I 10 politici più importanti del 2014
I 10 politici più importanti del 2014
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I 10 politici più importanti del 2014

Da Renzi a Salvini passando per il Ministro Boschi e i sindaci Marino e Pizzarotti: ecco intorno a chi è girata la politica nell'ultimo anno

MATTEO RENZI

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante il seminario 'La buona scuola. Il futuro e' adesso!', presso la sede nazionale del Partito Democratico, Roma, 13 dicembre 2014. ANSA/STRINGER

In assoluto il personaggio, non solo della politica, di cui si è parlato di più quest'anno. Perché? Perché con i suoi 39 anni è diventato a febbraio il più giovane presidente del Consiglio dopo aver vinto due mesi prima il congresso del Pd ed essere stato eletto segretario di un partito da cui fino a poco tempo prima era considerato un alieno, un corpo estraneo, un intruso. Come ancora lo è per tutti quelli che Renzi si è impegnato a rottamare e per chi ha ancora in testa (Cgil compresa) un'idea di sinistra che niente ha a che fare con lui. Perché pur di fare il premier non si è fatto scrupoli a contraddire se stesso facendo fuori Enrico Letta dopo aver ripetuto ossessivamente per mesi che quello non era il suo obbiettivo e che se proprio si doveva andare a Palazzo Chigi bisognava passare per le urne. Poi è arrivata la sfilza di annunci e promesse e in tanti, tantissimi, sono diventati, nemmeno renziani, ma addirittura turbo-renziani.

Lui si è costruito una segreteria a sua immagine e somiglianza, una squadra di governo un tantino inesperta ma giovane e donna, ha assestato il primo colpo a Beppe Grillo quando durante le consultazioni lo ha implorato “Beppe esci da questo blog”, si è inventato gli 80 euro in campagna elettorale e ha stravinto le europee con uno storico 40%. E' andato a Bruxelles da leader del partito più votato d'Europa, si è fatto ascoltare da Merkel e Junker, ha imposto la sua Federica Mogherini a capo della politica estera. Nel frattempo si è quasi liberato di “Fassina chi?” e compagni e tra un po' sceglierà il prossimo presidente della Repubblica.

SILVIO BERLUSCONI

Silvio Berlusconi ANSA/ ETTORE FERRARI

Sarà anche scivolato più in basso nella classifica dei politici preferiti dagli italiani, ma con una condanna sulle spalle, l'interdizione dai pubblici uffici, la ridotta agibilità politica, l'obbligo dei servizi sociali a Cesano Boscone, l'uveite, i guai del Milan, l'opposizione interna a Forza Italia, anche nel 2014 Silvio Berlusconi si è reso imprenscindibile al dibattito politico. Intanto riuscendo a farsi ricevere, a gennaio scorso, nella sede del Pd di Largo del Nazareno per siglare con il giovane neo segretario un patto sulle riforme, rinnovato di nuovo solo qualche settimana fa, che – al di là dei più recenti scricchiolii – ha disegnato la nuova legge elettorale e la fine del bicameralismo perfetto. Ma che soprattutto lo ha imposto come interlocutore principale del premier nella partita per l'elezione del futuro presidente della Repubblica. Senza dimenticare l'apertura sui diritti civili delle persone LGBT propiziata dalla compagna Francesca Pascale e certificata da Vladimir Luxuria con tanto di invito a cena e selfie a tre.

MATTEO SALVINI

Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini durante una conferenza stampa presso la sede della Stampa Estera, Roma, 10 Dicembre 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Ribattezzato "l'altro Matteo", ma detto anche amichevolmente "Teo" (“con Teo tutta la vita” è stato il post dell'ex capo della comunicazione della Lista Tsipras Paola Bacchiddu, resa famosa dal suo lato b, il giorno dell'aggressione subita da Salvini a Bologna) quando a dicembre scorso diventa segretario, la Lega è un partito moribondo, piegato dagli scandali che hanno travolto Umberto Bossi e famiglia. Un anno dopo lui prende il 19% alle regionali nella rossa Emilia Romagna e diventa il leader politico più apprezzato alle spalle di Matteo Renzi e davanti a Beppo Grillo e Silvio Berlusconi. Ci riesce lasciando perdere tutto l'armamentario folclorico di corna e ampolle d'acqua sacra del Po e portando il partito su posizioni di estrema destra, proprio lui che qualche anno prima frequentava il Leoncavallo e si era inventato i “Comunisti padani”. A forza di gridare contro immigrati, clandestini, euro ed Europa, gli ascolti dei talk show si impennano e tutte le trasmissioni fanno a gara per ospitarlo. Salvini diventa talmente bravo che Berlusconi accarezza addirittura l'idea di candidarlo leader di tutto il centrodestra. Nel frattempo lui studia l'operazione più ardita che si possa immaginare da parte del leader di una forza politica che ha la parola “Nord” nel suo nome: conquistare il Sud. Ovviamente passando da Roma ex ladrona.

GRILLO&CASALEGGIO

Beppe Grillo con Gianroberto Casaleggio ANSA/ANGELO CARCONI

Per il duo della politica italiana il 2014 è stato un anno davvero amaro. Iniziato con l'esito, a loro sfavore, del referendum lanciato in rete tra gli attivisti per decidere se andare o non andare alle consultazioni di Matteo Renzi e la figuraccia rimediata da Grillo durante l'incontro in diretta streaming, quando dopo aver incessantemente inveito contro il suo interlocutore per una decina di minuti buoni, quest'ultimo gli ha intimato, quasi fosse un esorcismo, “Beppe esci da questo blog!”. Poi il deludente risultato delle europee di maggio (3 milioni di voti persi rispetto alle politiche del 2013) e lo slogan “vinciamo noi” perfidamente trasformato dai veri vincitori in “vinciamo poi”; la botta ancora più dura delle regionali. Soprattutto in Emilia Romagna, terra del sindaco dissidente Federico Pizzarotti. Mettici poi tutte le polemiche per l'alleanza in chiave anti-europea con l'Ukip di Nigel Farage, i malumori della base, le espulsioni contestate, la protesta degli attivisti sotto casa e si capisce perché a un certo punto lo stesso Grillo si sia detto "un po' stanchino".

MARIA ELENA BOSCHI

Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi nella sala Aldo Moro della Camera durante la presentazione di un libro su Nilde Iotti, Roma 4 Dicembre 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Quando quest'estate un noto settimanale di gossip ha pubblicato le foto del ministro accompagnata da un giovane “misterioso” alla Festa dell'Unità di Roma, schiere di colleghi parlamentari, di ogni colore politico, hanno provato una dolorosa stretta al cuore. Maria Elena Boschi, 33 anni da Laterina, avvocato, segni particolari "prediletta del premier", è stata il personaggio più corteggiato, inseguito, fotografato dell'anno. Candore mariano e tenacia militare, Maria Elena è l'unico politico che non perde mai la calma, nemmeno di fronte alle provocazioni più insinuanti.

In grado di reggere ritmi estenuanti di lavoro, dorme poche ore per notte e quest'anno non è andata mai in vacanza tranne tre giorni al mare con le amiche di sempre. Matteo Renzi le ha affidato il dossier più spinoso, quello delle riforme, e il compito più ingrato: mediare con la minoranza Pd. Deve aver capito che sarebbe stata in grado di qualunque cosa dopo averla vista in tailleur blu elettrico di Zara su tacchi a spillo rosa cipria al giuramento da ministro davanti al presidente Napolitano.

RAFFAELE FITTO

Raffaele Fitto, eurodeputato Fi durante il convegno da lui promosso "Per l'alternativa. Il mondo produttivo, l'emergenza-tasse e la legge di stabilità" a Roma, 27 Novembre 2014. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

L'uomo a cui non ne sta bene una. Raffaele Fitto, risultato il più votato in assoluto alle elezioni europee di maggio, non accetta niente della linea del suo partito. Straccerebbe volentieri il patto del Nazareno e prega ogni giorno che Silvio Berlusconi si tolga una buona volta di torno o quantomeno accetti di fare le primarie per scegliere il futuro leader del centrodestra lasciando perdere quel Matteo Salvini con cui lui non condividerebbe nemmeno l'ultimo tozzo di pane figurarsi il destino politico. Ieri l'enfant prodige del Meridione e amico di Massimo D'Alema che sogna di battersi contro Matteo Renzi, ha rifiutato l'investitura a candidato unico del centrodestra alle regionali in Puglia. “Non sta né in cielo né in terra” il suo commento risentito. A scorrere le foto dell'ultimo anno non ce n'è una in cui gli scappi un sorriso.

