L'anarchismo greco che contagia l'Italia
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L'anarchismo greco che contagia l'Italia

La rabbia eversiva cova sotto la cenere della crisi e la strategia degli anarchici greci contamina anche il nostro Paese

di Alfredo Mantici per Lookout news

Nel disastro economico, politico e sociale che ha investito la Grecia negli ultimi anni, si è innestata la più potente e determinata ondata anarco-insurrezionalista d’Europa. Gli anarchici greci sono i primi ad aver compiuto la scelta della lotta armata con l’uso reiterato delle armi da fuoco. Esse sono state usate tanto per uccidere giornalisti scomodi (come accaduto con Socrate Giolias ), quanto per assaltare banche. La minaccia delle armi riecheggia, infatti, in tutti i documenti dei sovversivi e negli slogan della “Cospirazione delle Cellule di Fuoco”, appartenente alla Federazione Anarchica Informale - Fronte Rivoluzionario Internazionale, attiva in Grecia. Il più recente dei quali recita: “Non un passo indietro: 7,62 mm nelle teste di chi ci ostacola”.

Gli anarchici greci sono così divenuti un punto di riferimento, anche per i compagni italiani. Non è un caso che Olga Ikonomuidou, una militante ateniese in carcere per rapina a mano armata, abbia dato il suo nome al “Nucleo Olga”, gruppo anarchico italiano che il 7 maggio 2012 ha gambizzato Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare.

La sintesi della violenza operativa e verbale delle cellule di fuoco greche è bene illustrata anche in un comunicato emesso dagli stessi anarchici ellenici per protestare contro il recente arresto, il 1 febbraio di quest’anno, di quattro militanti imputati per due rapine a mano armata compiute nella zona di Kozani, nel nord della Grecia. Tutti e quattro gli ostaggi - duramente picchiati dai poliziotti - in un video proveniente dai media dal tribunale di Kozani si sentono gridare: “Viva l’anarchia! Lunga vita all’anarchia, brutte fecce! Viva l’anarchia! Poliziotti, giudici, politici, non avete alcun motivo per dormire tranquilli. Abbiamo perso una battaglia ma non la guerra! Vaffanculo!”.

Come sostengono i quattro arrestati, le rapine alle banche servono non soltanto per autofinanziamento ma anche perché “la loro esistenza (delle banche, ndr) è una rapina continuata. Per noi anarchici costituiscono un obiettivo per attacchi di ogni tipo: incendiari, esplosivi e per rapine”. Come si vede, gli insurrezionalisti greci si sono inseriti a pieno titolo nel conflitto sociale che squassa la penisola ellenica da quando la crisi economica ha comportato l’impoverimento di più dell’80% della popolazione e che sta ora portando addirittura a casi di denutrizione diffusa nel Paese.

Negli ultimi tempi, a causa della durissima reazione della polizia - si parla di violenze ripetute contro gli arrestati e di carcerazioni in massa - la pressione ribellistica anarchica è calata. Anche se la scelta dell’esecutivo greco nei confronti della minaccia anarchica è stato sin qui soltanto muscolare, il fuoco tuttavia continua a covare sotto la cenere. Una cenere che nasconde non soltanto “indignados” tra la popolazione ma anche nuclei di persone armate che hanno già dimostrato di preferire la scorciatoia terroristica per raggiungere la soluzione dei drammi sociali ed economici locali.

Ciò detto, il problema non è più soltanto greco ma anche italiano: gli anarchici greci sono un punto di riferimento costante dei “nuclei di fuoco” sparsi in varie città d’Italia e, come loro, anche questi ultimi sembrano adottare le medesime tattiche e appaiono sulla difensiva in questo inizio d’anno. Ciò nonostante, con l’attentato contro Roberto Adinolfi hanno dimostrato di prediligere la via greca alla ribellione: non solo bombe e dimostrazioni violente, ma anche armi da fuoco. Atene resta il modello negativo per il nostro Paese, sia sul fronte della crisi economica e politica sia sulla possibile ripresa dell’eversione armata.

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