Le sfide di Mauro sullo scacchiere internazionale
Le sfide di Mauro sullo scacchiere internazionale
News

Le sfide di Mauro sullo scacchiere internazionale

Molte questioni da affrontare per Il neo ministro della Difesa: dalla riduzione degli organici al finanziamento delle missioni

Mario Mauro non avrà molto tempo per ambientarsi nel nuovo incarico di Ministro della Difesa che lo vedrà presto alle prese con una serie di problematiche in molti casi inedite per il mondo militare italiano. Innanzitutto la vicenda dei marò sotto processo in India, che Mauro andrà a incontrare nei prossimi giorni, nella quale la gestione pasticciata (a voler essere benevoli) del governo Monti ha provocato forti malumori in tutti gli ambienti militari e a tutti i livelli di grado. Le dichiarazioni distensive rilasciate dal Ministro degli Esteri indiano Salmam Kurshid lasciano intravedere una soluzione processuale rapida (duo o tre mesi) e una pena limitata dalla “buona fede” di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, convinti di dover affrontare pirati e non pescatori. Se il tribunale speciale istituito dall’India confermasse l’approccio del ministro Kurshid e se ai due militari venisse consentito di scontare in Italia la pena, resterebbe comunque l’umiliazione inflitta all’Italia di essere l’unico Paese al mondo i cui militari in servizio sono stati processati da un tribunale straniero e civile.

Giampaolo Di Paola ha lasciato in eredità a Mauro una riforma strutturale dell’apparato militare certo necessaria ma irta di ostacoli, che sulla carta prevede nei prossimi anni la riduzione degli organici di 30 mila unità per liberare risorse da destinare all’addestramento e all’acquisizione di nuovi materiali. Nella pratica per il momento e nel prossimo biennio le riduzioni di personale verranno ottenute soprattutto tagliando i nuovi arruolamenti e quindi penalizzando lo svecchiamento dei reparti operativi e riducendo i posti di lavoro offerti dalle forze armate mentre i fondi destinati a gestione e addestramento (Esercizio) resteranno al lumicino con il serio rischio di paralizzare le capacità operative. In tema di risorse finanziarie Mauro dovrà poi fare i conti con il “fuoco amico”, cioè con i prevedibili tentativi del governo di “fare cassa” tagliando ulteriormente il bilancio della Difesa o alcuni programmi di acquisizione tra i quali il bersaglio prioritariuo è il discusso cacciabombardiere F-35.

Tempi difficili anche sul fronte delle missioni internazionali. Quella afghana si completerà alla fine del 2014 come previsto dalla NATO ma la presenza militare italiana nel Paese asiatico continuerà con ogni probabilità anche negli anni successivi con una missione di addestramento e consulenza alòle forze di Kabul che potrebbe assorbire 600/800 militari incluse le unità di protezione e logistiche contro i 3 mila militari presenti attualmente. Ora che a Roma si è insediato un governo verrà al pettine anche il nodo della richiesta formulata due mesi or sono dall’ONU di inviare truppe italiane in Malì in appoggio ai caschi blu africani della missione MINUSMA che prenderà il via in luglio e ai francesi schierati nel nord del Paese per dare la caccia ai qaedisti. Indiscrezioni riferiscono del possibile invio di un’unità logistica (probabilmente paracadutisti della Folgore) con alcuni elicotteri. Il 16 aprile l’allora vice ministro degli Esteri, Marta Dassù, dichiarò che "l'Italia sostiene il lancio di un'operazione Onu di stabilizzazione con componenti civili e militari" ma senza entrare nei dettagli.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti