Giulio Regeni: tutti i misteri della morte in Egitto
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Giulio Regeni: tutti i misteri della morte in Egitto
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Giulio Regeni: tutti i misteri della morte in Egitto

Perchè è stato torturato? Chi voleva ucciderlo? Cosa nascondono le autorità egiziane? Tutti i dubbi sulla morte del giovane italiano

I dubbi sono ancora molti. In attesa di notizie ufficiali, permane comunque anche l'ipotesi dell'omicidio politico dietro la morte per torture di Giulio Regeni, il cui corpo senza vita è stato ritrovato mercoledì 3 febbraio alle porte del Cairo, lungo la strada che conduce ad Alessandria, lontano sia dalla residenza (el Dokki, quartiere centrale di Giza) sia dal luogo dove la sera del 25 gennaio (data della sua scomparsa) aveva appuntamento con un suo amico, nel centro della metropoli egiziana. Ecco i tanti aspetti ancora da chiarire sulla morte del giovane

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1 - Il lavoro al Manifesto

Collaboratore sotto pseudonimo del Manifesto, il 28enne studente friulano progettava di intervistare diversi attivisti sindacali e proprio questa sua attività giornalistica potrebbe essere la causa di una morte che getta un'ombra pesante nei rapporti tra l'Egitto e l'Italia, che chiede al governo del Cairo e al suo uomo forte Abdel Fattah al Sisi di fare piena luce su una vicenda da cui emerge un ruolo controverso, se non oscuro, della polizia egiziana. Cosa nasconde?

2 - Le inchieste sui movimenti operai

"Aveva paura per la sua incolumità", ha dichiarato ai microfoni di Radio Popolare Giuseppe Acconcia, che conosceva bene Giulio ed è a sua volta collaboratore del Manifesto. Sempre secondo quanto riferito da Acconcia, Giulio si occupava soprattutto di movimenti operai e di sindacalismo indipendente e aveva anche contatti con l'opposizione egiziana. Che abbia scoperto qualcosa di scomodo per il Governo?

3 - Gli arresti finti

Due persone sono state arrestate venerdì 4 febbraio al Cairo in relazione alla morte di Giulio Regeni. "Le agenzie di sicurezza", avrebbero affermato fonti anonime "hanno raccolto importanti indizi sul caso, in base ai quali si è trattato di un gesto criminale e non collegato al terrorismo". Poi però la scoperta della bugia: i due non sono stati arrestati ma solo "fermati" per sospetti e rilasciati.

Fonti italiane raccontano il giallo in altro modo: gli egiziani avrebbero tentato di forzare la mano mettendo sul piatto due colpevoli per chiudere la vicenda, ma davanti alla ferma opposizione italiana avrebbero dovuto fare marcia indietro. Dunque si ritorna al punto di partenza. Cosa nascondono le agenzie di sicurezza? 

4 - Il balletto di versioni

Il mistero che avvolge la morte di Regeni accomuna la sua fine a quella di molti blogger, attivisti, sindacalisti e giovani protagonisti laici della rivolta di piazza Tahrir (quella che cacciò Hosni Mubarak dal potere), spariti nelle careri egiziane e poi ritrovati cadaveri in qualche angolo del Cairo. E come nel loro caso, anche per quello di Regeni è stato inscenato dalle autorità egiziane un balletto di versioni contraddittorie, con la Procura ad affermare nelle prime ore che che il ragazzo era stato torturato prima di essere ucciso e la polizia a sostenere invece la tesi di un tragico incidente stradale.

In seguito Ashraf al Anany, direttore dell'ufficio stampa del ministero dell'Interno egiziano, ha sostenuto che i segni sul corpo dello studente italiano siano lividi e abrasioni, smentendo la ricostruzione fornita da Hosam Nassar, direttore della Procura di Giza, che aveva invece parlato di segni di tortura sul corpo del ragazzo.

Cosa che è invece stata confermata dall'esame autoptico effettuato ieri sul corpo del giovane rientrato a Roma: torure e morte per rottura dell'osso del collo.

5 - I dubbi sulla scomparsa

Giulio Regeni è scomparso proprio il 25 gennaio, anniversario della rivoluzione egiziana sempre accompagnato da disordini e arresti (quest'anno peraltro meno numerosi e non segnalati da un comunicato del ministero dell'Interno nella zona del Cairo dove lo studente è sparito). Per questo, in un primo tempo, si era pensato che fosse stato arrestato durante una manifestazione.

Malek Adli, un noto avvocato egiziano e attivista spesso in tv, secondo il sito dell'emittente Al Arabiya che lo cita come legale che "segue la vicenda di Giulio", subito dopo la scomparsa ha detto che "non è chiaro se dietro la sua scomparsa ci sia un caso politico".

Una fonte al Cairo ha riferito all'Ansa che "due persone" hanno contattato Regeni "per messaggio e telefono tra le sette e le sette e tre quarti" di sera, confermando che la sparizione dunque è avvenuta verso le 20 durante uno spostamento tra il quartiere di El Dokki, sulla sponda sinistra del Nilo, e il centro che è su quella destra.

In un messaggio diffuso su Twitter per agevolare le ricerche è stato precisato che il giovane stava andando dalla stazione della metropolitana di Bohoot a quella di Bab Al Louq, circa 5 km in linea d'aria più a ovest, per poi recarsi a una festa di compleanno in un appartamento del Cairo. 

6 - Le auorità italiane

La realtè, dunque, è  che il mistero della morte del ricercatore friulano è tutt'altro che vicino ad una soluzione. "A quanto risulta dalle cose che ho sentito sia dall'ambasciata sia dagli investigatori italiani che stanno cominciando a lavorare con le autorità egiziane - non ha potuto che confermare il ministro degli esteri Paolo Gentiloni - siamo lontani dalla verità". "Ci aspettiamo - ha aggiunto il ministro della Giustizia Andrea Orlando - che sia raggiunta al più presto e che sia fatta giustizia. Chiediamo piena collaborazione alle autorità egiziane e chiediamo loro di agire con determinazione, trasparenza e rapidità".

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