per un lungo tratto il passante contromano. Questa manovra ha causato un successivo incidente ma questa volta mortale. È morta una donna russa di 58 anni, a bordo di una Opel, dopo aver urtato un furgone. A bordo dell'Audi, dei malviventi dell'est Europa che avrebbero già effettuato alcune rapine in più località del nordest.

E il giorno prima...

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L'Audi tuttavia era già stata "segnalata" ed "inseguita" il giorno precedente all'inversione in autostrada. Polizia e carabinieri l'hanno trovata prima nel padovano, nella zona di Trieste dove i banditi hanno sparato alle forze dell'ordine che li inseguivano, poi nel veneziano - con il transito sul passante - quindi nel trevigiano e nuovamente nel padovano dove, giovedì, ha fatto perdere le proprie tracce. Ricomparirà poche ore dopo a Vicenza.

L'appello su Facebook e il "capolino" a Vicenza

Il venerdi sera l'Audi gialla riappare a Romano d'Ezzelino (Vicenza). A bordo sempre i tre banditi di origini slavo-albanesi autori di varie rapine tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Un passante la vede sfrecciare a tutta velocità in fase di sorpasso e dà l'allarme. Si alzano in volo quattro elicotteri di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza ma la vettura riesce comunque a far perdere le tracce. È stata avvistata ancora a Cassola e San Giacomo di Romano d'Ezzelino, per poi dileguarsi di nuovo nel trevigiano.

Intanto la Polizia scrive su Facebook chiedendo ai cittadini la collaborazione. In pochi minuti la pagina raggiunge gli oltre 200 iscritti e centinia di commenti e segnalazioni. Un cittadino, segnala l'auto nel trevigiano, a Signoressa. Il bolide giallo sarebbe stato visto sfrecciare sulla provinciale 102, diretta verso Volpago e Nervesa. I controlli eseguiti subito dalle pattuglie della polizia non hanno dato però alcun esito. Neppure gli elicotteri di Polizia e Carabinieri, che si sono alternati nel sorvolo di queste zone, hanno portato ad ulteriori conferme.

Domenica: nessuna traccia

Domenica: il fenomeno "Audi gialla" è ormai incontrollabile. La supercar che da giorni sfida sul filo dei 200-260 km/h le forze dell'ordine ma anche la fortuna, è sparita da più di 48 ore.

"Sono degli sprovveduti". Parola di investigatori

Sulla caratura criminale dei soggetti a bordo del bolide rubato, gli investigatori dichiarano: "Si tratta probabilmente di sprovveduti". Sarà pure così, ma, dati oggettivi alla mano, hanno beffato la polizia e i controlli di sicurezza.

I Carabinieri spiegano che al momento, i reati di cui si sono resi responsabili sono gravi, ma non da banda del terrore: eccesso di velocità e altre infrazioni al codice per le manovre spericolate in autostrada, resistenza a pubblico ufficiale (non si sono fermati ai posti di blocco, a Abano Terme, e a Trieste, dove le forze dell'ordine hanno esploso alcuni colpi a scopo intimidatorio), ricettazione (l'auto risulta rubata), e furto. 

Il giallo degli occupanti

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A Torino, uno dei ricercati si è presentato spontaneamente in questura per chiarire quello che ha definito "un errore". "Io sono innocente", ha detto agli investigatori l'uomo, un albanese di 32 anni, nella notte fra sabato e domenica affermando che anche le altre due persone raffigurate nelle fotografie diffuse sono estranee ai fatti. Un altro "errore" o "svista" clamorosa degli investigatori.

A distanza di quasi 9 mesi si scoprirà che l'autista, Vasil Rama, è comunque di origini albanesi e con un'età di 36 anni.  

La Polizia cerca la giustificazione

Davanti alla beffa la Polizia si difende come può. “È comprensibile che ci vogliano anni – spiega Maccari, il Segretario Generale del Coisp - e un lavoro titanico per catturare un superlatitante mafioso, ma se dopo una settimana non si riesce a fermare una macchina che scorrazza indisturbata facendosi beffe di tutto e tutti e che, a quanto pare potrebbe essere in mano a dei semplici balordi, allora è fin troppo evidente che qualcosa in Italia non funziona come dovrebbe. Gli uomini che lavorano per catturare il superlatitante e per fermare l’Audi sono sempre gli stessi" prosegue Maccari, "appartenengono alle medesime Forze dell’Ordine… quindi il problema è altrove, e viene da concludere che, in proporzione, se quegli uomini avessero i mezzi adeguati per fermare quell’Audi forse non servirebbero neppure anni e anni per scovare quel superlatitante”.

Adesso arrivano i Carabinieri del Ris

Il 25 gennaio arrivano a Treviso i carabinieri del Ris di Parma che hanno effettuato le analisi tecniche sull'Audi gialla, bruciata nella notte precedente. Intanto proseguiva la caccia ai tre malviventi sicuramente fuggiti con un'altra vettura.

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