Esteri

Siria, voci dei civili nell'assedio di al Ghouta

Un bambino su otto è malnutrito. I malati oncologici sono condannati a morire. L'appello disperato di un medico della città

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Asmae Dachan

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Secondo le Nazioni Unite, un bambino su otto nella zona est della città di al Ghouta, alle porte di Damasco, in Siria, soffre di malnutrizione.

La cittadina, enclave controllata da forze ribelli ostili al governo di Damasco, è dal 2013 sotto assedio da parte delle forze di Assad.

L'Onu stima che siano 393mila le persone che vivono a Ghouta. La situazione della popolazione della città è peggiorata radicalmente quando, all'inizio del 2017, sono state distrutti e interrotti i varchi che permettevano di fa entrare, in modo clandestino, i rifornimenti vitali e il governo di Damasco ha fermato ogni tipo di aiuto per la popolazione.

Negli ultimi giorni, il mondo ha riportato l'attenzione su Ghouta, per la storia di Karim, il bambino di tre mesi che ha perso l'uso di un'occhio a seguito di bombardamenti delle truppe che assediano la città. Sul web è anche partita una campagna virale, #SolidarityWithKarim.

Jan Egeland, un alto funzionario umanitario Onu ha dichiarato che il governo di Damasco impedisce l’ingresso dei convogli di aiuti e ha impedito l’uscita dai 500 malati, che necessitano di urgente ricovero.

Intervista a un medico

Abbiamo contattato su Skype Faeyz Orabi, medico specialista in riabilitazione, direttore dell'Accademia Sham per le scienze mediche e del Centro per la riabilitazione e le protesi, nonché portavoce del distretto sanitario di Damasco e provincia.

Come descriverebbe la situazione sanitaria ad Al Ghouta?

Dopo un anno di assedio nella zona orientale di al Ghouta senza corrente elettrica né carburante, con la mancanza di cibo, medicinali e cure mediche, la situazione è davvero molto complessa per circa 400mila civili. C'è una diffusa malnutrizione ed è diventato difficile curare anche le malattie più semplici. Manca materiale sanitario e siamo impossibilitati anche a fare gli interventi più semplici. Non ci sono nuove apparecchiature mediche e quelle vecchie necessitano di manutenzione.

La mancanza di elettricità non ci consente nemmeno di avere acqua potabile e comporta anche problemi di tipo igienico.

Qual è la situazione negli ospedali?

Gli ospedali più grandi sono fuori uso perché sono stati distrutti o perché sono stati ripetutamente presi di mira dagli attacchi del regime. Così i civili hanno cercato di creare ospedali sottoterra, nei rifugi, anche se non era la situazione ottimale per operare. Attualmente ci sono una decina di simili ospedali che curano i feriti.

 

Oltre all'assedio, la popolazione di al Ghouta sta soffrendo a causa di bombardamenti incessanti.

È proprio così, il problema non è solo l'assedio, ma il fatto di dover convivere ogni giorno, ogni ora, con attacchi di vario tipo. La casa dove viviamo non ha più i vetri a causa delle esplosioni e ci sono grandi difficoltà a riscaldare le case, specialmente in questo inverno. Molti bambini e anziani si stanno ammalando anche a causa del freddo.

Tutto il mondo ha visto le foto di Safar, di Rawan e di altri bambini morti di stenti ad al Ghouta. Quali sono i rischi maggiori per i bambini della zona?

La situazione in generale, dall'inizio dell'assedio, è difficile e dolorosa per tutti, e ci sono molti casi di malnutrizione, specialmente tra i bambini. Questa condizione li rende particolarmente vulnerabili ed esposti alle malattie. Ci sono molte foto e video che possono documentare questa tragedia.

Avete lanciato molti appelli per i malati oncologici. Qual è la loro situzione?

La situazione dei malati oncologici è difficile sotto diversi profili. Il cancro di per sé è un problema gravissimo, anche dal punto di vista psicologico, soprattutto per quei pazienti che non hanno nemmeno da mangiare e non vedono alcuna prospettiva davanti a sé. Abbiamo anche il grave problema della mancanza di strumenti di diagnosi e non possiamo offrire alcun tipo di cure proprio a causa della totale mancanza di farmaci specifici in conseguenza all'assedio. Non possiamo procedre nè con la radio, né con la chemioterapia. Per questo è fondamentale che i malati oncologici vengano evacuati e portati in centri specializzati.

Come descriverebbe l'attuale situazione politica ad al Ghouta?

Le persone qui chiedono il loro diritto alla vita, alla libertà, all'istruzione. Hanno creato un core per un nuovo fair governo.

Cosa vorrebbe dire ai medici fuori dalla Siria?

Vorrei dire loro di provare a immaginare nei panni dei colleghi siriani. Di dover curare le persone senza farmaci, né anestesia. Di dire ai pazienti di prendere un farmaco solo dopo aver mangiato, pur sapendo che queste persone non hanno nulla da mangiare...

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