Ma quanto vale la Garibaldi?
Ma quanto vale la Garibaldi?
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Ma quanto vale la Garibaldi?

Vendere sul mercato dell’usato una nave di queste dimensioni non è facile. Né consentirebbe allo Stato di incassare più di qualche decina di milione. Ma il vero business sono i contratti di gestione con le aziende italiane

La portaerei Garibaldi, protagonista dei conflitti degli anni ’90 in Somalia e Kosovo  e tre anni or sono della guerra contro in Libia, è stata realizzata negli anni ’80 come portaelicotteri e solo dieci anni dopo imbarcò i velivoli a decollo corto e atterraggio verticale AV 8B Harrier oggi in servizio e destinati a venire sostituiti  daigli F-35B a bordo della nuova portaerei Cavour.

La vendita del Garibaldi sul mercato dell’usato, ipotizzata dal governo nell’ambito della spending review, è da tempo in discussione negli ambienti militari non solo perché i costi di gestione di due navi portaerei sono oggi insostenibili per il bilancio della Marina ma anche perché entrerà in servizio nei prossimi anni una nuova unità “tuttoponte” , una portaelicotteri da assalto anfibio che renderà superflua la presenza del Garibaldi.
Vendere sul mercato dell’usato una nave di queste dimensioni (14 mila tonnellate) non è facile come dimostra l’insuccesso della Spagna nei tentativi di vendere la sua portaerei Principe de Asturias radiata nel 2011 sempre per motivi di bilancio.
I mercati potenzialmente più interessanti sono quelli asiatici, una delle aree del mondo dove le spese militari sono ascesa a differenza dell’Occidente, ma l’Angola sembra voler diventare il primo Pese africano a disporre di una portaerei e secondo indiscrezioni avrebbe iniziato a discutere con spagnoli e italiani il possibile acquisto di Garibaldi e Principe de Asturias.
Gli esperti sono però scettici in proposito perchè la gestione di una nave così grande e complessa non è abbordabile per Marine del Terzo Mondo o che non hanno ampie capacità operative oceaniche. La vendita di una nave con oltre 30 anni di vita può garantire incassi limitati a qualche decina di milioni di euro ma il vero business in caso di vendita è rappresentato dai contratti che l’acquirente dovrà stipulare con le aziende italiane per ammodernare la nave e gestire i molti sistemi sofisticati imbarcati, dalle armi ai velivoli, dai motori agli apparati elettronici

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