Jessica e Pamela: due casi, due storie di omicidio
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Jessica e Pamela: due casi, due storie di omicidio
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Jessica e Pamela: due casi, due storie di omicidio

Una a Macerata, l'altra a Milano. Giovani ammazzate con lucida efferatezza a distanza di qualche giorno. Analogie e divergenze della loro morte

Neanche 20 anni, una vita difficile alle spalle, uccise con una lucidità spaventosa. Non si conoscevano, vivevano a chilometri di distanza ma la loro fine le accomuna. È non si può parlare di Pamela Mastropietro se non si parla anche di Jessica Valentina Faoro.

Pamela Mastropietro e Jessica Valentina Faoro

Pamela aveva 19 anni, Jessica 18. Pamela aveva vissuto tra tossicodipendenza e la comunità per uscire dalla droga. Jessica era stata affidata al Tribunale di minorenni fin da piccolissima, aveva trascorso gli ultimi tempi passando dall’appartamento di amici (anche poco raccomandabili) all’altro, fino ad aver trovato lavoro pulendo la casa di estranei in cambio di un luogo sicuro.

Queste due storie sono diverse, ma allo stesso tempo sono legate dalla solitudine e dalla sofferenza. Pamela, per gli inquirenti sarebbe stata uccisa, smembrata in modo scientifico e poi messa in due trolley in un appartamento di Macerata. Certo, ancora si devono attendere gli esami del Ris, non ancora completati, ma per ora, tutto sembra portare alla pista dell’omicidio.

Alla fine di gennaio viene arrestato il senegalese Oseghale, 29 anni, per vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere. Vengono fermati anche Desmond Lucky, 22 anni, e Lucky Awelima, 27 anni, fermato a Milano mentre tentava di andare in Svizzera. Un quarto uomo sarebbe indagato ma lasciato a piede libero per ulteriori indagini anche se una delle piste sembrerebbe rimandare ai crimini tribali diffusi nei villaggi nigeriani.

E Jessica? Jessica è l’altro caso aperto in cui è stata effettuata l'autopsia ma per cui è ancora presto per entrare nei dettagli. Un fatto sono però le quaranta coltellate che l’avrebbero portata alla morte a Milano, il 7 febbraio scorso per mano di Alessandro Garlaschi, il tranviere di 39 anni ora in carcere accusato di omicidio. Tutto porterebbe a lui. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo aver accompagnato la moglie a casa della suocera, avrebbe aggredito la 18enne perché “respinto dalla ragazza". In una sostanziale ammissione di colpa al telefono con un operatore del 118 l’uomo avrebbe detto che Jessica era stata colpita per riuscire a difendersi. Un’affermazione che non sta in piedi perché il tramviere avrebbe tentato di bruciarlo per poi infilarlo in un borsone.

Le analogie

Le similitudini? Due storie molto tristi di due giovanissime che forse sono state uccise perché si sono ribellate ai propri aggressori che hanno cercato di far sparire i cadaveri. Con freddezza, ma senza riuscirci.

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