Europee: Renzi e lo scoglio del 30%
ANSA/ETTORE FERRARI
Europee: Renzi e lo scoglio del 30%
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Europee: Renzi e lo scoglio del 30%

Sotto quell'asticella il premier non riuscirebbe a sfuggire ai ricatti interni e degli alleati di governo. Intanto l'opposizione interna si organizza e nasce l'"Area dei riformisti"

C’è un’asticella al voto delle europee dalla quale dipende “la stabilizzazione del renzismo”. E’ il 30 per cento. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, nelle quali ha detto che si accontenterebbe del 26 per cento, Matteo Renzi se va sotto questa cifra, smentendo quindi tutti i sondaggi che in ogni caso fissano una percentuale con il 3 davanti, rischia di non fare quella svolta necessaria a farlo uscire dalla palude dei ricatti interni al suo partito e di quelli esterni dei piccoli partiti alleati di governo.

Mentre tutti i  riflettori sono concentrati su Forza Italia, di cui è diventato ormai una moda cantare il de profundis, c’è una partita sul filo del rasoio, anzi sul filo di quel 30 per cento, che il premier e segretario del Pd si gioca con il voto del 25 maggio. “Se Renzi non supererà quell’asticella, non potrà fare piazza pulita nel partito, cercando di conquistare innanzitutto il controllo dei gruppi parlamentari che oggi gli sfugge. Poi gli risalteranno addosso tutti i centrini suoi alleati, a cominciare dal Ncd . Avrà seri problemi a fare la riforma del Senato, che per lui ormai è la riforma delle riforme, destinata a segnare il suo destino politico e cioè a stabilire se il renzismo è una meteora oppure qualcosa di duraturo”, è questa la spietata ma realistica analisi, sotto anonimato, di un parlamentare che conosce bene le cose di Largo Del Nazareno.

Da non sottovalutare poi che in piena campagna elettorale la parte più consistente dell’opposizione interna renziana, ovvero l’ala bersaniana, si è riunita al teatro Eliseo. L’ “Area dei riformisti” raccoglie circa 130 deputati. Al debutto c’erano anche i renziani doc Simona Bonafè e il potente vicesegretario Lorenzo Guerini, invitati dagli organizzatori che si sono premurati di dire: “Questa non è un’iniziativa contro Renzi. Il nostro vuole essere un dialogo costruttivo”. Ma, intanto, il presidente della commissione Lavoro della Camera, l’ex sindacalista Cgil Cesare Damiano, l’architetto delle modifiche al decreto lavoro che hanno mandato su tutte le furie Angelino Alfano,  ha già avvertito: “Sostegno al governo su basi costruttive e autonome”. E Roberto Speranza, il capogruppo del Pd alla Camera, nominato da Pier Luigi Bersani un anno fa, è di fatto il leader dell’ “Area riformista”. Secondo i maligni, la discesa in campo del giovane capogruppo “è un modo per difendersi dal tentativo di Renzi di sostituirlo con il fidatissimo Matteo Richetti”. Se ne riparlerà dopo le europee. Tutto dipende da quel 30 per cento, sul quale Renzi si gioca se non tutto, abbastanza.    

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