Cronaca e foto dalla guerra in Ucraina, il più sanguinoso conflitto in Europa dopo quello nella ex Iugoslavia. Ha causato più di 10 mila morti tra civili e combattenti.

Anche se gli accordi di pace di Minsk hanno ridotto la violenza degli scontri, la "guerra a bassa intensità" tra i nazionalisti ucraini e i ribelli separatisti filorussi continua, sul campo ma anche nelle schermaglie diplomatiche tra le grandi potenze internazionali.

Quando e perché è iniziata la guerra in Ucraina

La guerra dell'Ucraina orientale o guerra del Donbass è iniziata come una controversia su un accordo commerciale, ma è deflagrata nel conflitto più sanguinoso in Europa dopo le guerre dei primi anni Novanta nell'ex Iugoslavia.

La crisi in Ucraina è scoppiata il 21 novembre 2013, quando l'allora presidente Viktor Yanukovych interruppe i preparativi per un accordo di associazione dell'Ucraina all'Europa, in favore di un prestito russo che legava ancor più il Paese alla Russia. Ne seguirono proteste di massa note come "Euromaidan". Dopo mesi di violenti scontri, il ​​22 febbraio 2014 Yanukovich fuggì da Kiev, la capitale ucraina. In gran parte della regione russofona della Crimea, però, iniziarono le proteste degli attivisti filorussi e antirivoluzionari. Dal 26 febbraio 2014, soldati russi spacciatisi per ucraini filorussi hanno iniziato a conquistare la penisola. In seguito al referendum tenutosi il 16 marzo 2014, non riconosciuto da Unione Europea e Nato, la Russia ha annesso la Crimea.

In seguito all'annessione della Crimea e a un già vivo movimento di proteste filorusse nell'Ucraina sudorientale, dal 6 aprile 2014 le dimostrazioni di gruppi filorussi e antigovernativi nel Donbass (le regioni ucraine di Donetsk e Lugansk) sono scalate in un conflitto armato.

L'accordo di "pace" di Minsk

Per risolvere la crisi, i leader mondiali sono riusciti a intavolare l'accordo di pace di Minsk, sancito la prima volta nel settembre 2014 e rinegoziato nel febbraio 2015. La violenza nell'Ucraina orientale però continua.

Il 2016 ha visto un aumento del numero delle vittime e nel 2017 i combattimenti si sono intensificati.

Mappa guerra Ucraina orientale La mappa con la linea del conflitto nell'Ucraina orientale ad aprile 2015. Credits: The New York Review of Books

Le diverse posizioni in conflitto

A battersi, da una parte ci sono le forze separatiste filorusse delle autoproclamatesi Repubblica Popolare di Doneck e Repubblica Popolare di Lugansk, dall'altra parte c'è il governo ucraino, retto oggi dal presidente Petro Porošenko.

Mosca è accusata di sostenere militarmente i miliziani separatisti. La Nato appoggia la sovranità dell'Ucraina. L'Unione Europea ha inflitto alla Russia sanzioni economiche in seguito all'annessione definita "illegale" della Crimea e alla mancata attuazione degli accordi di Minsk. Gli Stati Uniti sostengono l'alleato ucraino: dal 2015 circa 300 soldati americani addestrano in sordina i militari dell'esercito ucraino.

Il numero delle vittime

Dal 2014 al 15 agosto 2017, secondo un report dell'Onu, la guerra in Ucraina conta almeno 10.225 soldati e civili morti. I feriti sono stati 24.500. Gli sfollati sono circa 1,6 milioni. Si stima che nell'est del Paese ci siano quasi 10.000 detenuti. 

(live blogging)

Kiev, arrestato e rilasciato Saakashvili

12 dicembre 2017 - Il tribunale Pecerski di Kiev ha rimesso in libertà l'ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili, divenuto uno dei più strenui oppositori del presidente ucraino Petro Poroshenko, respingendo la richiesta della procura ucraina di imporgli gli arresti domiciliari. Saakashvili era stato arrestato l'8 dicembre a Kiev. Il primo arresto risale però a tre giorni prima, quando i suoi sostenitori lo hanno liberato dalla camionetta della polizia in cui era rinchiuso. 

Kiev, scontri tra polizia e sostenitori di Saakashvili

6 dicembre 2017 - Scontri tra polizia e manifestanti si sono registrati a Kiev attorno alle 6 del mattino davanti al parlamento ucraino, dove i sostenitori dell'ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili hanno eretto delle tende per protestare contro il tentativo di arresto ai danni di Saakashvili.

Quest'ultimo accusa la polizia di aver picchiato i manifestanti e sostiene che gli agenti cercavano lui.

Fermato l'ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili

5 dicembre 2017 - I servizi segreti ucraini (Sbu) hanno perquisito a Kiev l'abitazione dell'ex presidente georgiano ed ex governatore della regione ucraina di Odessa, Mikheil Saakashvili. È accusato di tentato golpe, di aver finanziato le proteste contro il presidente ucraino Petro Poroshenko per "rovesciare il regime costituzionale" con soldi ricevuti da un oligarca ucraino fuggito in Russia dopo la rivolta di Maidan.

Rischia fino a cinque anni di reclusione. Saakashvili è diventato uno dei maggiori avversari del presidente Poroshenko e uno degli organizzatori delle recenti proteste a Kiev contro la corruzione. Mentre era in corso il suo arresto, i suoi sostenitori ucraini lo hanno liberato assaltando il furgone delle forze speciali ucraine in cui si trovava. Il suo fermo ha scatenato scontri tra i suoi sostenitori e la polizia nel centro di Kiev.

Un nuovo leader per i ribelli di Lugansk

25 novembre 2017 - Il 24 novembre il leader dell'autoproclamata repubblica di Luganks, Igor Plotnitski, presenta le dimissioni. Spiega la sua decisione con "motivi di salute", anche se appare chiaro che la scelta sia obbligata e dovuta alla ribellione armata promossa dall'ex ministro dell'Interno Igor Kornet, rimosso dal suo incarico proprio da Plotniski.

Si tratta di un vero e proprio golpe interno al movimento separatista che da anni, con l'appoggio di Mosca, lotta contro il governo ucraino. Plotnitski si troverebbe a Mosca. Il Consiglio del Popolo della repubblica di Luganks (LPR) ha accettato le dimissioni e ha sostenuto all'unanimità (38 i membri votanti) la nomina di Leonid Pasechnik, attuale ministro per la Sicurezza, come leader a interim.

La fuga (smentita) del leader dei ribelli di Lugansk

22 novembre 2017 - In seguito alla presenza di un misterioso commando militare nel centro di Lugansk, la capitale dell'autoproclamata repubblica omonima, è circolata la notizia della fuga del leader dei ribelli, poi smentita. Su Facebook il capo del dipartimento comunicazione del ministero dell'Interno di Kiev, Artiom Shevchenko, ha scritto: "Secondo le mie fonti il capobanda dei terroristi di Lugansk, Igor 'Plotva' Plotnitski è fuggito in Russia. I ragni nel barattolo continuano a divorarsi l'un l'altro". 

Lo stesso Plotnitski ha però smentito di essere fuggito in Russia. Sarebbe ancora a Lugansk e stamattina ha partecipato a una seduta del governo.

Lugansk, lotta tra separatisti 

21 novembre 2017 - Un commando in divisa militare, senza segni di riconoscimento, armati con mortai e mitragliatori, ha bloccato il centro di Lugansk, la capitale dell'autoproclamata repubblica omonima. È stato sbarrato l'ingresso del palazzo del governo e del parlamento dei separatisti.

Dietro il commando potrebbe esserci l'ex ministro dell'Interno, Igor Kornet, licenziato il 20 novembre dal leader della repubblica Igor Plotnitskiy, poiché contro di lui è stato aperto un procedimento penale.

