Ghiaccio in classe contro l'afa
Ghiaccio in classe contro l'afa
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Ghiaccio in classe contro l'afa

Si usa in Cina, nelle scuole di campagna, dove nessuno può permettersi un condizionatore

Siamo abituati a vedere immagini di una Cina che è nel pieno di un incredibile e rapidissimo processo di sviluppo economico: grattacieli, treni ad altissima velocità, infrastrutture colossali, persino astronavi. La fotografia di questa settimana ci ricorda che non così lontano da Pechino e Shanghai esiste un'altra Cina, che forse è rimasta un po' indietro rispetto alle metropoli che hanno funto da locomotiva alla crescita, ma che non per questo manca di spirito di iniziativa.

Quella che vediamo immortalata è una classe di campagna, a Jinan, nella provincia orientale dello Shandong, dove d'estate le temperature salgono molto. E, mentre nei grattacieli delle grandi città il problema dell'afa viene risolto facendo ricorso ai condizionatori d'aria, altrove non ci si possono permettere simili lussi e ci si deve arrangiare con quello che si ha a disposizione. Così, il preside di questa scuola ha pensato di acquistare un blocco di ghiaccio e farlo depositare sulla cattedra. Sciogliendosi a poco a poco, concederà a insegnanti e studenti un po’ di frescura e un po’ di sollievo dalle calure estive. Soprattutto nei giorni degli esami di fine anno. Presto, forse, la scuola potrà permettersi anche un condizionatore vero, ma, per ora, possiamo vedere che ha preferito dotarsi di banchi nuovi per i ragazzi – e deve ancora pensare all'acquisto di una nuova cattedra.

La qualità dell'istruzione nelle aree rurali della Cina – dove abita circa la metà della popolazione – deve essere migliorata e la condizione degli studenti è ancora precaria. Tale situazione è figlia dei primi anni del Maoismo, quando il sistema scolastico delle città e quello delle campagne vennero tenuti differenziati. Ancora oggi il numero di giovani che provengono da un contesto rurale e riescono a superare le complesse procedure di ammissione alle grandi Università del paese è nettamente inferiore rispetto a quello di coloro che hanno studiato in città e che rappresentano la larga maggioranza della popolazione accademica. Gli sforzi del governo per correggere questa situazione non mancano, e a questi si aggiungono l’impegno e la voglia di emergere dei cinesi di campagna.

 

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