ernesto galli della loggia
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Il professor Galli del Ceffone invita a menare chi esprime idee che non gli piacciono

Qualche anno fa, Jonathan Gottschall, un mite accademico della Pennsylvania, pubblicò un libro intitolato Il professore sul ring al fine di spiegare «perché gli uomini combattono e a noi piace guardarli». Come qualche volta accade a chi è abituato a passare la vita chino tra i libri, Gottschall si fece folgorare dalla lotta, in particolare dalle arti marziali miste. A Ernesto Galli della Loggia è accaduta la stessa cosa: mentre il professore americano si è misurato in prima persona con gli sport da combattimento (ricavandone pure parecchi lividi), l'editorialista del Corriere della Sera appartiene alla vecchia scuola di coloro che incitano allo scontro e poi se la danno a gambe. O, peggio, si godono lo spettacolo dal salotto.

Spieghiamo. Da qualche tempo, come è noto, Galli si è trovato un redditizio passatempo: spiegare alla destra come fare la destra. Il fine commentatore insiste a esaminare il dna di Fratelli d'Italia e di Giorgia Meloni in cerca di tracce di fascismo. Non gli importa che i conservatori italiani abbiano affrontato un percorso lungo, impervio e sofferto proprio al fine di fare i conti con l'eredità del Ventennio. No, Galli insiste che non è stato fatto abbastanza: urgono - dice - ulteriori prese di distanza, ulteriori esami del sangue, ulteriori prove di fedeltà alla democrazia. In realtà, ciò che Galli vuole è chiaro: la destra deve comportarsi e ragionare come pare a lui. E' un vecchio vizio da intellettuali, questo: pretendere che tutti si adeguino a ciò che la Mente Illuminata stabilisce, che si inginocchino al cospetto del Supremo Distributore di patenti di presentabilità.

Giorgia Meloni, armatasi di santa pazienza, ogni volta sta ad ascoltare il professore e gli replica con garbo – un po' come si fa con gli zii brontoloni – che la destra non ha certo bisogno di nuove radiografie. Galli, sentendosi oltraggiato, monta su tutte le furie, e settimana dopo settimana continua ad alzare il tiro. Ieri è giunto a teorizzare la necessità di menare le mani.

A suo dire, «in politica talvolta le parole non bastano». Per «smentire il passato», urgono fatti. Anzi, sberle. Fratelli d'Italia, spiega il luminare, dovrebbe comportarsi come il Pci e la Cgil degli anni Sessanta, che per allontanare gli extraparlamentari di sinistra diedero «istruzioni al servizio d'ordine di allontanarli con le buone o con le cattive. E siccome le buone maniere di rado sono efficaci, in sostanza di menarli». Già: secondo Galli «questi sono i fatti che contano». La Meloni vuole essere davvero presentabile in società? Bene: «Basterebbe che al prossimo comizio lei preghi qualche decina di suoi giovani iscritti di tenersi pronti, e appena arrivano quelli di Forza Nuova o di Casapound li mandino via. Come immagino che ahimé sarebbe sicuramente il caso nel modo più convincente: a botte». A parere del professore, «una cosa del genere avrebbe un effetto politico assai superiore a qualsiasi dichiarazione o ricostruzione storica».

Fenomenale. Dall'apologia delle pattine e della buona borghesia, Galli è passato all'elogio dello schiaffo futurista, dal calcio e del pugno. A patto che – si intende – i cazzotti siano altri a tirarli. Signore e signori, ecco a voi la nuova firma del Corrierone, il professor Ernesto Dagli con la Spranga.

Il punto, tuttavia, non è il grottesco desiderio di rissa del Sublime Editorialista, di cui sorridere è fin troppo facile. E nemmeno, in fondo, il curioso paradosso di chi invita a fermare con la violenza i (presunti) violenti. Dopo tutto, come sia finita la storia da lui evocata dei vari servizi d'ordine della sinistra lo sappiamo, questa nazione ancora ne porta i segni.

No, il punto vero è l'approdo del Galli-pensiero. Egli, in fondo, invita a zittire con i pugni chi sostenga posizioni a lui sgradite. Il Professor Sfollagente equipara formazioni e movimenti politici che non gli aggradano alle sigle terroristiche. Si prende il diritto di fissare i confini della democrazia, stabilisce d'imperio quali siano i «corpi estranei» e ne teorizza l'espulsione a suon di botte. Ovviamente, poiché ha tirato direttamente in ballo la cosiddetta «estrema destra» - la quale, per inciso, non è affatto illegale né sovversiva – nessuno si scandalizza. Ma se accettassimo la logica di Galli del Ceffone, che cosa accadrebbe poi? Dopo la destra, a chi toccherebbero le mazzate? Ai (presunti) No Vax? Ai (presunti) omofobi, razzisti, sessisti?

Sorge il forte sospetto che sia il professor Galli ad aver urgente bisogno di un esame del dna, utile a stabilire la presenza di residui degli anni di piombo. Il suo ragionamento, infatti, ha un suono antico e sinistro. Sembra il vecchio adagio «ammazzare un fascista non è reato», laddove il fascista è il nemico ideologico di volta in volta individuato dall'intellighenzia.

In fondo, Galli non si esprime molto diversamente da quel professor Levis Sullam che ride dei libri di Giorgia Meloni a testa in giù, da quell'altro professor Montanari che, per gli stessi libri, invoca la censura. Non appare diverso, l'editorialista picchiatore con le nocche altrui, dai cattivi maestri d'altra epoca che teorizzavano l'eliminazione dell'avversario con ogni mezzo, e che dai pugni e dalle bastonate sono presto passati ad altro.

Possiamo pure comprendere che dopo anni di studio matto e disperatissimo il nostro Galli del Bastone brami un po' di sano e virile confronto fisico. Gli basterebbe, però, iscriversi in una palestra specializzata e fare molta attenzione, perché quando si è troppo smaniosi di dare botte poi si rischia soprattutto di prenderle.

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