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Esteri

La disperazione delle madri di Raqqa fuggite dall'Isis

In Libano 1,1 milioni rifugiati siriani. Tra loro molte donne con i bambini, fuggiti da decapitazioni e torture

Da quando Raqqa è stata liberata il 17 ottobre 2017 dalle forze democratiche siriane, appoggiate dagli Stati Uniti, non è ancora tutto tornato alla normalità.

Oggi la città è distrutta, è in gran parte inabitabile e i tre quarti dei suoi cittadini non possono tornare nelle proprie case. E chi è dovuto scappare anche all’estero è tormentando dai ricordi atroci di chi ha vissuto sotto il Califfato e ha assistito alle crudeltà perpetrate dagli islamisti dell’Isis. Tra loro ci sono centinaia di donne che hanno trovato rifugio in Libano.

La storia di Foza

Come Foza, che ha rifiutato di rivelare il suo cognome, è una madre di 36 anni che è fuggita da Raqqa di notte, ed è ora tra le migliaia di rifugiati siriani che vivono in Libano.

Racconta Al Monitor che ha messo la figlia di 3 anni sulle sue spalle, e così anche il figlio di 12 anni e hanno strisciato sui corpi morti nel loro quartiere, per sfuggire ai militanti.

Quando finalmente hanno raggiunto il confine con il Libano, i bambini non riuscivano a respirare e a smettere di vomitare. Hanno camminato, in autostop e sono fuggiti di nascosto su camion che scansavano trappole esplosive e mine. Il trauma subito da Foza e dalla sua famiglia è evidente negli incubi che i suoi figli hanno ancora oggi ogni notte.

 

La piazza dell’orrore

Racconta che le decapitazioni erano quotidiane in città e nelle piazze principali della città, così come il reclutamento di giovani ragazzi come soldati del califfato e attentatori suicidi. C’erano scuole islamiche obbligatorie - in cui venivano insegnate le rigide interpretazioni del Corano ammesse dall'Isis - e le donne e le ragazze venivano usate come schiave del sesso.

La piazza al centro di Raqqa rappresentava il palcoscenico dove si esibiva il terrore. Qui avvenivano anche torture pubbliche e crocifissioni. I cadaveri restavamo esposti per giorni. Alle sbarre della cancellata della piazza venivano infilate le teste decapitate delle vittime, come in un film dell’orrore.

In Libano 1,1 milione di siriani

Molti rifugiati siriani vivono in Libano - un paese di soli 6 milioni di abitanti che ora ospita più di 1,1 milioni di siriani. Ma secondo i gruppi umanitari locali, questo numero non include le migliaia di rifugiati non registrati. Solo negli ultimi 12 mesi, l'agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, l'Unhcr, ha registrato quasi 1 milione di sfollati nella Siria settentrionale e meridionale. E secondo l'iniziativa umanitaria Reach, dalla metà di settembre, c'erano solo 8.000 residenti dei circa 300.000 abitanti prima della guerra a Raqqa.

Il numero esatto dei morti civili invece è impossibile da calcolare. Tuttavia, secondo i resoconti locali, il bilancio delle vittime civili è salito a circa 1.000 persone che sono morte sotto i bombardamenti aerei e gli attentati negli ultimi quattro mesi. Oggi in città non ci sono quartieri residenziali, non esiste elettricità o acqua pulita.

Amal come “speranza”

Amal un’altra sopravvissuta all’incubo di Raqqa, che preferisce farsi chiamare Amal, perché in arabo significa speranza, anziché rivelare il suo vero nome, racconta di aver perso tutta la sua famiglia, che la sua dignità è stata schiacciata, tutto le è stato preso e portato via. Ha 29 anni ed è madre di cinque ragazzi che ha lasciato a Raqqa lo scorso autunno. Ha raccontato ad Al-Monitor come le sue giovani figlie siano state costrette a guardare le esecuzioni pubbliche e le decapitazioni.

Infilzare le teste dei morti e costringere i bambini a vederli è come uccidere i loro sogni e l’infanzia, si dispera. Racconta allora di aver deciso una notte di mettere i suoi bambini su un camion con le pecore, e di fuggire. Temeva principalmente per le sue giovani figlie che erano state costrette a frequentare le scuole del califfato e che rischiavano di essere obbligate ad un matrimonio forzato con i militanti dell’Isis. Amal ha perso molti dei suoi familiari nella ferocia dell’Isis, ma una perdita in particolare continua a torturarla mentre inizia una nuova vita in Libano.

Schiave del sesso

L'anno scorso, la sua migliore amica è stata ingiustamente accusata di adulterio da un militante dell'Isis. È stata quindi obbligata a diventare sua sposa, o "schiava del sesso".

Lei si è opposta ed è stata pubblicamente lapidata a morte in una delle piazze principali della città. Amal dice di aver perso una sorella, ma ciò che più la fa soffrire è come è stata costretta a vederla morire.

Costretti a combattere per la jihad

Nahla è un'altra madre di Raqqa. Per lei, la paura principale era perdere il figlio allora ventiduenne Mahmoud. Racconta che aveva avuto paura che lo volessero reclutare. I giovani di Raqqa sono stati tutti costretti a diventare jihadisti. Per salvare il figlio è fuggita da Raqqa. Tuttavia, il loro arrivo in Libano non è stata la loro salvezza. Una settimana dopo Mahmoud è stato ucciso in un incidente motociclistico.

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