Igor Pellicciari*

-

I recentissimi eventi, nazionali ed internazionali, che hanno visto al centro la Russia, hanno messo in secondo piano la notizia del rilascio in libertà a Mosca del leader dell’opposizione Aleksej Navalny dopo una detenzione di due settimane.

Non più tardi di una settimana fa, si sarebbe guadagnata di prepotenza le pagine di apertura di gran parte dei media occidentali; argomento a favore di quello che Mosca considera un mainstream sempre e comunque negativo rispetto al Cremlino.


Eppure molto fa intendere che l’eco delle proteste capeggiate da Navalny in vista dell’avvicinarsi delle presidenziali del 2018, a cui il blogger ha confermato di volersi presentare, è destinato a crescere piuttosto che il contrario.

La nuova emergenza di rafforzare la sicurezza nei centri urbani dopo le bombe di San Pietroburgo (tutt’altro che riconducibile a strategie della tensione domestiche come azzardato da alcuni commentatori subito dopo l’attentato) non distoglierà l’attenzione del Cremlino dalla questione di come rispondere a queste proteste di piazza.

Rispondere alla piazza, la prossima sfida
Le questioni non si annullano a vicenda come ipotizzato da alcuni ma anzi rappresentano invece due nuovi fronti - entrambi domestici - urgenti e delicati, a cui è probabile però che il Cremlino adotterà risposte diverse.

Mentre è prevedibile che la lotta al terrorismo porterà a misure di inasprimento dei controlli e di intelligence rispetto agli elementi radicali esterni in arrivo nei nuclei urbani (facilitati dal fatto che le città russe non hanno quartieri etnicamente connotati ed il controllo sugli individui di nuova provenienza è più facile), una strategia di risposta alla protesta di piazza non è stata ancora definita con certezza. E non è detto che sia una svolta autoritaria.

Il movimento abilmente capeggiato da Navalny ha colpito non tanto per la sua dimensione quantitativa (la gente scesa in piazza non era poca ma comunque minoritaria in un paese che ancora registra percentuali del 65% di popolarità interna di Putin) quanto per il fatto che era animato in prevalenza da un gruppo omogenero di giovanissimi, disposti su tutto il territorio della Federazione, estranei a quella estesa classe medio-bassa e conservatrice, primo sostenitore del Cremlino.  

Sono dei millenials con cui - a Mosca come altrove in Europa - le istituzioni non hanno un canale di comunicazione aperto e che in Russia non protestano per la disoccupazione come in Italia ma per la corruzione.

Guerra mediatica
Animati dal solito auspicio che queste proteste portino ad un imminente cambio di guardia al Cremlino – peraltro piuttosto improbabile – i media occidentali hanno dato un peso eccessivo agli arresti dei dimostranti, che in Russia vengono riservati a chiunque manifesti senza autorizzazione, sia contro che a favore del Cremlino.


Navalny è stato molto abile prima a cercare e poi a gestire mediaticamente il suo arresto, per un reato considerato in Russia al pari di una infrazione amministrativa. Ancora più mediaticamente di impatto è stato il suo tweet da dietro le sbarre, che ha fatto il giro del mondo.

E però il fatto che le autorità glielo abbiano lasciato fare e non lo abbiano sanzionato dimostra che il Cremlino non ha ancora sviluppato una risposta a Navalny e non è affatto detto che usi strette autoritarie di sovietica memoria, che pure l’Occidente sembra temere (o forse auspicare).

Leader, movimento, o entrambi?
Piuttosto, in coerenza con un Paese che in questi anni ha instaurato uno Stato di Diritto a partecipazione controllata e dove è impensabile una limitazione dell’uso dei social media come in Cina, è probabile che il Cremlino opti per soluzioni di risposta più morbide e sofisticate, come ad esempio il creare un anti-Navalny.

Questo potrà essere una persona fisica (ovviamente non Putin stesso, la cui scelta di ignorare Navalny non è autoritaria ma puramente politica) o un movimento a sua volta a connotazione social-network che cercherà di erodere consenso invece di neutralizzare l’originale.

Nel mentre, Russia Today dava in apertura e con grande evidenza le manifestazioni dei millenials italiani contro la riunione del G7 a Lucca, rimarcando la determinazione delle forze di polizia nel contenerne le proteste.

A conferma che, abbandonata da tempo la ingessata retorica sovietica, la Russia si è per tempo preparata alla nuova guerra dei manistream contrapposti.

(*docente di storia e politiche economiche russe all'Università Luiss di Roma e allìUniversità Statale di Mosca)

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Alexey Navalny, l'anti Putin che vuole conquistare Mosca

Volontari ben istruiti e una macchina che si ispira alla prima campagna di Obama: così il blogger anti-corruzione sta sfidando lo zar del Cremlino

Ora Navalny chiama a raccolta i nemici di Putin

Aveva trovato un sistema legale per denunciare la corruzione. Ora lo condannano per malversazione di fondi pubblici, con la condizionale. Un modo per fare fuori una voce scomoda?

Elezioni in Russia: Putin senza rivali dopo la condanna a Navalny

Riconosciute le accuse di truffa e appropriazione indebita per l'attivista: per lo czar la corsa alle presidenziali 2018 è una formalità

Russia, chi è Navalny: il vero oppositore di Putin

41 anni anni, avvocato, dal 2011 guida la Fondazione anti-corruzione che sta aggregando il consenso della classe media e soprattutto dei giovanissimi

Commenti