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«Eurolega, un modello innovativo per chi investe nello sport»

Faccia a faccia con Maurizio Gherardini, uno dei manager più esperti del basket mondiale alla vigilia della fase decisiva del torneo che sogna (ma sarà impossibile) di colmare il gap con lo sport Usa

Classe 1955, romagnolo di Forlì. Prima giocatore di basket, poi allenatore, un po' giornalista e soprattutto grande dirigente. Una di quelle figure che ogni tanto – da italiani – ci piace definire "cervello in fuga" nel senso che è andato via e fuori dall'Italia ha costruito un pezzo fondamentale del proprio percorso professionale. Maurizio Gherardini è questo e altro, ma soprattutto è uno dei rari manager capaci di una visione a 360 gradi sullo sviluppo dello sport (nel suo caso il basket) tenendo legati tutti gli aspetti: campo, business, passione e sguardo sul futuro partendo dalla base solida di trent'anni di carriera.

Risponde da Istanbul alla vigilia della fase decisiva dell'Eurolega che porta alla Final Four di Colonia (30 maggio 2021 il nome della vincente). In Turchia lavora come responsabile del progetto del Fenerbache: un club che, se fosse possibile, sarebbe oggi un anello di congiunzione perfetto tra il basket europeo e il mondo dorato della NBA che ha conosciuto a Toronto dopo aver partecipato all'epopea di Treviso negli anni Novanta. Parliamo di Eurolega e di stato di salute della pallacanestro al di qua dell'Oceano.

Maurizio Gherardini, come sta il basket da noi?

"Ci sono diverse realtà di ottima qualità dentro l'Eurolega, realtà che hanno fatto investimenti importanti per adeguarsi anche se non è possibile paragonarsi per dimensioni allo sport professionistico americano"

E' un gap che riusciremo prima o poi a colmare?

"Non credo sia possibile perché dipende dalle enormi differenze nella dimensione del business e nella ricchezza che permette di fare cose che nessun'altro può fare. Come tecnica e organizzazione il nostro è un bellissimo prodotto e non siamo così distanti, ma se guardiamo alla struttura dei club ci rendiamo conto che sono mondi non paragonabili"

Quindi l'Eurolega cosa rappresenta?

"L'inizio di un percorso, un prodotto ormai che si è affinato ed è maturato con un formato estremamente attraente per sponsor e tifosi come dimostra l'equilibrio anche dell'ultima edizione per arrivare a questi playoff. L'Eurolega può essere l'inizio di un percorso eccitante, ma è un percorso che va compiuto pensando sempre che oggi nella gestione dello sport in generale non si può non ricordare che bisogna puntare a renderlo più sostenibile possibile e a dare ritorno a chi investe, creare assets e valore, dare un futuro alle squadre perché altrimenti non si cresce. Non dico dobbiamo essere per forza tante leghe NBA, ma pensare a un concetto come licenza o franchigia è importante per portare più gente a investire risorse. E' il nuovo modo di fare sport"

E' un dibattito che sta attraversando anche il mondo del calcio

"E' normale che sia così, è l'evoluzione della società"

Perché l'Italia non vince un'Eurolega da vent'anni e ne ha vinte solo due negli ultimi trenta mentre prima dominava?

"Questione di cicli sportivi che rappresentano anche i cicli di un'economia. Il basket italiano è sempre stato un basket di grandi giocatori, allenatori, club e realtà industriali che investivano. Negli anni d'oro si sedevano allo stesso tavolo Benetton, Scavolini, Stefanel, Ferruzzi e altri ed era la testimonianza di una realtà imprenditoriale importante che con gli anni è venuta progressivamente a calare"

Magari è mancata anche una visione?

"Ogni tanto ce la raccontiamo, però. Per me è sempre stato stimolante combattere i grandi budget con le idee"

Quante volte ha vinto?

"Una, ma ho vissuto la final four per nove volte e ho perso finali anche incredibili con squadre eccezionali come la mia Benetton di Kukoc contro il Limoges o sfide decise negli ultimi istanti di gioco. Tutti ricordi bellissimi, anche vincere come è capitato a noi davanti ai nostri tifosi a Istanbul resta qualcosa di incredibile"

Chi vince questa Eurolega?

"In questo momento uno direbbe Barcellona, per gli investimenti e la struttura della squadra che ha messo insieme. Ma la formula delle final four si presta a tantissime sorprese, quindi Barcellona, Efes, CSKA Mosca e Milano sono le favorite naturali per esserci, poi la storia dimostra che può succedere di tutto"

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