Il Giubileo dei due Papi tra paura e misericordia
ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
Il Giubileo dei due Papi tra paura e misericordia
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Il Giubileo dei due Papi tra paura e misericordia

Francesco apre la Porta Santa tra imponenti misure di sicurezza. Dietro di lui Benedetto XVI. Una Chiesa tra riforme e continuità

Una Chiesa in bilico tra desiderio di rinnovamento e fedeltà alla tradizione. Coraggiosa nello sfidare le minacce e aperta al dialogo. È la Chiesa di Papa Francesco che, tra imponenti misure di sicurezza, ha aperto a Roma la Porta Santa della Basilica di San Pietro. L’aveva già aperta a Bangui, il 29 novembre nella Repubblica Centroafricana. Il Giubileo è iniziato in periferia prima che nella capitale della cristianità. E il 13 dicembre le Porte Sante si apriranno in tutte le diocesi del mondo.

Non c’era moltissima folla in piazza san Pietro per il primo grande evento del Giubileo. I fedeli probabilmente si sono tenuti lontani dal timore delle minacce dell’Isis e dai controlli di polizia. Ma la priorità di Francesco non è riempire le piazze, bensì le Chiese. “Abbandoniamo ogni forma di paura e di timore perché non si addice a chi è amato; viviamo piuttosto la gioia dell’incontro con la grazia che tutto trasforma”, ha detto il pontefice nell’omelia della messa dell’Immacolata celebrata in piazza san Pietro.

L'abbraccio dei due Papi
Un Anno Santo che suona inoltre come un appello al popolo per vincere gli ostacoli alle riforme, scandali e veleni che rallentano il cammino della Chiesa. Tuttavia la linea della continuità rimane centrale per questo pontefice. L’abbraccio con Benedetto XVI ai piedi della Porta Santa è stato il segno emblematico ed eloquente di tale continuità. Così come l’immagine storica del Papa emerito che ha attraversato la Porta Santa dietro al Papa in carica. Una cerimonia molto semplice (assai snellita rispetto a quella del 2000) ma simbolica.

A 50 anni dal Concilio
E la continuità è stata richiamata anche nell’omelia di Papa Francesco per la Messa dell’Immacolata in piazza san Pietro: “Oggi varcando la Porta Santa vogliamo anche ricordare un’altra porta che, cinquant’anni fa, i Padri del Concilio Vaticano II spalancarono verso il mondo. Questa scadenza non può essere ricordata solo per la ricchezza dei documenti prodotti, che fino ai nostri giorni permettono di verificare il grande progresso compiuto nella fede. In primo luogo, però, il Concilio è stato un incontro. Un vero incontro tra la Chiesa e gli uomini del nostro tempo. Un incontro segnato dalla forza dello Spirito che spingeva la sua Chiesa ad uscire dalle secche che per molti anni l’avevano rinchiusa in sé stessa, per riprendere con entusiasmo il cammino missionario. Era la ripresa di un percorso per andare incontro ad ogni uomo là dove vive: nella sua città, nella sua casa, nel luogo di lavoro... dovunque c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare la gioia del Vangelo. Una spinta missionaria, dunque, che dopo questi decenni riprendiamo con la stessa forza e lo stesso entusiasmo”.

La tenerezza di Dio
Forza ed entusiasmo di cui ha tanto bisogno oggi la Chiesa di Francesco. “Non abbiamo paura. Lasciamoci accarezzare dalla tenerezza di Dio”, ha aggiunto il Papa all’Angelus. La misericordia, infatti, è il tratto “distintivo del cristiano” e del “volto di Dio”.

ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
Papa Francesco e Papa Benedetto XVI si salutano all'apertura della Porta Santa - 8 dicembre 2015
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