Gianni Cuperlo, non diversamente dalemiano
Ansa/Claudio Peri
Gianni Cuperlo, non diversamente dalemiano
News

Gianni Cuperlo, non diversamente dalemiano

Ritratto del triestino candidato alle primarie del Pd da sempre legato a D'Alema, senza esserne però un burattino

Il look fané da intellettale triestino fa a pugni con il giubbetto alla Fonzie. Dopo le primarie del Pd, l’8 dicembreGiovanni (detto Gianni) Cuperlo farà a pugni politici con il futuro segretario Matteo Renzi. Tutti i sondaggi danno il sindaco di Firenze vincitore, ma danno anche Cuperlo come suo oppositore interno.

Cuperlo, come l’ultimo dei Mohicani dei “Lothar” di Palazzo Chigi, e a differenza dei ministri ex Pdl, non si dice diversamente dalemiano. No, a Lucia Annunziata in “Mezz’ora”, domenica 1° dicembre, ribadisce di essere dalemiano. Insomma, di restare fedele all’uomo con i baffi, al quale non solo scrisse un fiume di discorsi (molti neppure utilizzati da Massimo D’Alema), coniò il celebre titolo del libro “Un paese normale”, ma magari avrà fatto anche qualche fotocopia.  “Gianni, è l’unico che lavora di tutti noi”, ricordava sempre “Max”, presidente del Consiglio, a Fabrizio Rondolino, Claudio Velardi, Nicola Latorre, Marco Minniti. “Gianni”, preso dal suo mondo di filosofi e scrittori mitteleuropei (il più amato Rainer Maria Rilke), non si è mai molto curato molto degli umori dell’uomo con i baffi. Alcuni economisti di grido, che se la tiravano, invece andavano in bestia quando alla Fondazione Italianieuropei, il “capo” qualche mattina neppure rispondeva al loro saluto, magari per non deconcentrarsi, “diciamo”. 

Cuperlo ha sempre lavorato a testa bassa. Ha cercato di mediare, di spegnere gli incendi., a volte con raffinato umorismo. Ai cronisti parlamentari che alla vigilia del fallimento della Bicamerale gli chiedevano notizie su quel putiferio di accuse e controaccuse tra D’Alema, Gianfranco Fini da un lato e Silvio Berlusconi dall’altro, e Romano Prodi che ci metteva del suo, “Gianni” rispondeva: “Ma no, ma no, ragazzi, c’è solo un po’ di fibrillazione, però vedrete che delle riforme costituzionali si parlerà ancora a lungo”. Insomma, dava notizie storiche inservibili per il pezzo di giornata. 

Mai un pettegolezzo, un lasciarsi andare a qualche confessione nel Transatlantico di Montecitorio, dove è entrato come deputato solo nel 2006, ma incline alla colta ironia. Del tipo: “Stamattina, un tizio in macchina, mi ha chiesto: ah’ dotto’ me sai dì do’ ‘sta viale Kent? Io mi sono messo a ridere, si pronuncia ovviamente come si scrive Kant. Ma questa è Roma, l’adoro…”. 

Cuperlo non è solo serioso, come appare. Adora il genere pulp dello scrittore texano Joe R. Lansdale. Libri dove sembra di piombare in un film di Quentin Tarantino. Chissà se ha tratto dalle pagine di Lansdale il nome del suo cane: Floyd.  Della sua vita privata si conosce poco. La moglie Ines la conobbe durante un viaggio nella Corea del Nord. Ci sta, per l’ultimo segretario della Fcgi, che regalò a D’Alema per i suoi sessant’anni l’ultima targa dei giovani comunisti. 

Cuperlo rappresenta la vecchia sinistra rispetto a Renzi. Ma il sindaco di Firenze non si capisce bene quale sinistra rappresenti. Cuperlo dice che comunque anche il ventennio di quella sinistra deve essere superato. Renzi presenta ricette tardo blairiane. Entrambi sembrano arrivati fuori tempo massimo rispetto agli appuntamenti del riformismo. Ma almeno con il garbato, un po’ snob, intellettuale triestino, si sa meglio con chi si ha a che fare: Massimo D’Alema. Di cui però il fedele  “Gianni” non è affatto un robot. Dopo una vita tra le sudate carte, Cuperlo ha tirato fuori la grinta, quella di chi ha saputo aspettare.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti