Grillo, Farage e il libero voto della rete
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Grillo, Farage e il libero voto della rete
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Grillo, Farage e il libero voto della rete

Qualche domanda al fondatore del M5S dopo l'apparentamento con il leader ultrà inglese

Che cosa ci fa in Europa un partito politico che nel suo simbolo presenta cinque stelle che simboleggiano acqua, energia, trasporti, ambiente e sviluppo in compagnia di un altro partito di ispirazione ultraliberista e nazionalista che sostiene che i cambiamenti climatici non esistono, le rinnovabili sono una boiata pazzesca e la Green Economy rischia di uccidere il Paese?

E come mai, tra le opzioni che potevano scegliere gli iscritti certificati del M5S (a proposito: certificati da chi?), non c'erano i Verdi europei né altri gruppi politici come il Gue (la sinistra radicale cui è iscritto il greco Alexis Tsipras), ma solo gli euroscettici di destra (Efd) di Farage, Allam e Speroni, i Conservatori e Riformisti Europei di David Cameron (ma anche di Forza Italia) e il non apparentamento? Chi decide insomma chi vota cosa, su quali basi, perché? Che cosa significa garante (Beppe Grillo) quando è il garante stesso a decidere la linea politica mettendo i militanti di fronte al fatto compiuto? E infine: perché in Italia lo streaming - la declamata trasparenza - viene riservato a Renzi e Bersani, mentre in Europa non c'è traccia di che cosa si siano detti Farage e Grillo a Londra e l'unica testimonianza fotografica è un selfie da pub tra due anziani show men sulla via del tramonto?

A queste domande, lo sappiamo, non risponderà nessuno del M5S, perché nessuno - che non sia uno sciocco ripetitore e che non si chiami Beppe o Gianroberto - è autorizzato a rispondere. E passi che nessuno risponda a noi, vituperati giornalisti della kasta, servili per definizione. Quando però queste domande se le fanno decine di migliaia di militanti della prima ora, quando queste domande se le fa un parlamentare regionale come Vittorio Bertola del M5S torinese o i parlamentari Giulia Sarti e Cristian Iannuzzi si apre, dentro le cinque stelle, un problema grande come una casa. Un problema politico. Che può essere sciolto solo da Grillo e Casaleggio.

Ci dicano: quanta disinvoltura ci vuole per passare nel giro di un anno da Ro-do-tà a Fa-ra-ge? Che cos'hanno in comune il Nobel Dario Fò e quella vecchia volpe della politica neopopulista e maschilista che è  Farage? I tripli salti mortali carpiati sono compatibili con la bandiera della coerenza? O è solo, come pensiamo, l'ultimo  spettacolo surrealista di quel genio del palco che è Beppe Grillo? Fosse così, e non lo sappiamo, forse Beppe ha sbagliato (l'ultimo) mestiere. Qualcuno del M5S, oltre ai vituperati giornalisti, se ne sta accorgendo. E il giochino del non siamo di destra, né di sinistra ma oltre, prima o poi, rischia di scoppiargli in mano. Lasciando sul terreno anche le illusioni e la passione civica di decine di migliaia di militanti ed elettori che, nonostante tutto, hanno creduto e continuano a credere a una politica pulita e partecipata, il vero autentico tesoretto del M5S degli esordi.

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