Edoardo Frittoli

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In Italia erano le 22:17:40" di domenica 20 luglio 1969 quando il modulo lunare "Eagle" della missione Nasa Apollo 11 si appoggiava sulla superficie polverosa della Luna. Un sogno millenario dell'uomo si era realizzato sotto gli occhi di milioni di telespettatori di fronte alle televisioni in bianco e nero. Gli italiani furono accompagnati dal commento del telecronista Tito Stagno in una diretta che farà la storia della televisione italiana, mentre al Kennedy Space Center di Houston la sala di controllo della missione si trasformava in un turbinio di abbracci e di bandiere a stelle e strisce sventolanti. Il successo coronava un decennio di lavoro per la Nasa e la vittoria definitiva degli Americani nello "space race", la corsa allo spazio combattuta per anni contro l'URSS nel pieno della Guerra Fredda.

Le prime parole gracchiate alla radio dalla distanza di 384.000 chilometri sono quelle di Neil Armstrong, comandante della missione. "L'aquila è atterrata". Gli faceva eco il compagno Edwin "Buzz" Aldrin, pilota del modulo lunare: "Atterraggio molto tranquillo". Mentre i primi due uomini sulla Luna riducevano la vecchia Terra al silenzio estatico, li sorvolava dall'orbita lunare Michael Collins (nato a Roma nel 1930) a bordo del Modulo di Comando dal quale l'"Eagle" si era sganciato poco dopo le 17:00 per effettuare l'allunaggio.

L'Eagle è atterrato: 20 luglio 1969

La missione Apollo 11 fu lanciata dal Kennedy Space Center il 16 luglio 1969. Dopo un viaggio di 4 giorni che comprese ordinazioni terrestri, iniezione translunare, ingresso e rotazione attorno alla Luna e infine discesa sulla superficie del satellite seguì le procedure già sperimentate nelle precedenti missioni Apollo 8 e Apollo 10.

Durante la fase di discesa verso la Luna nella zona del Mare della Tranquillità vi fu l'unico intervento correttivo da parte di Aldrin. Durante il distacco del modulo Eagle da quello di comando non fu sfiatato un sistema di ritenuta a pressione, che determinò una spinta superiore a quella calcolata aumentando leggermente la velocità di discesa di Eagle. Un secondo intervento fu necessario a pochi chilometri dal punto di allunaggio nel Mare della Tranquillità in quanto il LM stava dirigendosi in una zona impervia e ricca di crateri, pericolosa per l'atterraggio e per il rischio di danneggiare l'"Eagle".

Dopo l'annuncio al mondo, Aldrin e Armstrong rimasero per ore dentro al modulo. Dopo essersi nutriti, effettuarono tutti i delicati controlli sui sistemi del'"Eagle", dai quali dipendeva la loro vita. La fase di allunaggio fu veramente perfetta. Se così non fosse stato, sarebbe infatti bastata una eccessiva inclinazione del modulo durante l'allunaggio a segnare il destino dei due astronauti (a Houston erano già pronti un coccodrillo e il de Profundis di un Pastore).

Base Tranquillità: la prima passeggiata lunare

Passano alcune ore e Aldrin ed Armstrong iniziano a prepararsi per la prima passeggiata lunare della storia dell'umanità. Non senza difficoltà, dati gli angusti spazi del modulo, indossano le tute pressurizzate e dotate dell'ingombrante zaino PLSS (Portable Life Support System). Il primo ad aprire il portello è Neil Armstrong, armato di strumenti scientifici e della fotocamera Hasselblad che fisserà per sempre quegli epici momenti. La sua sagoma compare inquadrata dalle videocamere del modulo. Mancano pochi istanti alla prima orma dell'uomo sulla Luna,accompagnata dalla frase dell'astronauta che rimarrà nella storia: "Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l'umanità". Dopo i primi stentati passi Armstrong sarà raggiunto dal compagno Aldrin. La fase difficoltosa della discesa dalla scaletta del modulo è documentata dalla fotocamera, mentre il secondo astronauta piazzava sul cavalletto la cinepresa che permetterà al mondo di catturare per sempre le immagini della passeggiata lunare. Durante l'attività extraveicolare i due raccoglieranno materiale dalla superficie della Luna e piazzeranno il sismografo. Terminate le operazioni, i due ripongono il materiale raccolto in due valigette e si dirigono nuovamente verso il modulo. Durante la fase di accesso Aldrin danneggiava un interruttore, che veniva riparato facilmente con l'aiuto di una semplicissima penna a sfera. Pochi minuti dopo Aldrin e Armstrong gettarono gli zaini PLSS, le soprascarpe e la macchina Hasselblad ormai vuota. Ripressurizzata la cabina, i due effettuarono i numerosi controlli per il decollo di "Eagle", mentre sulla brulla superficie della Luna rimanevano le apparecchiature scientifiche usate poco prima. Il modulo accendeva i razzi e si sganciava dalle "zampe", usate come rampa di lancio, alle 19:24 del 21 luglio (ora italiana). Il rendez-vous con il modulo di comando pilotato da Collins (che nel frattempo aveva orbitato attorno al satellite) avvenne poco dopo le 23. Pochi minuti dopo il trasbordo sul modulo Columbia, gli astronauti sganciarono "Eagle" che precipitò, spinto dalla forza di gravità, sulla superficie della Luna.

Il ritorno degli eroi

Dopo l'ultima iniezione ai propulsori, il modulo di comando si diresse verso la Terra, dove il recupero nell'oceano pacifico era stato affidato alla portaerei USS Hornet, dove erano stati caricati due elicotteri Sikorsky "Sea King" e due aerei radar Grumman E-1 "Tracer". Da uno dei velivoli arrivò la comunicazione che l'Apollo 11 stava rientrando con i tre paracaduti aperti. Alle 18:50 (ora italiana) il Columbia impattava con l'acqua a testa in giù. Bastò azionare i galleggianti per riposizionarlo mentre l'elicottero con il personale di recupero e il medico di bordo vide comparire i tre conquistatori della Luna, apparentemente in ottima forma. Prima del trasferimento sulla USS Hornet, dove nel frattempo era giunto il Presidente Richard Nixon, i tre furono di speciali indumenti per l'isolamento batteriologico. Era il preludio di una quarantena che sarebbe durata tre settimane in quanto vi era l'incognita su possibili agenti contaminanti lunari (più tardi totalmente esclusi dagli scienziati).

Mentre i tre si trovavano in isolamento sulla USS Hornet, i primi campioni di rocce lunari partivano alla volta del Manned Spacecraft Center di Houston. Per il trionfo pubblico davanti alle telecamere di tutto il mondo Aldrin, Armstrong e Collins dovranno aspettare il 13 agosto, quando a New York milioni di persone omaggiarono gli eroi della Luna con una tape-parade a Manhattan, ripetuta poco più tardi a Chicago.

La missione più famosa della storia era durata complessivamente poco più di 8 giorni e 3 ore. La passeggiata lunare 2 ore e 31 minuti. Il primo volo del Flyer dei fratelli Wright era durato 12 secondi ad un'altezza di 36 metri da terra. Erano passati soltanto 66 anni alla data della conquista della Luna, ma i tre dell'Apollo erano coscienti dell'importanza di quei due pionieri del volo, tanto che sulla Luna portarono un frammento dell'elica del biplano del 1903 e un pezzo di tela delle sue superfici alari.

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