Negoziati per uno scambio di prigioneri

16 novembre 2017 -  In Ucraina è in atto un negoziato per uno scambio di prigionieri tra le autorità di Kiev e i separatisti del Donbass, delle autoproclamate repubbliche di Doneck e di Lugansk, appoggiate militarmente dalla Russia (secondo le accuse delle potenze internazionali). 

I leader delle due repubbliche separatiste, Aleksandr Zakharcenko e Igor Plotnitski, hanno avuto un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin e si sono detti disponibili. 

Avdiivka, città dimenticata di una guerra dimenticata

13 novembre 2017 - Avdiivka è una cittadina industriale poco attraente dell'Ucraina orientale situata nel Doneck. Ubicata vicino alla "linea di contatto" che divide il territorio controllato dai separatisti dell'autoproclamata Repubblica popolare di Doneck, sostenuti dalla Russia, dal resto del Paese, qui ogni tanto volano ancora colpi di mortaio. Una quotidianità ordinaria di guerra (qui raccontata in un interessante articolo del Guardian).

Avdiivka è stata brevemente in mano ai ribelli all'inizio del conflitto. Lo scorso gennaio ha visto il più pesante bombardamento dal 2015. Migliaia di persone sono senza riscaldamento centralizzato durante l'inverno, a causa delle condotte danneggiate dalla guerra. Molti professionisti sono fuggiti, non c'è alcun medico specialista per i bambini, nessuno psicologo. Avvocati e giudici sono scappati. Un centro sociale istituito da Save the Children è uno dei pochi paradisi in cui i bambini possono cercare di vivere la loro infanzia rovinata, anche se anche qui bisogna sempre convivere con la paura. I piccoli dormono vestiti, con il rumore dei bombardamenti nelle orecchie. 

Il mondo intanto volge lo sguardo altrove, preoccupato dall'Isis, mentre Mosca concentra la sua influenza sull'infinita guerra civile in Siria. 

Tentativi diplomatici Usa

31 ottobre 2017 - Il Segretario di Stato americano Rex Tillerson ha incontrato l'ambasciatore russo a Washington Anatoly Antonov, nel tentativo di cercare soluzioni ai conflitti in Ucraina e in Siria. I due si sono scambiati opinioni sulla necessità di ripristinare l'integrità territoriale dell'Ucraina e di attuare pienamente gli accordi di pace di Minsk, raggiunti nel settembre 2014 e nel febbraio 2015. 

Prevedevano una serie di misure volte al raggiungimento della pace, tra cui un cessate il fuoco, un ritiro delle armi pesanti dalla linea di contatto, uno scambio di prigionieri ed elezioni locali a Donbas, nell'Ucraina orientale. 

Le controsanzioni russe

27 ottobre 2017 - Nel braccio di ferro a suon di sanzioni, la Russia ha allargato la lista dei prodotti che non possono essere importati dai Paesi dell'Unione Europea, dagli Usa e da altri Stati che hanno a loro volta sanzionato Mosca per la crisi ucraina: Mosca non importerà più maiali vivi e prodotti secondari di derivazione animale, come lardo e grassi di diversa natura. 

Banca ucraina vieta banconote russe con la Crimea

13 ottobre 2017 - La Banca nazionale dell'Ucraina (NBU) ha rilasciato un decreto che proibisce alle banche del Paese e ad altre istituzioni finanziarie di far circolare le banconote russe appena uscite, che utilizzano immagini della Crimea, assorbita dalla Russia nel 2014 con un controverso referendum riconosciuto da Mosca ma respinto da Kiev. Il divieto entra in vigore il 17 ottobre.

Il 12 ottobre la Banca centrale russa ha presentato nuove banconote da 200 e 2.000 rubli russi, illustrate rispettivamente da immagini della Crimea e dell'Estremo Oriente. 

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