La nuova alleanza PD-Vendola? Un gelato al limone e cioccolato.
La nuova alleanza PD-Vendola? Un gelato al limone e cioccolato.
News

La nuova alleanza PD-Vendola? Un gelato al limone e cioccolato.

Bersani ricorda Occhetto: sposa Vendola e strizza l'occhio a Casini. Di Pietro col cerino in mano. I cattolici tremano. E Grillo incalza. Un caos

Comincia ad assomigliare un po’ troppo alla “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria quel che Pier Luigi Bersani sta costruendo in giro per l’Italia. Da un lato stringe un patto di ferro con Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà, facendosi forte del vicolo cieco in cui l’ascesa del Movimento 5 Stelle di Grillo e una serie di passi falsi come governatore hanno costretto Vendola. Dall’altro, apre alla cosiddetta “società civile” e fissa un denso programma di incontri, l’ultimo con il “terzo settore”, per dare a vedere che il suo non è un partito alla vecchia maniera, di quelli che nessuno sopporta più, ma un contenitore aperto ai cittadini e alle loro associazioni “di base”. Poi, una volta consolidata l’alleanza con Vendola e superato lo scoglio delle primarie (candidati Bersani, Vendola stesso, il guastafeste Renzi e probabilmente il transfuga centrista Tabacci), il leader del PD stringerà un’alleanza elettorale con l’UDC di Pier Ferdinando Casini.

Quest’ultimo, definitivamente convinto a deragliare a sinistra dalla mancata uscita di scena di Berlusconi, affetta serenità, fa le mosse giuste: “Bene, così tu organizzi i progressisti e io i moderati”, ha detto a Bersani.

Resta fuori dai giochi Antonio Di Pietro, e era inevitabile dopo gli attacchi al Quirinale sul caso D’Ambrosio, il consigliere giuridico del Presidente Napolitano morto d’infarto e forse anche di amarezza per quelle accuse di avere interferito nelle inchieste sulla trattativa Stato-mafia. Tutto chiaro? Forse. Ma è difficile non ricavare l’impressione di una macedonia stonata, che mette insieme frutti di bosco e papaya, arance e fichi d’india. O di un gelato al limone e cioccolato.

Già il PD è sventrato dalle polemiche interne sulla deriva tutta laica e a tratti anti-clericale degli ultimi tempi, una scelta forzata e rischiosa per Bersani. I cattolici, minoritari, spinti verso Casini. Poi c’è la difficoltà di rapporti tra Bersani e Vendola, che sembra superata in virtù del superiore interesse delle urne. Il miraggio del potere. Infine, c’è la prospettiva della fusione in un governo nazionale con l’UDC. Se Vendola ha già detto di vedersi male alleato di Buttiglione, per Buttiglione è più che probabile un certo disagio a convivere con Vendola. Forse, è per questo che il nuovo partito dei “progressisti e democratici” si chiamerebbe anche “il partito della speranza”. La speranza che si mettano d’accordo.

Sì, è proprio una gioiosa macchina da guerra quella che si sta allestendo. Una “Cosa” dalle molte sfaccettature, dai tanti colori, forse non populista ma certo demagogica come si deduce dalla bozza di programma in dieci punti di Bersani che tradisce l’obbedienza al vecchio concetto di classe e lotta di classe. Che altro significa la proposta di una patrimoniale per finanziare il welfare? Anche le dichiarazioni sui “diritti ai gay” sanno molto di “buoni i negri”. I diritti o sono di tutti o di nessuno. Identificare un gruppo particolare a cui regalare un diritto è retorica.

Intanto, fuori dalle alchimie, dai sommovimenti, dalla variopinta macchina da guerra del PD-UDC, Beppe Grillo e il suo M5S continuano a operare senza copertura mediatica, solo attraverso la rete, e zitti zitti le primarie le stanno già facendo, tramite il web. Ogni candidato “grillino” emergerà da una selezione virtuale che andrà all’assalto dei collegi, forte di una base di partenza informatica reale. E sbarrando il passo a Di Pietro e alle velleità di chicchessia di unirsi a loro, si presenteranno compatti e capillarmente diffusi, sottraendo voti soprattutto alla sinistra.        

Ti potrebbe piacere anche

I più letti