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Le due strategie per battere il terrorismo

La vittoria contro il "loro" modo di concepire la morte passa per una battaglia culturale e poi militare. In cui sentirsi tutti "europei"

Siamo di fronte a un "11 Settembre a pezzi", si potrebbe dire con le parole parafrasate di Papa Francesco. Un "11 Settembre a pezzi" e permanente, che stressa le nostre vite, prova a trasformarle. Che, letteralmente, le travolge.

Mai come in questo momento, forse, l’Europa ha avuto la percezione di se stessa, la consapevolezza della propria identità. Mai come davanti alle immagini dei cadaveri lungo la Promenade di Nizza ci sentiamo tutti non nizzardi ma europei. A Nizza come a Parigi, a Bruxelles come a Roma e Berlino, perfino a Londra (pur nella Brexit), siamo europei, e prendiamo coscienza del nostro essere europei nella difficoltà e nel dolore.

nizza-attentatoNizza, 14 luglio 2016, le prime immagini dopo l'attacco con un camion sul lungomareVALERY HACHE/AFP/Getty Images

Capiamo che le famiglie falciate dal camion bianco (il colore della morte a oriente dell’Europa) sono le stesse che passeggiano ogni giorno con i loro bimbi e le bambole lungo qualsiasi lungomare europeo, nello struscio di qualsiasi nostra città. E ci accorgiamo, capiamo confusamente ma in modo sempre più chiaro, che la differenza vera tra noi e loro sta nella diversa concezione della morte.

Basta andare a rileggersi i diari dei terroristi dell’11 Settembre nei giorni che hanno preceduto l’attentato di inizio Millennio per capire che la parola ricorrente è “morte”. E che loro sono “uomini di fede”, che però adorano la morte. Se due nemici si scontrano, uno vuole la morte dell’altro, non la propria. Qui, il nemico ci uccide sapendo di morire, come api immonde che nel momento in cui ti feriscono, si condannano a crepare.

Questi lupi tutt’altro che solitari, anzi integrati in una rete del terrore che risponde a logiche di nazista lucidità, sono ben altrimenti consapevoli che non le api. La loro è l’adesione a un progetto di martirio “religioso”, di punizione e castigo per gli impuri e gli infedeli. Di (nostra) educazione. E conquista.

Tra i tanti tweet che ho letto subito dopo le prime notizie dell’assalto alle famiglie con le carrozzine a Nizza, mi ha colpito uno che diceva che alla fine vinceremo noi, “i cattivi perdono sempre”. Ciononostante, il pendolo della storia ci riporta continuamente nelle grinfie di fanatismi, ideologie e integralismi (religiosi) che minacciano di distruggere la nostra civiltà.

Il punto è che la vittoria sui terroristi che oggi sono tra noi, nemici “interni”, passa attraverso una strategia militare e una sfida culturale. La sfida non è quella di essere più saldamente radicati nelle nostre tradizioni religiose, ma nell’assumere la consapevolezza di quella identità che pur nella diversità ci rende tutti ugualmente “europei”. Un’identità che non è religiosa.

È laica, anzi, è il trionfo della libertà. Il nostro stile di europei (europei si possono definire pure gli americani, gli australiani, gli israeliani) è quello che ci rende forti e ci fa guardare avanti. Un solo terrorista, lo abbiamo visto, può stroncare in pochi minuti un centinaio di vite umane senza neanche sparare tanti colpi.

Ma questo attacco al cuore dell’Europa, un cuore che pulsa in ogni città europea, rafforzerà la nostra coscienza comune. E per questo, alla fine, credo che il terrore non necessariamente favorirà populismi ed estremismi. Dovrà invece alimentare la reazione dei moderati e contribuire a formare una vera identità europea, né religiosa né nazionale ma politica e culturale, capace anche di rispondere alla guerra con la guerra.   

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