Elezioni in Catalogna: maggioranza assoluta per gli indipendentisti

Ciudadanos primo partito, ma le formazioni favorevoli alla secessione avranno il controllo del Parlamento di Barcellona

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Manifestanti a Barcellona contro l'indipendenza catalana - 28 ottobre 2017 – Credits: Jeff J Mitchell/Getty Images

Redazione

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I risultati parziali delle elezioni per il parlamento della Catalogna (con un'affluenza record dell'80%) indicano in Ciudadanos (Ciutadans in catalano), formazione unionista guidata da Inés Arrimadas, il primo partito con il 26% dei voti e con 35 seggi (ne aveva 25).

Tuttavia i partiti che si sono schierati in questi mesi a favore dell'indipendenza hanno conquistato la maggioranza assoluta dando un sonoro schiaffo politico al governo di Madrid e al premier Mariano Rajoy.

Le tre liste del fronte repubblicano - Erc del vicepresidente Oriol Junqueras in carcere a Madrid, Junts per Catalunya (JxCat) del President Carles Puigdemont "in esilio" a Bruxelles e gli antisistema della Cup - hanno ottenuto 70 seggi su 135 nel nuovo Parlamento di Barcellona, in base ad oltre il 96% dei voti scrutinati. La maggioranza assoluta è a 68.

Dopo Ciudadanos, al secondo posto si trova JxCat che dovrebbe ottenere 34 deputati e poi gli altri indipendentisti dell'Erc, con 32 seggi, che hanno conseguito indubbiamente un risultato inferiore alle aspettative ma sufficiente, insieme ai 4 seggi conquistati dal Cup, per recriminare la sconfitta di Madrid e la necessità di una "rettifica", una "riparazione" e la "restituzione della democrazia", come dichiarato da Puidgemont.

Restano ora aperti molti interrogativi sul futuro della Catalogna, nonostante la chiara sconfitta del Pp del premier spagnolo Mariano Rajoy, che perde circa due terzi dei seggi. Sempre Puigdemont, ha infatti chiesto ora che il governo destituito venga "restituito" al paese, e che tutti i "detenuti politici", tra cui il suo vice, tuttora in carcere, siano liberati.

(Qui sotto la spiegazione della situzione politica pre-voto e degli schieramenti)

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Sono 5,5 milioni gli elettori catalani chiamati alle urne per eleggere i 135 nuovi deputati del parlamento regionale di Barcellona.

Le elezioni sono state convocate dal premier spagnolo Mariano Rajoy, con poteri speciali che gli ha conferito il senato di Madrid, dopo aver destituito il presidente Carles Puigdemont e il suo governo e sciolto il Parlament dopo il referendum del 1 ottobre sull'indipendenza catalana giudicato anticostituzionale.

La situazione è complessa: diciotto candidati indipendentisti alle elezioni sono incriminati per ribellione e sedizione per avere portato avanti il progetto politico dell'indipendenza, Puigdemont è in esilio in Belgio con 4 ministri, il vicepresidente Oriol Junqueras, capolista di Erc, secondo i sondaggi probabile vincitore delle elezioni, è in carcere a Madrid con altri tre dirigenti secessionisti.

Le liste

In lizza ci sono 38 liste di cui 7 principali: tre indipendentiste (Erc, JxCat, Cup), tre unioniste (Cs, Psc, Pp) e una vicina a Podemos, CeC, che propone una terza via fra i due fronti opposti.

I candidati alla presidenza

La partita se la giocano in tre:

  • l'uscente Carles Puigdemont, in esilio in Belgio, capolista di JxCat;
  • il leader di Erc, Oriol Junuqeras, in carcere a Madrid
  • Ines Arrimadas, la leader di Ciudadanos (Cs), che secondo i sondaggi dovrebbe arrivare prima fra i partiti unionisti davanti al Psc di Miquel Iceta e al Pp di Xavier Albiol.
  • La maggioranza assoluta si ottiene con 68 deputati; le liste indipendentiste vengono accreditate fra i 66 e i 69 seggi.

La situazione in Catalogna

Il voto interviene a quasi tre mesi dal referendum sull'indipendenza del primo ottobre, dichiarato illegale da Madrid e a meno di due mesi dalla proclamazione, il 27 ottobre, della "Repubblica catalana" nel Parlament.

Con i poteri speciali votati dal senato spagnolo, il premier Mariano Rajoy aveva reagito dichiarando destituiti Puigdemont e il suo Govern, sciolto il Parlament a maggioranza assoluta indipendentista eletto nel settembre 2015, convocato elezioni anticipate e preso il controllo della Generalitat. Otto ministri sono stati arrestati, Puigdemont e quattro altri si sono rifugiati in Belgio, inseguiti da un mandato di cattura.

Tutti rischiano 30 anni di carcere per 'ribellione' per avere portato avanti pacificamente il progetto politico dell'indipendenza.

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