Kashmir, casalinghe contro talebani
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Kashmir, casalinghe contro talebani
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Kashmir, casalinghe contro talebani

Chiedono la pace e la serenità, non l'indipendenza, e sono pronte a tutto pur di fermare i militanti che vogliono ostacolarle

In una regione che non è ancora riuscita a trovare un modo per raggiungere un equilibrio di pacifica convivenza e mantenerlo, c'è chi si affida alla forza della disperazione per tentare di recuperare un briciolo di serenità. In un contesto di totale incertezza come può essere quello del Kashmir, quelle che sulla carta possono sembrare soltanto iniziative assurde, nella realtà finiscono con l'ottenere risultati inaspettati. Come è successo a un gruppo di casalinghe che, qualche tempo fa, ha dichiarato guerra ai militanti talebani.

Quella delle casalinghe pakistane è una battaglia molto poco conosciuta, spesso ostacolata persino dalle forze dell'ordine, ma è riuscita ad ottenere successi a dir poco straordinari. Queste donne hanno deciso di unire le loro forze quando, qualche mese fa, un'escalation di tensioni lungo la Linea di Controllo che ufficialmente divide la porzione di Kashmir pakistana da quella indiana ha costretto gli eserciti di entrambi i paesi ad aprire il fuoco l'uno contro l'altro, finendo col colpire anche villaggi di innocenti.

Stufe di questa assurda tensione attorno alla quale si è strutturata tutta la loro vita, le casalinghe del Kashmir pakistano si sono rese conto che l'unico modo per limitare gli incidenti, contribuendo così al mantenimento della pace, è quello di impedire che i militanti talebani possano continuare le loro attività terroristiche.

Con costanza e determinazione, questo gruppo di signore ha raggiunto risultati insperabili. Non solo perché le loro incursioni negli accampamenti dei talebani, anche se seguite, purtroppo, da raid violenti nei loro villaggi, hanno messo il problema degli sconfinamenti lungo la Linea di Controllo al centro dell'attenzione. Ma anche perché, lasciandosi trascinare dal coraggio delle loro donne, sempre più uomini hanno messo le loro forze al servizio di questa mini guerra contro gli estremisti. E monitorando i movimenti di questi ultimi sono persino riusciti ad lanciare l'allarme di numerosi tentativi sconfinamento, impedendone quindi la realizzazione. 

Secondo tanti l'escalation di violenze dell'ultimo periodo è la diretta conseguenza del progressivo miglioramento dei rapporti tra India e Pakistan, che giorno dopo giorno, e soprattutto dopo le ultime elezioni di Islamabad, quelle che hanno visto trionfare il Premier Nawaz Sharif, si sentono un po' meno nemici. Questo perché l'atmosfera, in Kashmir, non è più quella della partizione, quando erano i ribelli nazionalisti a battersi per l'indipendenza. Dopo tanti anni la popolazione si è abituata allo status quo, e non ha alcuna intenzione attivarsi per modificarlo. Purtroppo, però, i nazionalisti disillusi hanno lasciato spazio a militanti talebani che combattono una loro guerra, nel nome della violenza. E di fronte all'ipotesi che "la questione" del Kashmir venga definitivamente archiviata, la frequenza degli sconfinamenti è aumentata, costringendo New Delhi e Islamabad a intervenire con gli eserciti, contro il volere e l'interesse loro e della popolazione locale.

Risolvere il problema dei militanti non è facile. Gli interessi in gioco sono tanti, e sia l'India che il Pakistan hanno problemi più importanti di cui occuparsi. La guerra delle casalinghe, però, oltre a dimostrare che la popolazione locale è stanca di vivere tra una bettola e un bunker, rappresenta un segnale importante, che i Paesi dell'Asia del Sud, e non solo, dovrebbero cercare di sfruttare, prima che sia troppo tardi. Ovvero prima che siano i talebani a imporre il loro "ordine" anche in Kashmir.     

 
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