La classifica degli Highlander di Camera e Senato
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La classifica degli Highlander di Camera e Senato

Il commovente attaccamento allo scranno parlamentare dei matusalemme della politica: Pisanu e La Malfa jr. i primatisti

Per una volta mi sta davvero simpatico e trovo ammirevole il senatore di Italia dei Valori, Stefano Pedica. Che cosa ha fatto? Una cosa semplice ma geniale. È andato a contare le legislature dei colleghi parlamentari e ha postato su facebook una classifica dei dinosauri della politica o Highlander di Camera e Senato. Veri professionisti, che ancora oggi hanno qualcosa da dire per giustificare la loro ri-candidatura nelle prossime elezioni. E che addirittura hanno il coraggio di presentarsi come innovatori.

Il mondo cambia, i partiti si trasformano, l’Italia declina se non tracolla (anche grazie a loro) ma i recordman della permanenza in Parlamento continuano a seminare primati. Non si scollano, non si staccano, non si arrendono. Il posto fisso è un miraggio per le nuove generazioni di italiani, mentre loro hanno scoperto qualcosa di meglio: la poltrona fissa. Lo scranno a vita. L’usufrutto nella Casa della Repubblica. Nei palazzi del Potere.

Per la cronaca, i due vincitori del “premio fedeltà allo scranno” sono il democristiano Beppe Pisanu e il repubblicano Giorgio La Malfa, per più di 38 anni in Parlamento (Pisanu batte La Malfa di 33 giorni). Vi sfidiamo a dirci da qualche parte si trovino adesso, visto che la loro fortuna l’hanno fatta, negli anni e anche di recente, oscillando al centro, a tratti in dissenso e a tratti in appoggio ai potenti di turno. Preferibilmente al centro, dove l’oscillazione è più facile e rende di più. Come l’ex democristiano Mario Tassone, oggi Udc (34 anni e 14 giorni) o l’ex socialista ora pidiellino Francesco Colucci (33 anni e 34 giorni) che da tempo ricopre l’incarico di Questore (amministratore insieme ad altri due colleghi) della Camera dei deputati.

Tra i big, i più longevi sono Pier Ferdinando Casini (29 anni) e Gianfranco Fini (idem). Silvio Berlusconi, che negli ultimi 18 anni ha segnato nel bene e/o nel male la storia della Repubblica, al confronto è un pargolo. La sua scesa in campo risale “soltanto” al 1994. Prima di lui si sono aggiustati sugli scranni in Parlamento, tra gli altri, Massimo D’Alema (23 anni) e Umberto Bossi (21).

Sono cifre che rendono perfettamente l’idea di un Paese amministrato da una classe inamovibile di eterni candidati eternamente confermati, spesso grazie a un sistema che non lascia alcuna libertà effettiva di preferenza ai cittadini. Considerando i risultati ottenuti da questa classe o generazione di dirigenti politici, dai leader ai sottopancia, e gli anni o decenni di rimonta che ci aspettano con la prospettiva di lacrime e sangue per rimediare a tutti gli errori commessi, c’è da augurarsi un ricambio generazionale e politico. Con la speranza che poi non sia peggiorativo.

Un’ulteriore considerazione meriterebbe il crisma ereditario di alcuni Highlander (La Malfa, figlio di Ugo, è un emblema). Paradossalmente, va riconosciuta una qualità anche ai matusalemme della politica: quella di essere riusciti a rimanere in sella nonostante tutto. Segno che se i politici sono dei professionisti, gli elettori sono dilettanti. Almeno in Italia. Pedica osserva che in 100 possono vantare da un minimo di 16 a un massimo di 38 anni di vita in poltrona. Ne “La Vita Agra”, Luciano Bianciardi osservò che la bontà di un politico si misura non sul bene che fa agli altri, ma sulla “rapidità con cui arriva al vertice e sul tempo che vi si mantiene”. L’Italia è piena di cotali maestri, che speriamo non abbiano più discepoli. Anche perché, per dirla con Robin Williams nel film “L’uomo dell’anno”: “I politici sono come i pannolini: bisogna cambiarli spesso, e per lo stesso motivo”.    

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