Intercettazioni: l'autoriforma di Pignatone
ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Intercettazioni: l'autoriforma di Pignatone
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Intercettazioni: l'autoriforma di Pignatone

Il procuratore di Roma vieta a pm e polizia giudiziaria di inserire negli atti le conversazioni "irrilevanti", utili per la gogna. Passo giusto, ma tardivo

"La polizia giudiziaria e il pubblico ministero dovranno evitare d'inserire nelle note informative, nelle richieste e nei provvedimenti, il contenuto di conversazioni irrilevanti e manifestamente non pertinenti rispetto ai fatti oggetto d'indagine".

Et voilà: con un banale guizzo di penna, il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone è riuscito là dove da decenni la politica dibatte, si arrovella, ma soprattutto non conclude nulla.

La gogna, ovverosia la vergogna delle intercettazioni cosiddette "penalmente irrilevanti" ma regalate dalle procure a tanti cronisti "amici" che poi ne fanno uso politico per devastare l'immagine di questo o di quello, viene finalmente rinchiusa in un'ordinanza che Pignatone ha emanato nei giorni scorsi.

La politica non esce bene da questa iniziativa: dimostra ancora una volta di essere pienamente succube della magistratura.

La circolare romana però conferma un'altra verità incontrovertibile: che già oggi esistono gli strumenti, ma anche le norme e le regole che potrebbero e dovrebbero impedire i mille abusi derivanti da un uso indebito delle intercettazioni. E conferma anche per troppo tempo, è evidente, ci sono stati magistrati e/o ufficiali di polizia giudiziaria che queste regole hanno violato impunemente.

A dire il vero, e va detto anche questo, non è la prima volta che un procuratore, sensibile ai temi dei diritti, interviene sui suoi sostituti per "responsabilizzarli" sulle intercettazioni.

A Panorama Piero Tony, fino al luglio 2014 procuratore capo di Prato, aveva raccontato questa storia: "Quando arrivai a Prato, nel 2006, prescrissi ai miei sostituti di fare un riassunto delle intercettazioni, evitando ogni inserimento testuale delle trascrizioni. È il riassunto la soluzione: i terzi indebitamente coinvolti restano protetti, e nessuno, per restare all’esempio, saprà mai che il sottosegretario è omosessuale. Ma così il pm dovrebbe fare fatica. Quindi preferisce il maledetto taglia-e-incolla, che troppo spesso si trasforma in un ferro incandescente".

Meditate, gente, meditate...

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