Perché la Libia non è fra le priorità di Obama
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Perché la Libia non è fra le priorità di Obama
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Perché la Libia non è fra le priorità di Obama

Per ora l'ipotesi di un coinvolgimento militare americano appare lontana. Per Washington sono Iraq e Siria i veri problemi strategici

La Libia non compare nei primi posti della lista delle priorità di Barack Obama. Almeno così appare se si guarda alle dichiarazioni della Casa Bianca degli ultimi giorni.

Orrore e condanna per le decapitazioni dei copti da parte dell'Isis, ma nessun segnale di una possibile iniziativa militare contro i miliziani islamisti della Sirte.

Questo non significa che non ci sia preoccupazione per la possibile espansione dei seguaci del Califfato anche sulle coste libiche, ma l'approccio dell'amministrazione Obama sembra essere molto cauto rispetto alle risposte da dare.

Per molti motivi. Alcuni di politica interna, altri, invece, legati alla strategia seguita da Obama per combattere l'Isis.

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L'autorizzazione all'uso della forza
Obama ha da poco richiesto al Congresso l'autorizzazione all'uso della forza contro il Califfato. La bozza di risoluzione contiene dei limiti precisi all'azione militare. Li ha voluti Obama per vincolare il suo successore. Il mandato bellico richiesto a Capitol Hill è per i prossimi tre anni, 12 mesi oltre la fine della sua presidenza.

Inoltre, la richiesta della Casa Bianca contiene anche dei limiti geografici. Nel documento vengono citati solo la Siria e l'Iraq. Obama non vuole allargarli. Non vuole impiegare le forze armate americane su altri fronti. Un intervento in Libia sarebbe quindi così escluso.

Alcuni parlamentari repubblicani vorrebbero invece che il mandato fosse più ampio. Il terrorismo deve essere combattuto ovunque, dicono. La Casa Bianca , per ora, non ci sente da questo orecchio. Obama e il Pentagono sono concentrati soprattutto sulla guerra in Medioriente.

Gli sforzi concentrati sulla Siria e soprattutto l'Iraq
Nel giro di qualche giorno dovrebbe iniziare l'offensiva dell'esercito iracheno per riconquistare Mosul, la seconda città del paese. L'aviazione americana avrà un ruolo fondamentale. Così come lo avranno le truppe di terra Usa che affiancheranno i soldati di Bagdad.

Sarà la prima volta che i marines si troveranno faccia a faccia con i miliziani dell'Isis. Un passaggio delicato per la presidenza Obama. Su quel fronte, l'America sarà in prima linea. Ed è per questo che su quello libico preferirebbe rimanere ai margini.

Un altro paese alla guida del possibile intervento
Obama, si sa, predilige la via diplomatica. Per la Libia vaglierà la possibilità che venga costruita sul terreno un'alleanza contro l'Isis delle varie fazioni. Se questo non sarà possibile, seguirà lo stesso schema seguito in Siria e Iraq: una coalizione internazionale composta dai paesi coinvolti a livello regionale.

Ma gli Usa dovrebbero rimanere di lato. La Casa Bianca pensa ad altri attori alla guida della possibile alleanza, all'Egitto e forse alla Francia, o all'Italia.

Nel 2011 l'America si sobbarcò in parte una guerra (contro Gheddafi) che secondo Obama avrebbe dovuto essere interamente condotta dagli europei. In questo caso, il silenzio di questi giorni fa comprendere quanta poca sia la voglia di Obama di imbarcarsi in un'altra impresa bellica.

Lo scandalo che coinvolge Hillary Clinton
E, poi c'è un'altra questione di politica interna. Hillary Clinton, prossima candidata alle presidenziali, ha il fianco scoperto sulla Libia. I repubblicani l'accusano da anni di aver gestito in modo molto superficiale la sicurezza del consolato Usa a Bengasi, oggetto dell'attacco terroristico del 2012 in cui morì l'ambasciatore Chris Stevens e altri tre funzionari americani.

Per il Gop, La Clinton - all'epoca Segretario di Stato - sottovalutò gli allarmi e le minacce. Questo una uno dei cavalli di battaglia dei repubblicani contro la ex First Lady nella prossima campagna elettorale.

Motivo in più, per l'amministrazione Obama, di rimanere ai margini della vicenda libica.

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