Siria: il dramma dei bambini, il silenzio del mondo

L'appello di Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia: "È un conflitto senza precedenti. E nessuno vuole davvero fermarlo"

Bambino siriano

Bambino siriano ferito durante gli attacchi aerei a Zamalka, nel Ghouta orientale in mano ai ribelli, 22 marzo 2018. – Credits: AMER ALMOHIBANY/AFP/Getty Images

Anna Germoni

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La guerra in Siria che dura da 7 anni, si sta portando dietro numeri impressionanti che parlano di tragedie, devastazione, morte. E di una popolazione distrutta. Per Unicef Italia i profughi stimati dall’inizio del conflitto, sono cresciuti in misura esponenziale: "Siamo di fronte ad un conflitto senza precedenti”, dichiara Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia. "Oggi in Siria ci sono 13 milioni di persone che hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria e la metà sono bambini. Sono 6 i milioni di sfollati interni e la metà sono bambini. 2,5 milioni di innocenti vivono nei paesi limitrofi". E dopo l'attacco di Usa, Gran Bretagna e Francia, aggiunge: "Quanto sta accadendo oggi non è altro che la prosecuzione di quanto accade in Sira da 7 anni a questa parte: un susseguirsi di conflitti tra protagonisti dello scacchiere internazionale, grandi e piccoli, tutti in guerra tra loro, che provano ad avere la meglio l’uno sull’altro sulla testa di un popolo e dei suoi figli che tutto hanno voluto meno che questo immane dolore".

 

Iacomini ha iniziato a occuparsi del dramma della Siria "quando non ne parlava nessuno, quando pochi bambini furono spazzati via da un bombardamento a tappeto su un campo di calcio alla periferia di Damasco. Da quel giorno solo fughe, morti, distruzioni, indignazioni a intermittenza a seconda della foto più atroce pubblicata, appelli accorati a intellettuali e politici che cadevano sistematicamente nel nulla, le piazze sempre vuote delle manifestazioni di pace mentre i campi profughi dei paesi limitrofi (Iraq, Libano, Giordania) si gonfiavano sempre di più di disperati”.

"Sono morti troppi bambini" continua. "Troppi sono rimasti orfani, troppi vivono lontano dalle loro case in condizioni difficili. Nulla giustifica una guerra di questo tipo, gli stop and go sull’uso della forza di alcune potenze o l’uso stesso della forza da parte di altre".

E ancora: “Io tutto questo l’ho visto con i miei occhi. Le mie orecchie hanno ascoltato le storie di questo popolo e sono diventato sordo. La verità è una sola: al netto del grande lavoro di un uomo di pace come Staffan de Mistura questo massacro dura da 7 anni senza che ci sia lo sforzo di nessuno per fermarlo".

Il portavoce italiano dell’Unicef punta il dito anche sulla politica italiana: “Mai su un tema come il conflitto siriano è stata più reticente, imbarazzata, silenziosa. Perché?" E Iacobini cita Padre Paolo Dall’Oglio scomparso e mai più ritrovato: "Potrebbero nascere dei comitati di "amicizia per la Siria" in ogni città, dove il nome Siria diventerebbe il nome di un sogno che ci è caro e per il quale ci impegniamo, non solamente un sogno di democrazia e di giustizia per questo popolo fatto a pezzi, braccato e torturato, ma parimenti il nome di una coscienza civile rinnovata”.

Una coscienza civile rinnovata. Non solo in Siria. Ma nel mondo.

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