Aspettando un governo che governi
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Aspettando un governo che governi

Le parole (e le 9 ipotesi ) sulla nuova imu sono l'ultimo episodio di un malcostume che gli italiani non sopportano più. Serve un esecutivo che decide

Il dibattito sull’Imu, lo scambio di accuse sulla politica fiscale, dimostra che in Italia comanda ancora una politica piccola e un governo ininfluente. Anzi, governo? Quale governo?

C’è bisogno di una stabilità di governo ma, appunto, della stabilità di un governo. Un governo che governi. Che prenda decisioni, che non offra al pubblico dibattito 9, 10 o più opzioni (ipotesi, proposte, simulazioni) di come per esempio riformare la tassa sulla casa. Gli italiani sono stanchi di non essere governati, stanchi non della politica ma di una certa politica che non fa il suo mestiere: decidere, amministrare. Di certi politici che dovrebbero legiferare, non scannarsi a colpi di dichiarazioni.

Il ministro dell’Economia, Saccomanni, si comporta da super-tecnico, da coordinatore dei tecnici del Tesoro. Il suo libro dei numeri offre il destro per lo scontro fra le due e più anime del governo di Enrico Letta. Lo stesso premier è un ottimo comunicatore. Spinge e pompa ogni provvedimento (l’ultimo, il rafforzamento delle misure contro la violenza sulle donne), tranne quelli di cui l’economia avrebbe maggior bisogno (rispetto ai quali il paese avverte una maggiore urgenza).

Negli Stati Uniti, la politica ha un ruolo importante ma confinato nel suo spazio. La politica serve soprattutto a consentire agli individui di portare al pieno sviluppo le proprie capacità. In qualche modo, la politica facilita ma non ingabbia. Libera, invece di costringere. E non monopolizza il dibattito, non condiziona il privato. Senza mitizzare la politica americana o di altri paesi di tradizione liberale e democratica, nei paesi anglosassoni e in quelli di radicata civiltà politica l’individuo è il fulcro, lo Stato uno strumento. La politica governa. Da noi si dibatte all’infinito, a cominciare dal governo e dai suoi ministri (spesso l’uno contro l’altro), senza poi assumere alcuna decisione. A parole abbiamo deciso tutto e il contrario di tutto. In realtà, il governo vive di annunci, rinvii, conferenze stampa e documenti teorici con dovizia di inutili opzioni.

Adesso, il centro del dibattito è l’abolizione dell’Imu sulla prima casa. La legittima richiesta di Berlusconi e del Pdl al premier Letta di onorare il solenne impegno assunto nel discorso della fiducia davanti al Parlamento (superare l’Imu sulla prima casa) viene tacciata come pretesto per far cadere il governo. Tutti ci chiediamo a chi resterà in mano il cerino. Ma c’è una domanda ancora più urgente: se anche Pdl e Pd non hanno adesso interesse a far cadere Letta, saranno capaci di tenerlo in piedi? Soprattutto: il governo Letta è in grado, in questo confuso e per certi versi drammatico momento del paese, di varare le misure di cui c’è bisogno? A quando le decisioni sul taglio della spesa pubblica e dei privilegi (tuttora c’è chi va in pensione a cinquant’anni mentre il paese è diviso in tutelati-privilegiati e paria)?

A quando un governo vero? Non un governo del fare a parole, e dei sogni infranti ogni secondo, ma un governo serio, consapevolmente impopolare? Sapete qual è il politico che alla prova degli anni ha dimostrato in Europa la forza di una vera leadership? Gerhard Schröder, il cancellerie social-democratico tedesco dal 1988 al 2005, che ha imposto alla Germania una radicale riforma sociale osteggiata dalla sinistra del suo partito, l’SPD. Quella riforma grazie alla quale oggi la Germania è prospera e detta legge nel continente. Ecco, se la sinistra italiana è priva del suo Schröder e pensa di poter restare al potere o di conquistarlo solo grazie alla defenestrazione giudiziaria del Cavaliere, fa peccato contro se stessa e contro gli italiani.

Il Pdl almeno l’ha detto chiaramente: l’Imu sulla prima casa va abolita. Letta è il premier. Letta è del Pd. È dal Pd che gli italiani si aspettano la responsabilità di decisioni chiare. Decisioni comunque. L’Imu non può essere abolita sulla prima casa? Lo si dica. Letta lo dica. Ma nascondersi dietro una lista di ipotesi di scuola, no grazie.    

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