Esteri

Perché Trump ora rischia davvero l'impeachment

Due tribunali diversi a breve giro condannano due uomini di fiducia del presidente, l'avvocato Michael Cohen e Paul Manafort, ex capo della campagna elettorale. E ora il tycoon è nei guai

Michael Cohen e Paul Manafort

Simona Santoni

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Nel giro di pochi minuti Donald Trump riceve due brutte notizie giudiziarie, che lo inguaiano. Martedì 21 agosto, da due diverse aule di tribunale, arrivano le condanne a due suoi ex collaboratori.

A New York il suo ex avvocato Michael Cohen si dichiara colpevole di otto capi d'accusa in materia bancaria, fiscale e di finanziamento delle campagne elettorali. Tra questi c'è il pagamento di due donne per il loro silenzio, durante la campagna elettorale. Cohen ha affermato di aver agito "in coordinamento e sotto la direzione di un candidato ad un incarico federale", leggasi Trump.
In Virginia, ad Alexandria, vicino Washington, Paul Manafort, ex manager della campagna elettorale di Trump, è giudicato colpevole per otto capi di imputazione, di cui cinque per frode fiscale. 

Anche se entrambe le storie non sono direttamente riconducibili al Russiagate, su cui sta indagando il procuratore Robert Mueller, per il presidente degli Stati Uniti sono un brutto guaio. E il rischio di impeachment torna a vibrare.

La vicenda di Michael Cohen

Michael Coehn è il fidatissimo ex avvocato personale di Donald Trump, per anni pronto a far da scudo al tycoon e a correre in sua difesa. 

Nelle scorse settimane però aveva segnalato a più riprese la sua disponibilità a cooperare con le autorità federali, mentre sembrava allargarsi la distanza dal presidente. Alla Abc aveva detto: "Mia moglie, mia figlia e mio figlio, e questo Paese  hanno la mia primaria lealtà". 

Nell'aula di tribunale ha riconosciuto di aver violato le leggi sul finanziamento della campagna elettorale, parlando di sforzi coordinati per influenzare il voto e ammettendo di aver pagato due donne (la pornostar Stormy Daniels e l'ex coniglietta di Playboy Karen McDougal), che sostengono di aver avuto un affaire con il tycoon quando era già sposato con Melania. 
Ha soprattutto specificato di aver agito "in coordinamento e sotto la direzione di un candidato a un incarico federale". 

Cohen ha raggiunto un accordo con le autorità federali che prevede fino a cinque anni e tre mesi di prigione. 

La volontà di Cohen di collaborare con la giustizia si era palesata già a fine luglio quando il legale aveva fatto avere all'Fbi una registrazione audio di una conversazione del settembre 2016 fra lo stesso Cohen e Donald Trump. I due discutevano circa un accordo raggiunto con la modella di Playboy Karen McDougal per insabbiare la presunta relazione tra questa e il tycoon tra il 2006 e il 2007, quando Trump era sposato con l'attuale first lady.

Il processo a Paul Manafort

Paul Manafort è l'ex braccio destro di Trump. È entrato a far parte del team della campagna presidenziale di Donald Trump a marzo 2016 ed è stato capo della campagna da giugno ad agosto 2016. 

Il tribunale di Alexandria lo ha ritenuto colpevole per otto capi di imputazione, di cui cinque per frode fiscale, uno per aver nascosto conti in banche estere e due per frodi bancarie. I giurati non hanno però raggiunto il consenso su altri 10 capi di imputazione, quindi decaduti. 

Trump non si è esposto circa il caso di Cohen, mentre si è definito "molto triste" per la condanna di Manafort, che di fatto ha avuto un ruolo cruciale per la sua ascesa al potere. Parlando ai giornalisti a un comizio in West Virginia, ha però preso le distanze: "Quanto accaduto non ha nulla a che vedere con la collusione russa", che continua a vedere come una "caccia alle streghe".

La possibilità di impeachment di Trump

Le due vicende fanno tremare Trump. Confermano quanto meno la sua tendenza a contornarsi di persone che commettono reati piuttosto gravi (si ricordino anche le confessioni del generale a riposo Michael Flynn). 

Trump rischia l'impeachment, ovvero la messa in stato di accusa? La richiesta di impeachment può essere avviata dalla Camera dei Rappresentanti con un voto a maggioranza semplice e poi il Senato ha il ruolo di giudice. Al momento Trump è abbastanza al sicuro, visto che i Repubblicani hanno una tranquilla maggioranza alla Camera.

Se le elezioni di Midterm si tenessero oggi, però, secondo l'ex capo stratega della Casa Bianca Steve Bannon, i repubblicani potrebbero perdere dai 35 ai 40 seggi alla Camera, lasciando la maggioranza ai democratici. In questo caso, dopo le recenti rivelazioni giudiziarie, è probabile che i democratici tenterebbero di ottenere l'impeachment del presidente.

Il voto di metà mandato negli Stati Uniti si terrà il 6 novembre 2018. Trump ha due mesi e mezzo di tempo per invertire il trend dei consensi.


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