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Migranti: il governo (forse) fermerà le navi in arrivo dalla Libia

Gentiloni ha posto la questione formalmente all'Unione europea: se non ci date una mano bloccheremo le imbarcazioni che non battono bandiera nazionale

Il governo di Paolo Gentiloni ha dunque deciso di fare un passo formale nei confronti dell'Unione europea per fronteggiare in modo drastico la situazione dei migranti in arrivo in Italia.

Il premier ha infatti dato mandato al rappresentante presso l'Ue, l'ambasciatore Maurizio Massari, di porre formalmente la questione con il Commissario per le migrazioni Dimitris Avrampoulos.

Solo nelle ultime sarebbero 12 mila le persone sbarcate, da 22 navi, molte di queste di organizzazioni non governative.

Fermare le navi che non battono bandiera italiana

L'ipotesi del governo è negare l'accesso ai porti del nostro Paese alle navi cariche di migranti che battono bandiera non italiana.

Le navi che si trovano in queste ore ancora in mare, verranno fatte attraccare. Ma già dai prossimi giorni potrebbe scattare il blocco.
Non è ancora stato stabilito da quando, ma, se dall'Europa non arriveranno risposte concrete entro breve termine, verrà dato ordine alla Centrale operativa della Guardia Costiera - cui spetta il coordinamento dei salvataggi in mare - di non far avvicinare le navi ai porti.

Il blocco inizialmente varrà solo per le navi delle Ong ma non è escluso, che possa riguardare in futuro anche le imbarcazioni che operano sotto Frontex e nella missione Eunavformed.

La legge e i trattati internazionali prevedono che ogni salvataggio in mare si concluda con l'approdo in un "porto sicuro". E dunque, viene fatto notare dai tecnici del governo, andrebbe bene un qualsiasi scalo a Malta o in Tunisia, ad esempio, ben più vicini dell'Italia.

"Azione che non funzionerà"

Secondo Mattia Toaldo, esperto per le questioni libiche all'European Council on Foreign Relations, citato dal Guardian, la mossa italiana è solo una misura dettata dal panico che probabiilmente non è neppure legale. Probabilmente, aggiunge, è stata pensata dal governo Gentiloni per forzare un'azione da parte dell'Europa. È anche l'ammissione che quanto provato fino a oggi per arginare il fenomeno non ha funzionato. Si è provato chiedendo alla Guardia costiera libica di respingere le navi sulla costa; si è poi suggerito che intervenissero le tribù del sul della Libia per operare come guardie di detenzione per i migranti; addirittura si è proposto di intervenire direttamente in Niger. E non ha funzionato nulla di tutto ciò.

I Paesi Ue smettano di girare la faccia

La presa di posizione forte del governo è arrivata dopo l'intensificazione degli arrivi dalla Libia in questi ultimi giorni.

"I Paesi Ue la smettano di girare la faccia dall'altra parte, non è più sostenibile - ha detto mercoledì Gentiloni. Possiamo parlare delle soluzioni, delle preoccupazioni, ma voglio ricordare che c'è un Paese intero che si sta mobilitando per gestire questa emergenza, per governare i flussi, per contrastare i trafficanti".

L'intervento di Mattarella

Il passo del governo è stato concordato con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che dal Canada è tornato, per la seconda volta in due giorni, a farsi sentire.
"Se il fenomeno dei flussi continuasse con questi numeri, la situazione diventerebbe ingestibile anche per un Paese grande e aperto come il nostro". Anche perché, "contemporaneamente" ai salvataggi e all'accoglienza, va garantita la "sicurezza dei cittadini".

"Niente Muri, ma governare il fenomeno"

"Si tratta di un fenomeno epocale - ha ribadito il capo dello Stato - che non si può cancellare alzando muri ma occorre governarlo con serietà".

"Il peso dell'accoglienza - dice il governo, secondo l'Ansa - non può gravare solo su di noi, è insostenibile che tutte le imbarcazioni facciano rotta sull'Italia. Salvataggi e accoglienza non possono essere disgiunti".

La Ue non ci sente

Parole che, al momento, non sembrano essere state recepite fino in fondo a Bruxelles. Se da un lato Avrampoulos ammette infatti che "l'Italia ha ragione" e che non è possibile "lasciare un pugno di paesi ad affrontare" l'esodo da soli, dall'altro rimanda ogni discussione al vertice informale dei ministri dell'Interno in programma a Tallin la settimana prossima e si limita a ribadire che la Commissione è pronta "ad accrescere in modo sostanziale il supporto finanziario" al nostro paese.

In sostanza, più soldi per continuare ad accogliere tutti i migranti che dall'Africa tentano di raggiungere l'Europa.

Parole cui fanno seguito quelle della portavoce della Commissione Natasha Bertaud, secondo la quale "è opportuno che qualsiasi cambiamento di politiche sia prima discusso e comunicato nel modo giusto, così da dare tempo alle Ong di prepararsi".

Proposte che servono solo a prendere tempo e rimandare le decisioni, tanto che lo stesso presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani le ritiene insostenibili. "Dall'Italia arriva un grido d'allarme, un sos, non una richiesta di soldi: non possiamo lasciarla sola. Ho parlato con Juncker - dice - un colloquio positivo in cui ha ribadito che l'Ue non può voltare le spalle all'Italia".
(ANSA, The Guardian).

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