Esteri

Corea del Nord, Cina e Russia contro lo scudo antimissile di Seoul

Il rapido dispiegamento del sistema di difesa americano Thaad in Corea del Sud rappresenta, secondo Pechino e Mosca, una minaccia alla sicurezza

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Redazione

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(post in aggiornamento)

C'è una reale volontà di annientare vecchi (Corea del Sud, Giappone) e nuovi nemici? Si tratta soltanto dei delirio di un dittatore mitomane? O c'è un non ben identificato disegno politico economico dietro al persistere della Corea del Nord in cima alle cronache di tutto il mondo?

Quale che sia la verità, qui teniamo traccia minuto per minuto di tutto ciò che ha come protagonista Pyongyang.

7 settembre 2017

Ore 11:15 - Nuove sanzioni. All'Onu gli Stati Uniti stanno discutendo con la diplomazia degli altri paesi una bozza di risoluzione con le sanzioni per la Corea del Nord.
La bozza da presentare al Consiglio di sicurezza nella riunione dell'11 settembre, chiede l'interruzione delle esportazioni di petrolio alla Corea del Nord, il bando delle importazioni dei prodotti tessili nordcoreani e la proibizione di impiego dei lavoratori nordcoreani in altri paesi. La proposta americana chiede inoltre il congelamento dei beni dell'autocrate Kim Jong-un.

Difficile pensare che la Cina e la Russia approvino una mozione con queste sanzioni. Più volte, anche in queste ore, i governi di Mosca e Pechino hanno più volte detto che on intendono contribuire a provvedimenti che possano paralizzare il regime di Pyongyang, Secondo alcuni analisti, i cinesi potrebbero dare il loro assenso a un parziale blocco delle esportazioni di petrolio verso la Corea del Nord.

Ore 10:30 - Dopo la Cina, che lo ha ripetutamente fatto nei mesi scorsi, anche la Russia si oppone al dispiegamento del sistema di difesa antimissili Thaad in Corea del Sud.
Il sistema aumenta la tensione nella regione e non sono ben visti da Russia e Cina, "visto che la Corea del Sud viene di fatto inserita nella rete di difesa missilistica globale americana": avrebbe detto una fonte nel ministero degli Esteri russo all'agenzia Interfax. "Le esercitazioni militari che sono di fatto svolte vicino alla costa nordcoreana e lo schieramento di sistemi difensivi missilistici - ha affermato la fonte - sono anelli della stessa catena di eventi sulla strada verso il nulla, che sta provocando la risposta di Pyongyang".

Stando all'anonimo funzionario del ministero degli Esteri di Mosca, "non c'è modo per questi sistemi di aumentare seriamente la sicurezza della Corea del Sud, tutto ciò che possono fare è provocare un'ulteriore escalation delle tensioni militari".

Ore 10:00 - La Cina "protestato vigorosamente" presso il governo di Seul, dopo l'accelerata nel dispiegamento in Corea del Sud dello scudo anti-missile americano Thaad, dopo il test nucleare di Pyongyang 3 settembre.

"Una volta ancora, domandiamo alla Corea del Sud e agli Stati Uniti di prendere in considerazione le inquietudini di sicurezza e gli interessi della Cina..., di cessare il dispiegamento in corso e di ritirare le apparecchiature in questione", ha dichiarato Geng Shuang, portavoce del ministero degli Esteri, nel corso del consueto briefing con la stampa.

Pechino vede nello schieramento dei sistema Thaad una minaccia alla sicurezza nella sua zona di influenza.

Ore 7:00 - La Corea del Sud ha annunciato di avere terminato l'installazione "provvisoria" dello scudo anti-missile di fabbricazione statunitense nel sud-est del Paese per contrastare la minaccia missilistica nord-coreana.

Questa mattina , il Ministero della Difesa di Seul ha annunciato che, all'impianto esistente, si sono aggiunti quattro nuovi intercettori, oltre ai due già operativi e alla stazione radar esistente nella località di Seongju, nel sud-est della Corea del Sud.

Lo spiegamento del Thaad (Terminal High-Altitude Area Defense system) ha generato la protesta dei residenti di Seongju, che da mesi si oppongono all'installazione dello scudo anti-missile su un ex campo da golf.

Il primo bilancio della protesta è di oltre trenta feriti nello scontro con i migliaia di agenti impiegati per contenere le proteste.

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(Foto Agenzia di stampa nordcoreana, Kcna) - Kim discute con i suoi scienziati e militari: si nota la "clessidra", un cilindro metallico bianco definito dalla didascalia una bomba H con potenza che può variare da decine di chilotoni a centinaia di chilotoni, "con grande forza distruttiva", Pyongyang, 3 settembre 2017

6 settembre 2017

Ore 19:00 Trump ha detto oggi pomeriggio che un’azione militare non è "la prima scelta ma vedremo quello che accadrà”.

LA CINA: DENUCLEARIZZARE LA PENISOLA

Poco prima aveva parlato con il presidente cinese Xi Jiping, alleato riluttante ma determinante della Corea del Nord. Nella telefonata con Xi, che Trump ha definito "molto buona", l'omologo di Pechino ha insistito che l'unica via d'uscita possibile alla crisi resta la denuclearizzazione della penisola coreana "attraverso dialoghi pacifici".

Le parole di Trump sembrano lasciare intendere che gli Usa faranno di tutto per disinnescare la crisi con Pyongyang e che l'azione militare, che - al momento - nessuno vuole neanche nella sua stessa amministrazione, resta solo l'extrema ratio.

Ore 17:00 - Serve il dialogo. Non è possibile risolvere la crisi nordcoreana senza il dialogo. Il presidente russo Vladimir Putin ha invitato a non spingere Pyongyang in un angolo e sollecitato nuovi colloqui.

"È impossible risolvere i problemi della penisola coreana solo con le sanzioni e la pressione. Ora più che mai, tutti devono dimostrare sangue freddo ed evitare passi che portino ad una escalation della tensione".

Putin ha parlato nella conferenza stampa al termine del bilaterale con il presidente sud-coreano, Moon Jae-in, a Vladivostok, nella Russia dell'est, a margine del Forum economico orientale.

Poco prima dell'incontro, Moon aveva detto che la situazione rischia di diventare "imprevedibile".

Putin ha assicurato al collega sudcoreano che la "Russia non riconosce lo status nucleare della Corea del Nord" e che il programma di Pyongyang rappresenta una "sfacciata violazione" delle risoluzioni delle Nazioni Unite; e ha proposto progetti economici trilaterali tra Mosca, Pyongyang e Seul: "È chiaro -ha detto- che è impossibile risolvere il problema della penisola coreana solo con le sanzioni e le pressioni".

LA RUSSIA, LA COREA DEL NORD E L'ONU

Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, non ha voluto anticipare la posizione di Mosca di fronte a un'eventuale nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu: "A quanto ho capito, gli americani hanno già preparato una risoluzione; e dire, senza aver visto il testo, che noi la bloccheremo o appoggeremo, probabilmente non è è corretto".

Lavrov però ha aggiunto che "per molti anni si è tentato di risolvere il problema nucleare della penisola con misure di pressione e parlando della necessità di dialogo, senza poi far molto per intavolare questo dialogo".

Domani (giovedì) a Vladivostock, Putin incontrerà anche il premier giapponese, Shinzo Abe.

"Il Giappone si coordinerà con la Russia e con la comunità internazionale per far capire alla Corea del Nord che, se prosegue con le sue attuali politiche, avrà davanti un futuro difficile".

Mercoledì il governo nipponico ha rivisto al rialzo le stime del test nordcoreano: un'esplosione da 160 chilotoni, una potenza dieci volte superiore a quella della bomba sganciata nell'agosto 1945 su Hiroshima e che avrebbe provocato frane e smottamenti nell'area di Punggye-ri, dove è stato condotto l'esperimento di sabato.

IL SISTEMA MISSILISTICO DI DIFESA DELLA COREA DEL SUD

Le continue provocazioni del regime di Kim Jong-un hanno dato un'accelerazione anche al sistema anti-missile Thaad, a Seongju, nel sud-est della Corea del Sud.

Nelle prossime ore è previsto l'arrivo di quattro nuovi intercettori, oltre ai due già installati e a un sistema radar già operativo. (Agi)

5 settembre 2017

16:20 - Gli Stati Uniti "riceveranno altri pacchi regalo dal mio Paese fino a quando faranno affidamento su imprudenti provocazioni e futili tentativi per mettere pressione sulla Corea del Nord": è il monito lanciato da Han Tae-song, ambasciatore di Pyongyang presso la sede Onu di Ginevra, alla Conferenza sul disarmo promossa dalle Nazioni Unite. Per Han i "pacchi regalo" sono test nucleari e altre provocazioni.

13:15 - I missili nordcoreani potrebbero essere in grado di raggiungere l'Europa "prima del previsto": lo ha detto la ministra francese della Difesa, Florence Parly, nel corso di un intervento dinanzi ai militari a Tolone. "Lo scenario di una escalation verso un grande conflitto non puo' essere scartato", ha affermato, aggiungendo: "L'Europa rischia di essere alla portata dei missili di Kim Jong Un prima del previsto".

9:52 - La Cina torna a escludere l'opzione militare in Corea del Nord. L'uso della forza militare per risolvere le questioni della penisola coreana "non è mai un'opzione". Lo ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Geng Shuang, durante la conferenza stampa odierna.

9:06
- Nuove sanzioni contro la Corea del Nord sarebbero "futili e inefficaci" e visto che Pyongyang "ha armi atomiche, un conflitto potrebbe portare a una catastrofe globale": così il presidente russo Vladimir Putin, convinto che "insistere sull'isteria militare" per risolvere il problema sia "senza senso, un vicolo cieco". Lo riferisce Interfax. 

4:38 - Bisogna aumentare la pressione internazionale sulla Corea del Nord e il consiglio di sicurezza dell'Onu deve ratificare velocemente nuove e più forti sanzioni. E' quello che hanno affermato Angela Merkel e Donald Trump, ieri sera, in una telefonata sulla crisi nordcoerana.

La telefonata è giunta al termine di una giornata segnata dall'allarme della Corea del Sud sui nuovi test di Pyongyang, mentre al Consiglio di Sicurezza dell'Onu è esplosa l'irritazione statunitense nelle parole dell'ambasciatore Nikki Haley che ha detto ''quando è troppo e' troppo'' e ha aggiunto la richiesta di ''più forti misure possibili'', anticipando la circolazione di una bozza di risoluzione.

Anche i leader del G7 hanno chiesto con forza che la Corea del Nord abbandoni immediatamente ''tutti i programmi nucleari e di missili balistici in una maniera che sia completa, verificabile e irreversibile''.

4 settembre 2017

IL PUNTO - E' uno scenario che frustra l'impeto di Donald Trump, la gran voglia di dare una lezione al regime Kim Jong-un a suon di missili, quel fire and fury urlato a gran voce qualche settimana fa. Uno scenario racchiuso in una parola: doomsday, il giorno del giudizio, la fine del mondo.

Perché una cosa è chiara a tutti, dalla Casa Bianca al Pentagono: se gli Usa decideranno un attacco preventivo contro la Corea del Nord, per alleati come Seul e Tokyo l'Apocalisse è quasi certa.

Una guerra devastante che potrebbe poi innescare un conflitto ben più ampio. Nessun esperto - dentro e fuori l'amministrazione Trump - nasconde oramai come anche di fronte a un intervento su larga scala delle forze armate Usa (compreso l'intervento di truppe di terra) la rappresaglia di Pyongyang sarebbe inevitabile.

Con almeno 25 milioni di sudcoreani che diventerebbero il bersaglio dell'artiglieria e dei razzi di Kim. Senza contare i quasi 30 mila americani che vivono nella regione. Mentre il Giappone sa già bene come i missili di Kim possono colpire in qualunque momento.

Dunque, nonostante la minaccia di una "massiccia risposta militare" arrivata da Washington dopo l'ultimo test nucleare nordcoreano, tutti i più stretti consiglieri e collaboratori del presidente americano frenano i bellicosi ardori: dal consigliere per la sicurezza nazionale H.R.McMaster allo stesso capo del Pentagono, l'ex generale James Mattis.

Le opzioni militari ci sono, e sono già da tempo sulla scrivania dello Studio Ovale. Ma - non si smette di ripetere al tycoon - non sono di fatto praticabili. Se non come ultima risorsa, in chiave difensiva. Un Trump con le mani legate, dunque, costretto a dover perseguire l'unica strada che appare oggi percorribile: quella del dialogo col regime di Kim, magari riesumando sotto la pressione di nuove sanzioni quel tavolo a sei (con Mosca, Pechino, Tokyo e Seul) che aveva avviato George W.Bush nel 2003.

Una soluzione diplomatica (in verità mai apparsa così lontana come nelle ultime ore e definita dall'inquilino della Casa Bianca inutile) il cui successo dipende in gran parte dall'atteggiamento che assumerà la Cina. È proprio su Pechino che si va sempre più spostando l'attenzione di Washington. "Chi continua a fare affari con Pyongyang di fatto aiuta quel regime", ha detto l'ambasciatrice Nikki Haley, "braccio armato" di Trump all'Onu. Mentre il segretario al Tesoro Steven Mnuchin prepara nuove sanzioni unilaterali per punire duramente i Paesi che continuano ad avere rapporti economici con la Corea del Nord, tagliando loro l'accesso al mercato americano.

Una strada non sgombra di rischi, col pericolo di rappresaglie da parte della Cina. C'e' poi il pressing senza precedenti sul Consiglio di sicurezza dell'Onu perché adotti il massimo delle misure punitive possibili, stroncando definitivamente i flussi di petrolio e denaro verso la Corea del Nord. Quei flussi su cui si reggono di fatto i programmi nucleare e missilistico di Pyongyang.

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