Caduti a Pero. Cablogramma per nulla serio sull’Expo 2015
Caduti a Pero. Cablogramma per nulla serio sull’Expo 2015
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Caduti a Pero. Cablogramma per nulla serio sull’Expo 2015

Il nostro Arfio Marchini in visita nelle zone che ospiteranno l'esposizione

con Paolo Maggioni (Caterpillar, Radio Due)

Forse è una strategia comunicativa (il silenzio prima del botto), forse c’è davvero poco da dire, ma è insomma è emergenza Expo 2015. A meno di due anni dal grande evento, a Milano se ne parla ancora pochissimo, e nella zona di Rho-Pero si vedono solo cantieri e gru. Così è toccato ad un fake romanissimo e ad un conduttore radiofonico milanese prendere in mano la situazione, e istituire una unità di crisi urgente presso l’osteria “Milano ti stimo”, sita a pochi passi dai cantieri in un delizioso canyon di fango e laterizi.

Arfio è atterrato nel vicino eliporto di Baranzate, e ha raggiunto l’osteria adagiato su un triclinio, sollevato da una dozzina di figuranti vestiti da centurioni, uno stratagemma per lenire la pur breve lontananza dalla capitale. Paolo Maggioni lo attendeva nell’elegante dehor vista prefabbricato, già indossato il caschetto per guidare le operazioni tecniche e di cottura del risotto giallo, che Arfio ha assaggiato direttamente da una betoniera utilizzata per mescolare carnaroli e zafferano. Per secondo, il costruttore ha scelto una raffinata selezione di selvaggina, cacciata in tempo reale tra i boschi circostanti: fagiani, lepri e cinghiali bagnati dall’intera cantina di Carlin Petrini, drenata direttamente con un oleodotto collegato all’Università di Pollenzo. Per il dessert è stato mobilitato l’intero carcere di Bollate, che dista poche centinaia di metri dai cantieri Expo e che è famoso nel mondo per la sua capacità di coinvolgere i detenuti in opere sociali e professionali.

Arfio ha affrontato una Saint-Honorè di ottocento metri quadrati disposti su quattro piani soppalcati, preparata per l’occasione dai cuochi reclusi, piegandone la resistenza con un netto 6-2, 6-0, 6-0. E dopo l’ardua impresa della colazione, era giunto il momento dell’ozio. Arfio e Maggioni hanno risolto tutti i problemi di Expo, d’immagine e di sostanza: la sua struttura apparentemente fragile aveva solo bisogno di un colpo di genio, di un asso nella manica che andasse oltre i temi della sostenibilità alimentare ed ambientale. Ecco il comunicato congiunto che presenta Carrannante (sentito omaggio ad un mediano del Lecce molto proficuo al fantacalcio), la nuova grande opera che collegherà il Raccordo Anulare all’area Expo, sospesa su un ponte a cento metri di altezza su una estensione di cinquecento chilometri.

“Gettando il cuore oltre l’ostacolo abbiamo pensato di realizzare un grande ponte, voluto senza dover fare i conti con uno stretto, pensato per connettere Roma e Milano, (così la si smetterà di dire che la cosa più bella di Milano è il treno per tornare a Roma e si nominerà la nostra opera), un ponte che in onore di Antonello Venditti avrà un’unica stazione intermedia a Roncobilaccio, dove i casellanti saranno anziani e andranno incontro alle macchine, così da rinnovare ogni giorno la strofa che dice: “a Roncobilaccio ci venne incontro un vecchio”. Pensiamo che per completare i lavori occorreranno cento, centocinquant’anni. Il tempo giusto per distrarre i cittadini da Expo e farlo passare inosservato. Uno stratagemma sempreverde, inaugurato dal vecchio Hammurabi per le sue piramidi, in cui trasferiremo presto il nostro ufficio vendite. Imprese e archistar possono presentarsi con i loro progetti senza alcun indugio. Unico requisito: un verde campo da polo ogni dieci chilometri, al posto di quei volgari autogrill”.

I due poi, hanno incontrato le autorità locali auspicando che l’Expo sia “calzino bianco free” e che i turisti in visita si attengano a quanto scritto nel Trattato di Lisbona II e non indossino camicie hawaiane e borselli a tracolla.
 Nonostante i dubbi di Maggioni, Arfio alla fine ha avuto la meglio e ha ottenuto che nonostante l’Expo si tenga a Milano il motto sarà “Expo ti stimo. Roma ti amo”. 
 

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