ALESSANDRO DI BATTISTA

Alessandro Di Battista ANSA/ANGELO CARCONI

Da quando Beppe Grillo lo ha sdoganato in tv, Alessandro "Dibba" Di Battista si è convinto di essere diventato il personaggio più citato del mondo, compreso Papa Francesco. D'altra parte chi non si appunterebbe sul quadernino degli aforismi le perle del neo membro del direttorio a cinque nominato alla fine di quest'anno da un Beppe Grillo? Da quella sul letame che va raccolto con la pala e non col cucchiaino ai più poveri tra tutti che sono quelli che hanno solo i soldi, a lui che non è né di destra né di sinistra bensì del '78, a tutti noi che finiremo a vendere rose nei bar delle zone ricche di Mumbai fino alla celeberrima sull'Isis (il famigerato Stato islamico che mozza le teste a giornalisti e operatori umanitari) che “deve diventare un nostro interlocutore”. Un ricco florilegio di provocazioni autocelebrative miste a banalità e credenze pseudoscientifiche. Con quella faccia da fotoromanzo Di Battista poteva limitarsi a sorridere. Invece parla, anzi, straparla.

CIVATI-CUPERLO-FASSINA

(S-D) Alfredo D'Attorre, Giuseppe Civati, Stefano Fassina, Anna Margherita Miotto e Gianni Cuperlo durante la presentazione di otto emendamenti alla legge di stabilità, firmati da una trentina di deputati, Roma, 18 novembre 2014. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Se quello di Renzi è il “partito della troika”, quello della minoranza Pd è “il partito della triade”. Sui giornali è diventato praticamente un marchio, “Civati-Cuperlo-Fassina”. Come per i tre moschettieri Athos, Porthos e Aramis, l'unione fa la loro forza. Non si può citarne uno senza trascinarsi dietro anche gli altri due. Pippo Civati, il dissidente eternamente in procinto di uscire dal PD; Gianni Cuperlo, dimessosi il 21 gennaio scorso da presidente del partito dopo che il neo segretario Matteo Renzi aveva ricordato in assemblea, durante una discussione in cui Cuperlo sosteneva la necessità delle preferenze nella legge elettorale, la genesi del suo approdo in Parlamento, attraverso il listino bloccato di Bersani. E infine Stefano Fassina, reso famosissimo dal birbantissimo “Fassina chi?” pronunciato il 4 gennaio dal solito Renzi. Dimissioni immediate da viceministro del governo Letta e promessa di odio eterno.

IGNAZIO MARINO

Ignazio Marino, Sindaco di Roma ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Da sindaco marziano un po' naif a coriaceo tutore della legalità. In un anno da primo cittadino di Roma Ignazio Marino ne ha vissute di ogni. E forse non poteva che essere così visto che ad amministrare la città più pazza del mondo può succedere anche di trasformarsi in una Madonna del Pellegrino portata in processione per la città sconvolta dagli arresti di mafia capitale dopo aver rischiato di doversi dimettere per una Panda rossa. Considerato fino all'altro ieri un incompetente, professionista della gaffe, inadeguato, quanto meno un po' sfigato, il chirurgo dem (che non si risparmia mai una metafora da sala operatoria) è entrato nel cuore anche del suo partito. Lo stesso Pd che per un anno non ha visto l'ora di toglierselo dai piedi, adesso lo ritiene un insostituibile. Addirittura ricandidabile. Ma a Roma, come si è visto, in pochi mesi può succedere di tutto: assunzioni attraverso curricula farlocchi, spericolate dichiarazioni pro stupefacenti, parcheggi in divieto di sosta, matrimoni gay annullati, maiali tra la monnezza, nubifragi, frane, la quasi bancarotta fino a vincere un oscar per la sua grande bellezza.

FEDERICO PIZZAROTTI

Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, ai tempi del M5S ANSA/ SANDRO CAPATTI

Ossia "la spina nel blog". Pur di riuscire a farsi espellere dai 5Stelle il sindaco di Parma ha organizzato addirittura la Leopolda dei dissidenti grillini (roba che è stato vietato ad altri l'uso del simbolo per molto ma molto meno). Parlamentari, sindaci, attivisti tutti uniti contro l'andazzo generale del Movimento tra espulsioni e direttori. Ma Grillo e Casaleggio non ci sono cascati: fuori lui, fuori anche un pezzo enorme di consenso. Così se lo sono tenuti a rischio di vedersi sfilare la leadership del Movimento da sotto il naso e dal di dentro. La strategia del sindaco in fondo è chiara e ricalca molto quella renziana, ossia contrapporre l'attività sua e di tanti altri amministratori sul territorio alla palude romana e le sparate mediatiche di chi si è seduto, letteralmente, in Parlamento. Giovane, belloccio, rassicurante lui quanto “stanchini”, invecchiati e rancorosi gli altri. Potrà farcela.

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